Categorie: Architettura

Reggio Emilia che cambia: gli archivi degli architetti del ’900 in mostra

di - 14 Dicembre 2025

Da uno sguardo attento e critico al passato, capace di rileggere e reinventare il presente, apre al pubblico La costruzione della città moderna: gli archivi degli architetti del ‘900 a Reggio Emilia, il frutto di una ricerca tra le vite e le opere dei progettisti che hanno contribuito nel XX secolo alla conformazione contemporanea della città.

Nelle sale di Palazzo da Mosto, storica dimora quattrocentesca riaperta nel 2014 dalla Fondazione Palazzo Magnani, la città si racconta attraverso disegni originali e materiali d’archivio dei progettisti che ne hanno definito la trama urbana: Guido Tirelli, Pietro Cavicchioni, Prospero Sorgato, Carlo Lucci, Osvaldo Piacentini la Cooperativa Architetti e Ingegneri e di Antonio Pastorini.

Veduta della mostra La costruzione della città moderna, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia, 2025 © outThere

L’accesso ai preziosi fondi d’archivio degli architetti custoditi all’interno della Biblioteca Panizzi, da cui proviene gran parte del materiale esposto – salvo per i materiali provenienti dagli eredi di Eugenio Salvarani e Enea Manfredini – costituisce infatti la genesi dell’esposizione, permettendo al pubblico, come menzionato nelle parole dei curatori dell’esposizione, Giordano Gasparini e Andrea Zamboni, «di leggere con continuità, senza interruzione e con poche lacune l’evolversi dei progetti relativi a Reggio Emilia e alla nascita della città contemporanea».
La mostra si propone infatti come un dono alla cittadinanza, nel desiderio di una sua riappropriazione dello spazio pubblico anche attraverso la conoscenza diretta delle sue evoluzioni storiche che l’hanno caratterizzata nei decenni, accompagnando momenti di crisi o di espansione, ripresa economica, progresso sociale e ridefinizione degli equilibri democratici. Maurizio Corradini, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, aggiunge: «Questa mostra rappresenta una splendida opportunità per conoscere il pensiero che ha guidato i grandi cambiamenti urbanistici di Reggio Emilia, come un lungo viaggio, iniziato nella prima metà del Novecento, che non è ancora terminato: la nostra città tuttora sta cambiando, tuttora è in movimento, come poche altre nel panorama nazionale».

Antonio Pastorini e Eugenio Salvarani. Stabilimento Max Mara, Reggio Emilia, 1961 (Foto Stanislao Farri, FBP)

In una successione cronologica tra le sale al primo piano del palazzo, l’esposizione traccia una mappatura della genesi e delle sorti dei più emblematici edifici del secolo scorso, presentati attraverso un’accurata selezione di tavole progettuali, modelli di studio, fotografie d’epoca e schizzi: dall’Hotel Posta e il Teatro Ariosto del tardo liberty di Guido Tirelli, i progetti del Mercato Coperto e del Cimitero Monumentale di Prospero Sorgato, promotore dell’EXPO di Reggio Emilia del 1922, sino ai progetti della storica Cooperativa Architetti e Ingegneri, con il celebre progetto Coop1, primo supermercato moderno, e il cosiddetto Grattacielo della città, di cui i curatori hanno messo in luce, grazie alla ricerca sviluppata nei fondi d’archivio dedicati, il progetto di un grattacielo gemello, mai costruito. Il concept espositivo manifesta fisicamente la visione del progetto come strumento attivo e sempre parlante: tavoli di lavoro su cavalletti aprono allo sguardo le storie delle diverse architetture presentate, la cui narrazione viene corredata in più sale da approfondimenti video.

Veduta della mostra La costruzione della città moderna, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia, 2025 © outThere

La mostra viene arricchita di due installazioni artistiche di artisti reggiani: nel cortile del palazzo viene posta l’opera scultorea parte della serie Poeticamente abita l’uomo, di Graziano Pompili, che affronta la tematica dell’abitare lo spazio urbano, della coesistenza e della comunità. Nella sala introduttiva all’esposizione, dove vengono allestite le biografie degli architetti e una cronistoria delle loro opere principali parallelamente ai più importanti capitoli della storia dell’architettura internazionale, viene invece presentato Greetings from, tela a olio di Angelo Davoli: una riflessione pittorica sui luoghi del quotidiano, restituita al pubblico come cartolina onirica e lontana nel tempo.

Veduta della mostra La costruzione della città moderna, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia, 2025 © outThere

La mostra invita dunque a riconoscere negli archivi non soltanto un patrimonio da preservare, ma un dispositivo vivo, capace di restituire continuità al dialogo tra passato e presente. Nel racconto delle visioni progettuali che hanno costruito la città del Novecento, si ritrova la volontà di rileggere Reggio Emilia attraverso le sue architetture per comprendere non solo come la città sia stata costruita, ma come possa continuare a evolversi.

Enea Manfredini. Arcispedale Santa Maria Nuova, Reggio Emilia, 1955 (Foto Stanislao Farri)

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