Categorie: Architettura

Dal 6 aprile 2000 al 22 aprile 2000 | Concorso “Nuovi segni”, 1999-2000: vincitore Il Sole 24 Ore

di - 17 Aprile 2000

Sono anni che sfoglio quotidiani, e le volte che ho incontrato questioni di architettura o di insediamento si contano sulle dita della mano.
Fatta eccezione dei momenti in cui si doveva parlare di crolli di edifici, di mostruosità edilizie, l’architettura, sulle testate giornalistiche non di settore, era un miraggio.
Ebbene negli ultimi tempi Il Sole 24 Ore è riuscito a coinvolgere questa illustre scomparsa sia nel circuito degli eventi culturali che in quelli del mondo socio-economico.
Come? Partendo dal basso. Ancorando il dibattito alla vita quotidiana.
Niente messaggi criptati, niente esibizionismi quindi. Il punto di vista che conta, ogni qualvolta si tratti il tema “architettura”, è quello del cittadino e più in generale quello della società.
Complimenti quindi a questo giornale, dal taglio economico, che è riuscito a mettere insieme i Fuksas, i Piano etc. con i giovani studenti o architetti, ma anche con la persona qualsiasi che vuole capire quello che sta accadendo alla sua casa e, perché no, alla sua città.
Ma veniamo al concorso, che ravvisa in quest’anno la sua prima edizione e che è dedicato ai giovani architetti con meno di 35 anni.
Luogo di intervento Milano.
L’area interessata è situata nella parte sud-ovest della metropoli. Un’area di margine quindi qualificabile come area depressa sia a causa degli insediamenti industriali dismessi, sia per la residenzialità priva delle funzioni sociali di base.
Un “non luogo” come tanti con la voglia di diventare città e la potenzialità di diventare, visto che si trova a cavallo di una grande arteria di entrata e uscita per Milano, Porta di Interscambio sud-ovest.
Un luogo che ha bisogno di fisionomia e di organizzazione logistica, di spazi a misura d’uomo e di segnali percepibili nel territorio. Infatti sono due le tipologie umane che frequenterebbero la Porta urbana, gli stabili residenti e i passanti.
Detto questo veniamo ai progetti presentati nell’atrio dell’edificio che riunirà le sei sedi, oggi sparse, del Il Sole 24 Ore.
Ad un primo sguardo, e in seguito dopo un’analisi più attenta, sono stato colto da un senso di perplessità. Forse non avevo capito il tema del concorso.
Lo rileggo. Confermo il mio stato d’animo. Gli spazi urbani che dovevano qualificare quella zona di risulta, non ci sono. Non c’è neanche il tentativo di organizzare una logica dei flussi, per capirci i vari mezzi della mobilità, piedi, gomma, ferro, acqua, etc…Cosa c’è allora su quei benedetti pannelli di via Monte Rosa 91? Sicuramente sforzo grafico e slogan sensibilizzanti degni del marketing più raffinato.
A parte due visioni, una di Disarmonie parallele e l’altra dei Progetto di Gradozero la sensazione di stare dentro uno spazio con qualche valenza non la dà nessun lavoro.
Come presupposti intellettuali il progetto dei vincitori, e cioè il gruppo Suburbia, con il progetto ‘Lo spazio delle relazioni’, rispecchia, a mio avviso, l’essenza del concorso “Nuovi Segni”. C’è l’impegno di potenziare e organizzare quanto è esistente, in una logica di combinazione dei vari tracciati sede degli spostamenti. Nei punti di intersezione di questi vari layer si creano gli spazi di relazione. Un premio a quella metodologia che ritrova in Koolhaas un suo teorico.
Alla frammentazione i Suburbia rispondono con il ricucire, all’anonimato con il segno territoriale delle alte e snelle torri del direzionale.
Ma continuo a non percepire che idee di spazio urbano intendono esprimere.
Eppure nell’aula affianco è esposto in bella vista il progetto di Piano proprio per la nuova sede del Sole. Mi dirigo lì, constato la chiarezza dell’intervento di riqualificazione degli spazi del vecchio edificio, osservo che in questa fase di bozza è già espressa una possibile tecnologia da usare.
Inoltre scopro il significato del logo del concorso.
È uno schizzo dell’architetto genovese, uno schizzo in sezione, relativo a quello che sarà il progetto suddetto.
Schizzo e bozza di progetto quale continuità, quale tenacia, quale chiarezza.
Concludo questo mea culpa su noi giovani, ringraziando Il Sole 24 Ore per l’iniziativa e inserendo una nota, con relativo disegno, di Buckminster Fuller , così tanto per ricordarci che cos’è la chiarezza da cui nasce un progetto.
“Mediante l’accoppiamento di un numero idoneo di Villaggi, mediamente da tre a sei, si ottiene la densità di una città; in questo caso, si applica un modulo addizionale, sede di una scuola superiore, servizi pubblici e privati supplementari e qualche piccola industria.” Da Satellite Pro-To-City.Toronto( Canada ) 1968


Nuovi Segni” in mostra, dal 6 al 22 aprile mostra dei progetti finalisti del concorso d’architettura, “Nuovi segni”, presso lo Spazio Nuova Sede de Il Sole 24 Ore in via Monte Rosa 91.

Francesco Redi

[exibart]

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