Categorie: Architettura

Qaammat, il padiglione di vetro dell’UNESCO per la Groenlandia

di - 3 Novembre 2021
Poco sopra il Circolo Polare Artico, a circa un’ora di navigazione da Sisimiut, la seconda città della Groenlandia per grandezza dopo la capitale Nuuk, l’architetto Konstantin Ikonomidis ha appena installato la sua ultima opera, Quaammat.
Due grandi parete curve formate da mattoni di vetro compongono il suggestivo padiglione permanente che l’Unesco ha commissionato all’architetto svedese di origine greca, proprio per celebrare il luogo, la cultura e il forte legame della comunità Inuit con il paesaggio locale. L’area che circonda Sarfannguit infatti, è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2018.
Affascinato dalle tradizioni edilizie e dai climi estremi, già nel 2017 Ikonomidis aveva realizzato Qamutit, una casa-mobile che ispirandosi alle tecniche di costruzione tradizionali Inuit, esplorava il concetto della casa.
Posizionata su due grandi sci, la struttura a “impalcatura in legno” della casa-slitta, era composta da pali di legno posizionati in fori tagliati con precisione (invece di essere imbullonati o avvitati insieme), e comprendeva una serie di pannelli in massello di abete Douglas messi a disposizione come spazi per i visitatori, invitati a condividere e sviluppare associazioni, idee e significati sul tema.
“L’Unesco aveva visto il progetto e voleva collaborare”, ha raccontato l’architetto, “quindi abbiamo visitato Sarfannguit per cercare un potenziale sito per un’installazione. Questa volta volevo che l’opera fosse permanente”. Ikonomidis voleva assicurarsi anche che il lavoro riflettesse le vite, le idee e le tradizioni dei residenti di Sarfannguit: “Volevo scoprire cosa volevano. Ho chiesto loro di parlare della natura, di cosa significasse per loro e di quale fosse il loro rapporto con essa. Qui c’è una traccia molto tangibile del suo potere, perché tutto è sovradimensionato rispetto all’essere umano. C’è un rispetto, una sensibilità nei suoi confronti ma si sente anche la consapevolezza della sua vulnerabilità. È presente nella mitologia locale. E poi mi è venuta l’idea di usare il vetro. Ha quella sensibilità e fragilità che crea contrasto con la roccia mentre i riflessi e i giochi di luce ricordano il ghiaccio.”

Il progetto

Le pareti ondulate del padiglione sono costituite da cinque tonnellate di mattoni di vetro opaco, prodotti in Italia, sviluppati da WonderGlass grazie alla ricerca condotta dallo stesso Konstantin Ikonomidis in collaborazione con Faidra Oikonomopoulou e Telesilla Bristogianni della TU Delft University, fissati a pali metallici affondati nella roccia, un metodo mutuato dalle tradizioni edilizie locali. Le due pareti hanno due strette aperture, che lasciano il visitatore in uno spazio intimo ma esposto allo stesso tempo.

Come dice Ikonomidis, a seconda delle condizioni atmosferiche, della stagione o dell’ora, l’esperienza intorno o dentro Quaammat è sempre diversa. I giochi di luce, la trasparenza del vetro e i colori, creano ogni volta effetti diversi e sorprendenti.

Il villaggio di Sarfannguit

Con una popolazione di 100 abitanti, Sarfannguit è, in termini groenlandesi, grande e prospera. Molti dei villaggi più piccoli del paese sono abbandonati e in rovina. L’industrializzazione e la politica del governo danese di trasferire gli abitanti dei villaggi in città più grandi, in particolare la capitale, Nuuk, hanno lasciato la Groenlandia disseminata di villaggi fantasma. Sarfannguit è infatti l’unico centro attivo rimasto nella nuova area da poco nominata Patrimonio dell’Unesco, mentre nelle vicinanze si trova un villaggio abbandonato. Ikonomidis immagina il suo padiglione come collegamento tra i due avamposti, tra passato e presente. È anche pensato per essere un waymaker o un faro su un sentiero escursionistico pianificato tra Sarfannguit e Nipisat, un’estensione dell’attuale sentiero del Circolo Polare Artico e quindi un mezzo per attirare l’attenzione dei visitatori sul villaggio.

Articoli recenti

  • Attualità

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30
  • Cinema

I Peccatori: sedici nomination e nessun miracolo

Il caso del nuovo film di Ryan Coogler, con il numero più alto di sempre di candidature agli Oscar, racconta…

14 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

La scrittura del corpo nell’epoca dell’algoritmo: il progetto di Matilde de Feo

Al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, il progetto di Matilde de Feo esplora il rapporto tra corpo, immagine,…

14 Marzo 2026 9:30
  • Mostre

Il diario visivo di Nina Ćeranić in mostra a Venezia

Fino al 18 aprile 2026, la galleria A plus A a Venezia ospita la mostra “As I Shape the Object,…

14 Marzo 2026 0:02
  • Arte contemporanea

È stata scoperta l’identità di Banksy

Il suo nome è Robin Gunningham, poi cambiato in David Jones. Reuters ha dedicato un’ampia inchiesta all’identità e al sistema…

13 Marzo 2026 23:16