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fino al 19.X.2008 | China Gold | Paris, Musée Maillol

di - 22 Settembre 2008
Le quotazioni raggiunte di recente da alcuni artisti contemporanei cinesi – un’opera di Zeng Fanzhi è stata battuta a Hong-Kong nel maggio scorso per 9,7 milioni di dollari – hanno convinto Alona Kagan, gallerista newyorkese, a compiere più viaggi in Cina durante il biennio 2006-2007 per incontrare, conoscere di persona e discutere con alcuni degli artisti più rappresentativi della scena contemporanea cinese. Da questi ripetuti viaggi è nata la mostra China Gold, che presenta al Musée Maillol – Fondation Dina Vierny le opere dei 35 artisti selezionati dalla curatrice.
Finalmente libera e affrancata dai condizionamenti della Rivoluzione Culturale maoista che, fino alla fine degli anni ’70, ne ha limitato la possibilità d’espressione, l’arte cinese è diventata in poco meno di trent’anni uno dei poli di riferimento della creazione internazionale. Senza dare all’evento un carattere retrospettivo – tutte le opere sono state concepite espressamente per questa mostra – la presenza di alcuni artisti nati sul finire degli anni ’50, come Tang Zhigang, Wang Guangyi e Wang Keping, permette tuttavia di comprendere il percorso inusuale compiuto negli ultimi decenni dell’arte cinese e di valutarne meglio il dinamismo odierno. Xing Xing (Gruppo delle Stelle), il Gruppo dell’Arte del Nord, assieme al Realismo cinico, alla Gaudy art e al Pop politico, tutti movimenti presenti in mostra, hanno traghettato nel mondo contemporaneo una tradizione che la propaganda aveva cristallizzato attorno ad alcuni caposaldi: calligrafia, pittura su seta, rifiuto del nudo e della rappresentazione della violenza.

Il riferimento all’oro, nel titolo come nella statua di un astronauta, opera di Sheng Qi che accoglie i visitatori appena entrati, non è solo un riferimento al primato olimpico cinese. L’oro chiama in causa il valore culturale del giallo nella tradizione artistica e artigianale di questo Paese, ma dorata è anche l’ambizione di una società che ambisce alla ricchezza materiale. “La decorazione a foglia d’oro segnala una qualità superiore. Il giallo è il colore imperiale” segnala Alona Kagan. “La potenza dell’oro nella trasformazione spettacolare della società cinese ha motivazioni economiche e interessa diversi aspetti”.
Forse proprio in questo riferimento continuo al rapporto tra arte e politica ci si sarebbe aspettati un’attenzione diversa da parte della curatrice. Nel 1978, Wang Keping rappresenta Mao nelle vesti di Buddha. Nel 1989, dopo i fatti di piazza Tiananmen, Sheng Qi si autoesilia prima a Roma e poi a Londra, dopo essersi amputato il dito mignolo della mano sinistra per seppellirlo in un vaso di fiori, a testimonianza del suo rapporto carnale col proprio Paese.

Nel 2008, Wang Qingsong fotografa sullo sfondo di un terreno arato una famiglia rivolta verso l’orizzonte, mentre in primo piano campeggiano solchi nel terreno in forma di anelli olimpici. Modi distinti – ma in cosa? – di farsi carico dei paradossi della propria società da parte di diversi artisti, separati sia dal dato generazionale che da quello geografico, perché originari di regioni diverse.
Se raffrontata al Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Glory of Hope di Wang Qingsong assurge quasi a manifesto della Cina del XXI secolo. Scompare la massa proletaria, si ritorna alla famiglia. Non si va incontro al proprio futuro, ma si fugge il proprio passato.

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christian omodeo
mostra visitata il 12 settembre 2008


dal 18 giugno al 19 ottobre 2008
China Gold. L’art contemporain chinois
a cura di Alona Kagan
Musée Maillol – Fondation Dina Vierny
61, rue de Grenelle (zona rue du Bac) – 75007 Paris
Orario: da mercoledì a lunedì ore 11-18
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6
Catalogo Gallimard
Info: tel. +33 0142225958; fax +33 0142841444; contact@museemaillol.com; www.museemaillol.com

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