Categorie: Architettura

La Sagrada Familia di Barcellona sarà completata nel 2026. Ma c’è un problema

di - 24 Febbraio 2023

Tra le architetture più conosciute, visitate e apprezzate al mondo, la Sagrada Familia, simbolo per eccellenza della capitale della Catalogna, Barcellona, e dello stile liberty, sarà finalmente completata. Indicata per il 2026, a 100 anni di distanza dalla morte del suo celebre architetto, Antoni Gaudì, la fine dei lavori, iniziati nel 1882, arriverà dopo una serie infinita di rallentamenti, proroghe, problemi finanziari e continue modifiche al piano originale.

In seguito all’aggiunta, negli ultimi anni, delle torri absidali dedicate alla Vergine Maria, a Marco e a Luca, nei prossimi mesi saranno realizzate le torri dedicate a Giovanni e Matteo e la più imponente, dedicata a Gesù Cristo (172,5 metri di altezza) ma, soprattutto, sarà finalmente terminata la facciata della Gloria, un ingresso d’effetto arricchito dalla presenza di uno scalone dalle dimensioni monumentali.

Nonostante il lieto annuncio, però, è proprio quest’ultimo elemento architettonico a costituire un ulteriore, ennesimo ostacolo per il termine dei lavori. Secondo quanto riportato dal notiziario The World, infatti, la costruzione dell’ingresso su “Carrer de Mallorca”, che si innalzerebbe di circa 15 metri rispetto al livello stradale, potrebbe comportare la demolizione di un complesso di 3mila tra case e negozi, oggi immersi nel caos turistico che caratterizza la zona. Una notizia che ha immediatamente allarmato gli abitanti del quartiere, i quali, dopo l’iniziale spaesamento, si sono prontamente riuniti in un’associazione volta a proteggere il loro diritto di residenza nel quartiere.

L’associazione “Persone colpite dalla costruzione della Sagrada Família”, guidata dal suo presidente, Salvador Barroso, ha intrapreso un’azione legale contro la Fondazione Sagrada Família, per provare l’assenza della scalinata nel progetto originale di Gaudì, dimostrabile grazie al ritrovamento di una nota prodotta negli anni Settanta dal governo per giustificare la costruzione di appartamenti nell’area di interesse, nota che quindi confermerebbe tale versione.

Una motivazione che incontra però l’obiezione di alcuni esperti di storia locale, tra cui quella di Julià Bretos, secondo cui lo scalone fu senza dubbio previsto nell’intenzione originaria dell’architetto catalano, ricordando come la maggior parte dei documenti originali andò distrutta nel corso della Guerra Civile e ritenendo improbabile che il governo degli anni ’70 avesse una conoscenza approfondita delle intenzioni di Gaudì. Opinione avvalorata dalle parole del capo architetto della Sagrada Família, Jordi Fauli, che ha commentato la vicenda affermando che il progetto di Gaudì è stato ricostruito tramite foto di disegni e modelli in gesso dell’architetto solo in seguito alla produzione della nota.

Un dibattito a più voci, quindi, la cui risoluzione è rimandata esclusivamente al consiglio cittadino, chiamato a decidere entro il prossimo maggio sul destino di circa 15mila persone, tra i residenti e i lavoratori coinvolti. Un destino che non fa ben sperare, però, se si considerano le parole del vicesindaco Janet Sanz, che ai microfoni di Euronews ha dichiarato: «Non abbiamo una soluzione magica. Non pensiamo che per terminare i lavori della basilica tutti gli edifici debbano essere demoliti. Ma pensiamo anche che è piuttosto improbabile che tutti gli edifici saranno risparmiati».

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