Categorie: Architettura

“Non demolire mai”: Lacaton e Vassal vincono il Pritzker Prize 2021

di - 19 Marzo 2021

Sono Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal i vincitori del Pritzker Architecture Prize 2021, il più importante riconoscimento al mondo per l’architettura che, per la seconda volta consecutiva, fa segnare un significativo cambiamento di rotta. L’anno scorso, infatti, a vincere furono due donne, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, titolari dello studio Grafton e, tra le altre cose, curatrici della Biennale di Architettura di Venezia del 2018. Nella lunga storia del premio era successo solo altre tre volte, per Zaha Hadid, nel 2004, Kazuyo Sejima, nel 2010, e Carme Pigem, nel 2017. Quest’anno, il premio va Lacaton e Vassal, titolari dell’omonimo studio fondato nel 1987, riparando così uno squilibrio di genere e, in qualche modo, a un’onta difficile da togliere: nel 1991, il Pritzker fu attribuito a Robert Venturi ma non alla moglie Denise Scott Brown, figure apicali della corrente postmodernista. Ad annunciare i vincitori, Tom Pritzker, presidente della Hyatt Foundation, sponsor del premio. Insieme, i due architetti francesi hanno lavorato in tutto il mondo, dall’Europa all’Africa: fu a Niamey, la capitale del Niger, che realizzarono il loro primo progetto a quattro mani, una capanna di paglia.

«Una buona architettura è aperta, aperta alla vita, aperta per migliorare la libertà di chiunque, dove chiunque può fare ciò di cui ha bisogno», afferma Lacaton. «Non dovrebbe essere dimostrativa o imponente, ma deve essere qualcosa di familiare, utile e bello, con la capacità di sostenere silenziosamente la vita che si svolgerà al suo interno». Attraverso la loro progettazione di alloggi privati ​​e sociali, istituzioni culturali e accademiche, spazi pubblici e urbani, Lacaton e Vassal hanno avuto il merito di approfondire le ricerche sulla sostenibilità, rispettando al contempo il contesto preesistente. Aderendo al concetto del «Non demolire mai», Lacaton e Vassal hanno sempre proposto interventi dall’impatto moderato, per aggiornare le infrastrutture datate ma consentendo di conservare le proprietà dell’edificio.

«Dando la priorità all’arricchimento della vita umana attraverso generosità e libertà di utilizzo, sono in grado di avvantaggiare l’individuo socialmente, ecologicamente ed economicamente, aiutando l’evoluzione della città», si legge nelle motivazioni del premio. «Non solo hanno definito un approccio architettonico che rinnova l’eredità del modernismo, ma hanno anche proposto una definizione adeguata ai tempi della professione stessa dell’architettura», continua la giuria. «Le speranze ei sogni modernisti di migliorare la vita di molti sono rinvigoriti attraverso il loro lavoro, che risponde alle emergenze climatiche ed ecologiche del nostro tempo, nonché alle urgenze sociali, in particolare nel campo degli alloggi urbani. Lo fanno attraverso un potente senso dello spazio e dei materiali che crea un’architettura forte nelle sue forme quanto nelle sue convinzioni, trasparente nella sua estetica come nella sua etica».

Tra i progetti più innovativi, da segnalare, nel 1993, la Latapie House, a Floirac, in Francia, per la prima applicazione delle tecnologie di serra per installare un giardino d’inverno con un budget modesto. I pannelli in policarbonato trasparenti e retrattili rivolti a est sul retro della casa consentono alla luce naturale di illuminare l’intera abitazione, ampliano gli spazi comuni interni e consentendo un facile controllo del clima.

Il loro intervento al Palais de Tokyo di Parigi, nel 2012, aumentò la capienza del museo di 20mila metri quadrati, creando nuovi spazi sotterranei e dedicati alla fruizione. Rigettando il white cube e i percorsi guidati caratteristici di molti musei d’arte contemporanea, gli architetti hanno invece creato spazi voluminosi e incompiuti, all’interno di una gamma di ambienti fisici, da quelli oscuri e cavernosi a quelli trasparenti e illuminati dal sole, compatibili con tutti i tipi di linguaggi artistici.

«La trasformazione è l’opportunità di fare di più e meglio con ciò che già esiste. La demolizione è una decisione facile e di breve termine. È uno spreco di molte cose: uno spreco di energia, uno spreco di materiale e uno spreco di storia. Inoltre, ha un impatto sociale molto negativo. Per noi è un atto di violenza», ha dichiarato Lacaton.

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