Marco Navarra vince il premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana con la sua prima opera, frutto di un atteggiamento creativo e acuto, attento ad episodi del tessuto paesaggistico minori e allo stesso tempo densi di richiami alla storia del territorio.
Progetto intelligente e sensibile, muove dall’intenzione di integrare architettura, storia e paesaggio in un unico intervento mirato al recupero di un ex percorso di viaggio su rotaie nel cuore della Sicilia.
La linea ferroviaria dismessa, realizzata ai primi del Novecento, diventa una pista ciclabile: le case cantoniere, le stazioni, i caselli ferroviari assumono le sembianze della sosta, ospitando di volta in volta luoghi per esposizioni e spazi di ristoro.
La volontà di concedere nuovo respiro a questo insieme di manufatti avviliti dalle azioni del tempo si accompagna a finalità di recupero e di riqualificazione a scala paesaggistica.
All’epoca della sua costruzione, la linea ferroviaria correva per trentacinque chilometri attraversando diversi tipi di paesaggio agricolo e naturale: dai calanchi argillosi di Monte San Giorgio, alle rocce calcaree di contrada Salvatorello, agli estesi campi di grano di Fontanapietra e della valle del Tempio, dai declivi del monte della Ganzaria coperti da ulivi, alle valli di pioppi di Leano, ai noccioleti e ai frutteti di Piazza Armerina. L’idea è quella di riportare a nuova vita questa variegata storia del paesaggio siciliano.
Seguendo il tracciato della ferrovia, si assiste infatti al racconto di antichi paesaggi
Nel libro che illustra il suo progetto, l’architetto afferma: “Considerato il valore delle risorse di questi territori, si comprende come l’obiettivo generale del progetto non riguardi solo il recupero ambientale ma una sottile e più complessa operazione di ricostruzione di quegli invisibili legami fra paesaggi, manufatti, reperti e storia che possa stimolare una più ampia rigenerazione di risorse non più utilizzate.”(Navarra M., In Walkabout City , Biblioteca del Cenide, Cannitello, 2002).
Il progetto, quindi, propone un dialogo costante e serrato fra architetture, infrastrutture e paesaggio, in un viaggio che procede attraverso un susseguirsi di cornici e sequenze visive sull’introverso paesaggio del cuore della Sicilia.
L’intervento, che intende conferire nuovo impulso vitale a questo inedito patrimonio di archeologia industriale, interessante raccolta di tipi edilizi, tecniche costruttive e materiali, punta su tre concetti chiave: linee, punti e superfici.
L’idea di linea è suggerita dai filari di cipressi, dal movimento della pista ciclabile, dal percorso pensato per la passeggiata, la corsa e il pattinaggio, dalla sequenza degli scenari che si offrono alla vista del viaggiatore, dagli itinerari lungo i sentieri e le
L’idea di punto si materializza nella sosta, possibile nelle vecchie cantoniere e nelle stazioni adibite a luoghi di ristoro, spazi espositivi, fra i quali il Museo etnologico, quello del paesaggio siciliano, i padiglioni che espongono e vendono prodotti agricoli e artigianato locale.
Le superfici, infine, si spiegano attraverso i colori e i profumi della macchia mediterranea, oggetto anch’essa di un’opera di recupero.
La forza e la sapienza di questo percorso progettuale viaggiano nei contenuti di una riqualificazione affezionata all’idea di sostenibilità ambientale, diretta a promuovere inserti del patrimonio culturale siciliano spesso dimenticati per inserirli nell’ambito di un itinerario dal fascino alternativo.
link correlati
Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana
Biblioteca del Cenide
Risultati del premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana
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