Categorie: Architettura

architettura_mostre | Luigi Moretti | Roma, Maxxi

di - 31 Agosto 2010
L’intento di coniugare fra loro tutte le forme d’arte, che
fu uno dei tratti della poliedrica personalità di Luigi Moretti (Roma, 1907-1973), trova perfetta
coerenza con la collocazione di questa esposizione tra gli eventi inaugurali
del nuovissimo Maxxi, ancora rovente per le immancabili polemiche dei giorni
precedenti (e seguenti) l’apertura.

Benché l’esistenza dell’architetto sia interamente
compresa nell’arco del Novecento, il potere innovativo contenuto nella sua
opera crea le premesse per lo sviluppo proprio di quell’arte del XXI secolo che
il museo intende celebrare.

Del resto, la singolare esperienza culturale di Moretti è
ben in grado di unire due epoche, costituendosi come poderosa eredità del
monumentale e al contempo come premessa per lo sviluppo delle correnti
informali contemporanee. Né la collocazione della mostra nell’elegante
organismo scaturito dalle immaginarie visioni di Zaha Hadid poteva essere più appropriata per
dare risalto ai volumi e alle configurazioni spaziali ideate da Moretti mezzo
secolo prima. Concezioni progettuali che vengono sottolineate,
nell’allestimento di Aldo Aymonino, da un ampio portale d’invito e da un lungo nastro in sospensione.

L’opera di Moretti, in questo momento testimoniata anche
da un’altra mostra all’Accademia Nazionale di San Luca, punteggia la storia
dell’architettura contemporanea con la modernità e l’agilità delle sue idee,
che spaziano dalle geometrie borrominiane alle torri normanne.

Esemplari sono gli interventi razionalisti nel periodo tra
le due guerre, quali la Casa del Balilla a Trastevere e l’Accademia di Scherma al Foro Mussolini. Di queste
restano anche splendide tempere su tavola, che costituiscono uno degli elementi
dorsali della mostra, assieme alle vetrine e pedane espositive e all’ampia
tavola cronologica.

Ma le opere giovanili conferiscono troppo presto a Moretti
un’aura di enfant prodige del regime, che peserà negativamente sulla critica
successiva, andandosi a combinare con le polemiche sulle “devastazioni
dell’Appia
” del “suo
miglior nemico”

Zevi. Solo molto dopo la scomparsa del progettista sarà avviata
quell’encomiabile operazione di revisione critica di cui questa retrospettiva è
l’emblema.

È soprattutto quando Moretti si confronta con il tema
dell’abitazione che ha modo di trasporvi le proprie originali nozioni di
spazio e tempo, percepite come in una piano-sequenza cinematografica. Ecco
dunque nel processo creativo affiorare il profondo convincimento della
contiguità fra arte e architettura, rafforzato dai continui rapporti con molti
dei principali pittori del Novecento italiano, che vengono presentati nella
rivista Spazio
e nell’omonima galleria d’arte da lui fondate.

Le frequenti fughe verso nuovi tipi d’investigazione
spaziale lo conducono poi all’abbandono dell’ortogonalità in favore di una
configurazione scultorea dell’architettura che si coniuga perfettamente con la
morfologia del Maxxi. Infatti, benché Moretti preferisca la definizione di informe a quella di informale, il suo percorso ha spinto la
ricerca progettuale oltre il limite del XX secolo, fino alle suggestioni della
ricerca artistica presente, facendone l’ultimo dei moderni e il primo dei
contemporanei.

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Via Guido Reni, 6 (zona Flaminio) – 00196 Roma

Orario: da martedì a domenica ore 11-19; giovedì ore
11-22 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Ingresso: intero €11; ridotto € 7

Catalogo Electa

Info: tel. +39 063210181; fax +39
0632101829;
info@fondazionemaxxi.it; www.fondazionemaxxi.it

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