Di tutti gli artisti che fecero grande la New York degli anni ‘80, George Condo è colui che più ne rappresenta l’essenza fresca e dirompente. In quel quartiere abbandonato della grande mela, la cultura classica dei wasp si mischiava con la allora nascente corrente hip-hop-afro-americana, convergendo in una dialettica che metabolizzò agilmente il cubismo come l’astrattismo, il surrealismo come il graffitismo.
Da quel momento, questo incontro-scontro è sempre stato presente nell’opera condiana, segnando un passaggio tra il classico e il moderno, sul confine tra il serio e il faceto. Nato nel ’57, si muove a New York nell’81, lì il suo background accademico
Alla de Pury & Luxembourg ci sono le Jazzsculptures. Opere spiritose di un’essenzialità e raffinatezza pari solo ai grandi musicisti ripresi (Davis, ‘Bird’, Monk). Le opere sono minimizzate, sono ridotte ai soli nomi in caratteri cubitali forgiati in accaio dalla superficie completamente riflettente che dona un’impercettibile connotazione volumetrica allo spazio che occupano. Nella mostra sono presenti anche le Extended Forms, forme dall’ambiguo aspetto siderale, tra il monolito di Kubrik e l’oggettistica di Spazio 1999. Opere come Space Ship e Gate, dalle intenzioni solenni ma dall’aspetto ludico, com’è nelle corde di Condo.
Un Condo nuovo in esposizione a Zurigo, segnato dagli eventi tragici che hanno colpito la sua città e il mondo intero. Sembra aver perso gli orpelli e le frivolezze della gioventù in favore di uno stile più diretto e più adulto.
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Tutto qua?
Ma fu vera gloria?
a me sembra scarsetto , malgrado la "cornice".