Sfogliando il londinese Evening Standard di giovedì 25 luglio scorso ci si imbatte in due notizie di architettura. La prima, nelle pagine culturali, è un commento all’inaugurazione della City Hall londinese di Norman Foster: l’autorevole firma di Simon Jenkins si interroga sul rapporto tra il pregevole edificio e la comunità. La seconda, tra le lettere, è una formale, ma esplicita comunicazione del Soprintendente Sir Neil Cosson, che spiega la sua posizione istituzionale di fronte ai dibattuti grattacieli previsti a Londra. Tema simile, punti di vista diversi.
Per la cronaca accenniamo ai contenuti: Jenkins si ravvede sulla qualità del progetto di Foster, ne loda il valore intrinseco e critica apertamente le forzature introdotte dagli urbanisti comunali che ne hanno modificato l’essenziale collocazione originale; si lancia infine nella solita immancabile
Ma non è tanto sul contesto di queste news che vorrei porre l’attenzione, quanto sul panorama culturale che rappresentano.
Aprire un giornale di media levatura culturale e trovarvi varie notizie di architettura non è certo una cosa comune in Italia. Tanto meno lo è potervi leggere una perorazione firmata da un Soprintendente, perdippiù in merito ad una campagna non riuscita.
In Inghilterra l’architettura, matrice di città e modificatrice dell’assetto del territorio, è argomento culturale di interesse pubblico. La televisione manda in prima serata interviste a maestri dell’architettura britannica, e riscuote ascolti particolarmente interessanti. Pubblici dibattiti e petizioni hanno spesso determinato scelte strategiche.
Questo da un lato significa accrescere la cultura generale, con indubbi benefici in termini di consapevolezza nell’abitare e gestire la città. Dall’altro significa anche rendere manifesto, e discutibile, il ruolo fondamentale dell’urbanistica nelle sfere della politica e dell’economia di una nazione.
Magari anche in Italia, tra gli “sgarbi”, qualche polemica potrebbe sconfinare verso tali retroazioni. L’importante è non trasformarle in freni inibitori.
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Concordo sul punto che alcuni giornali di tiratura inglese parlano spesso di progetti
urbanistici e di architettura. Soprattutto per il nuovo millennio che ha varato un progetto ambizioso e d'informazione capillare riguardo l'apertura del "Millenium Dome" a Londra come anche la "Ruota panoramica" sul Tamigi e il "Ponte pedestre mobile".
Ho seguito e vissuto molto da vicino tutto questo ma non mi sento di scrivere quello che si e' detto e fatto a proposito,(non vorrei creare un articolo dentro un articolo ma solo fare un commento).
L'informazione e promozione a Londra e' di fatto capillare e il coinvolgimento del
pubblico e' a volte massivo. Per es. inviti, annunci sulla radio, TV, petizioni...ma il
governo alla fine non tiene poi cosi' tanto conto dell' opinione e sicurezza pubblica.
Come per il "Ponte pedestre mobile"un pezzo di ingegneria cosi' incantevole e originale
ma che si e' dovuto chiudere perche' troppo ~~~~~~mobile e il pubblico ha fatto da
cavia barcollando un bel po'.
Per la "Ruota panoramica" poi... la aprono e chiudono e non si sa bene cosa veramente
accade. Inoltre Il "Millenium Dome" ha fatto bancarotta, ed e' ora chiuso, dopo appena
due anni di vita e non sanno ancora cosa metterci dentro, probabilmente diventera' un
centro di business.
Il pubblico e' stato sempre informato e anche consultato ma e' il governo in fin dei conti
quello che sempre decide.