“Per secoli gli edifici sono stati visti come un modo per dominare la natura, ma questa supremazia ha avuto conseguenze terrificanti.
Strategie di sostenibilità sono urgentemente necessarie per ristabilire il nostro equilibrio con il pianeta.”(C. Slessor)
Un appuntamento che non risulta mai dejavieux: ogni anno il numero monografico di AR su temi ambientali, affidato alle sapienti mani di Catheine Slessor, ci stupisce per la capacità di rinnovare i contenuti. Cosi’ in questo numero non troviamo i soliti Foster ed Herzog, bensi’ maestri ormai fuori-circuito come Kroll ed Erskine e giovani ormai celebri come Sauerbruch + Hutton.
Dei progetti di Kroll e di Erskine si ammira la tenacia nel creare luoghi per comunità coscienti; una qualità di spirito moderno che si celebra in un fare architettura anarchico e a-stilistico.
Nei giovani Sauerbruch + Hutton si conferma la possibilità di interpretare temi di bioclimatica senza rinunciare alla freschezza di un espressione architettonica allegra e spensierata.
All’opposto, e complementare, il villino a Graz di Heinz Wondra risolve la funzionalità bioclimatica in un linguaggio minimale impeccabile.
Una via ancora diversa quella intrapresa da Sarah Wigglesworth nel trasformare ogni input funzionale o contestuale, in soluzioni dirette, quasi didascaliche ed al limite del Kitch.
Fuori tema si segnalano due servizi da Barcellona sulle ultime opere del compianto Enric Miralles.
Marco Felici
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