Quando l’architettura intreccia memoria e linguaggi contemporanei: un’antica residenza di Bukhara, in Uzbekistan, si prepara a diventare un polo culturale del XXI secolo. L’Uzbekistan Art and Culture Development Foundation – ACDF ha incaricato l’architetta Lina Ghotmeh di progettare il Jadids’ Legacy Museum, che aprirà al pubblico nel 2027. Acclamata a livello internazionale per i suoi progetti e recentemente selezionata per realizzare il nuovo Padiglione permanente del Qatar ai Giardini della Biennale di Venezia, Ghotmeh firmerà anche due nuovi musei in Arabia Saudita ma il progetto di Bukhara è il primo nell’area dell’Asia centrale.
Il museo sarà ospitato nella casa di Usmon Khodjaev (1878-1968), figura di spicco del movimento riformista dei Jadid, una forma di modernismo islamico di lingua turca nell’Impero russo, e primo presidente della Repubblica Popolare di Bukhara. Intellettuale cosmopolita, Khodjaev studiò a Istanbul, dove istituì un fondo per la creazione di scuole moderne. Tornato a Bukhara nel 1913, fu tra i promotori dei Giovani Bukhariani, gruppo di educatori e studiosi impegnati in varie azioni per il progresso della città. La sua carriera lo portò a rivestire anche ruoli diplomatici e accademici, fino alla direzione dell’Istituto per lo studio della cultura turca ad Ankara.
Accanto al celebre complesso di Lyabi-Hauz, la sua dimora resta testimonianza di un’epoca di grandi trasformazioni. In un gesto di continuità storica, il figlio Temur Khodja ha donato l’edificio al Ministero della Cultura perché diventasse un museo dedicato all’eredità dei Jadid.
Il termine jadid, dall’arabo e persiano “nuovo”, indicava in origine le scuole moderne e finì per incarnare un ampio movimento di rinnovamento culturale e sociale. Attraverso mostre e programmi di ricerca, il museo racconterà le idee e i risultati di questo fermento riformista, che tra XIX e XX secolo contribuì ad ampliare gli orizzonti culturali dell’Asia Centrale.
Per l’ACDF, promotrice anche della prima Biennale di Bukhara, inaugurata quest’anno, il progetto si inserisce in una strategia volta a rafforzare il ruolo della città come hub culturale regionale e internazionale. «Il Jadids’ Legacy Museum racconterà la storia di visionari la cui fede nel sapere, nel rinnovamento culturale e nell’apertura resta di straordinaria attualità» ha dichiarato Gayane Umerova, presidente della Fondazione. «Con la visione di Lina Ghotmeh, stiamo trasformando una residenza storica in una destinazione dinamica, capace di attrarre pubblici globali e stimolare il dialogo internazionale». Intanto, a Tashkent, sta avviando le attività anche il nuovo CCA – Centre for Contemporary Art di Tashkent, diretto da Sara Raza, sempre promosso dall’ACDF.
Basata a Parigi, Lina Ghotmeh è riconosciuta a livello internazionale per un approccio sensibile al contesto, radicato nella storia e attento alla sostenibilità. La stessa Ghotmeh definisce il suo metodo come «Archaeology of the Future», un’indagine che parte dalle tracce del passato per sviluppare soluzioni progettuali innovative. Tra le sue opere più note: il Museo Nazionale Estone (in collaborazione con Dorell Ghotmeh Tane), la torre residenziale Stone Garden a Beirut e il Serpentine Pavilion 2020 a Londra.
«È un immenso onore progettare il Jadids’ Legacy Museum a Bukhara, città di straordinaria storia e vibrante vita culturale» ha commentato Ghotmeh. «Con questo progetto vogliamo creare uno spazio che incarni lo spirito di rinnovamento ed educazione dei Jadid, mettendo in relazione l’eredità della regione con le sfide e le aspirazioni del presente. L’obiettivo è trasformare questa residenza storica in un museo vivo, capace di ispirare visitatori da tutto il mondo».
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