Secondo indizio. Benché sia laureato nel 1913 presso la Scuola di Applicazione per gli Ingegneri della Regia Università di Bologna, Pier Luigi Nervi è architetto honoris causa per innumerevoli università italiane e straniere, a cominciare da quella di Buenos Aires che gli conferisce il titolo già nel 1950. D’altronde è soltanto presso la Facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma che l’ingegnere insegna tra il 1946 e il 1961, contribuendo a educare al sapere costruttivo un’intera ge- nerazione di nuovi maestri dell’architettura italiana, da Carlo Aymonino a Paolo Portoghesi.
Terzo indizio. Pier Luigi Nervi è uno dei pochi ingegneri a conquistare uno spazio di riguardo sulle maggiori riviste di architettura, non solo italiane, del Novecento. Anche grazie alle intuizioni di personaggi eterodossi, come Giulio Carlo Argan, Giuseppe Pagano, Piero Maria Bardi e Gio Ponti, fin dai primi anni trenta “Architettura”, “Quadrante”, “Domus” o “Casabella” riservano un’attenzione alle opere nerviane che mai verrà meno anche nel secondo dopoguerra. Quando poi la fama avrà varcato i confini nazionali, dopo il duplice exploit delle Olimpiadi nel 1960 e del Palazzo del Lavoro nel 1961,
Quarto indizio. Nel 1997, la casa editrice milanese Città Studi Edizioni decide di dare alle stampe una nuova edizione di Scienza o arte del costruire? Caratteristiche e possibilità del cemento armato, opera seminale pubblicata da Nervi nel 1945: dell’introduzione si occupa non un ingegnere, bensì uno degli architetti italiani all’apparenza più distanti dalle retoriche della costruzione e del cantiere, Aldo Rossi, che lo definisce “uno dei pochi testi che ho sempre consigliato ai miei studenti”, verosimilmente di Composizione Architettonica. Nonostante l’avviso contrario di un tenace detrattore come Bruno Zevi, Nervi è un ingegnere che fa architettura, quasi sempre e soprattutto nelle sue opere migliori: gli architetti o anche soltanto coloro che amano l’architettura l’intuiscono con facilità. La strabiliante capacità di controllo sperimentale della morfologia strutturale e l’altrettanto strabiliante abilità nel concepire spazi dalle dimensioni eccezionali con un numero assai esiguo di elementi dalle geometrie elementari rendono Pier Luigi Nervi un modello quasi inarrivabile. Eredi di una tradizione gloriosa che, tuttavia, vedono inesorabilmente modificata (quando non tradita) dai nuovi modelli formativi e dalle nuove consuetudini professionali, gli architetti italiani guardano a Pier Luigi Nervi come all’ultimo dei grandi costruttori del passato, da Brunelleschi a Antonelli. Le sue opere, per giunta, sembrano risolvere un conflitto che ha lacerato l’architettura moderna: funzione e rappresentazione, struttura e decorazione magicamente paiono diventare tutt’uno, senza prevaricazioni, nel rispetto di un’economia che è innazitutto scelta morale. Anche in virtù di tali caratteri, tenacemente coltivati lungo tutta una vita, Pier Luigi Nervi ha ricoperto un ruolo eccezionale nella cultura architettonica del Novecento: riscoprirlo all’interno di una delle sue opere migliori è un’occasione imperdibile.
[s.p.]
PIER LUIGI NERVI – Architettura
come sfida. Torino, la committenza
industriale, le culture architettoniche
e politiche italiane
Torino Esposizioni Salone C
Via Petrarca 39/B
Itinerari guidati gratuiti alla scoperta
di Nervi a Torino:
in collaborazione con Urban Center
Metropolitano di Torino:
info: www.urbancenter.to.it
Informazioni:
info.mostranervi@gmail.com
cell. 348 7150322
29 aprile 17 luglio 2011
Il salone di Torino-Esposizioni ai
margini del Parco del Valentino
(disegnato e costruito da Nervi)
ospita dodici casi emblematici nella
sua produzione
*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 72. Abbonati!
[exibart]
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