Un numero dedicato alle costruzioni in calcestruzzo facciavista, che esplora le potenzialità espressive di questo materiale in un’ architettura elegante e minimalista. Poco traspare, nell’ attualità, delle ricerche formali in chiave Strutturale e Brutalista, spazzate via dalla moda del calcestruzzo “zen”; così l’ architettura europea, quella degli intellettuali moderati, dei cultori dello spazio armonioso, torna ad esplorare gli accostamenti di materiali.
Guardando alle opere recensite sembra quasi si possa cambiare il titolo di questo numero; si legge trasversalmente un campionario di abbinamenti del calcestruzzo con elementi materici, come le tante espressioni del legno, o con altri assoluti, come il vetro e l’ inox. Ecco che quindi, in un’ apparente omogeneità espressiva, di fatto il calcestruzzo viene presentato in situazioni ben diverse, poiché il suo ruolo cambia da massa fredda a matrice calda, in rapporto al materiale che lo accompagna. Significative sono dunque soprattutto le immagini della Stazione Metro di Norman Foster a Canary Wharf, della Scuola di Valerio Olgiati a Paspels, e del Magazzino di Tectoniques a Lione.
Vera Summa dell’ architettura nelle accezioni dette è l’ intervista a Peter Zumthor (se avessi accennato subito a queste nome non sarebbe servito scrivere altro).
E chiaramente, come Detail ci ha ormai abituati, abbondanti sono i saggi sul tema, con tagli dallo storico al concettuale al tecnico.
Marco Felici
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Non conoscevo Detail!