Categorie: Mostre

Le geografie frammentate di Som Supaparinya al Museion

di - 22 Maggio 2026

Complessi, frastagliati, composti da elementi distinti che solo nellinsieme producono significato: i Mo num en ts di Som Supaparinya non corrispondono allidea tradizionale di monumento come oggetto singolo, celebrativo e statico. Per lartista thailandese il monumento appartiene piuttosto «alla vastità della geografia che a un elemento isolato»; è una costellazione di frammenti, di infrastrutture, immagini, memorie e territori tra loro polarizzati ma inevitabilmente connessi. Monument è lunione di realtà differenti che condividono una prossimità geografica, un destino storico comune, gli effetti della guerra, delle decisioni politiche e delle strategie economiche che hanno segnato il Sud-est asiatico durante la Guerra Fredda. Lopera, realizzata in collaborazione con la Han Nefkens Foundation nellambito del Southeast Asian Video Art Production Grant 2024, è stata sviluppata insieme al Jim Thompson Art Center in Thailandia, The Outpost Art Organisation in Vietnam, Hiroshima City Museum of Contemporary Art in Giappone, Kunsthal Charlottenborg in Danimarca e Rockbund Art Museum in Cina. Una rete internazionale che riflette perfettamente la vocazione della fondazione: costruire relazioni transnazionali capaci di sostenere la produzione artistica contemporanea e di amplificarne la circolazione.

Exhibition view Mo num en ts by Som Supaparinya, 2026, Museion. Photo: Tiberio Sorvillo

Una visione condivisa anche da Bart van der Heide, direttore di Museion: «La nostra collaborazione con la Han Nefkens Foundation ci permette di impegnarci direttamente nella produzione di nuove opere e di mettere in collegamento il pubblico locale con prospettive artistiche di portata globale. È una delle molte iniziative con cui Museion è entrato a far parte di una rete internazionale di istituzioni che coltivano lo scambio di idee, artisti e artiste e ricerche in contesti culturali diversi. Queste collaborazioni prolungano la vita e la visibilità dei progetti artistici oltre la singola mostra e contribuiscono a costruire relazioni durature tra le istituzioni».

La pratica di Supaparinya si sviluppa attraverso unestetica deliberatamente frammentata, quasi archeologica. Lartista costruisce un lavoro di ricerca archivistica che intreccia mappe storiche, registrazioni sonore, documenti propagandistici e materiali audiovisivi risalenti al periodo della Guerra Fredda, un momento che segnò profondamente la regione del Mekong. Unarea estremamente delicata, attraversata nel giro di pochi decenni dagli interessi geopolitici di Stati Uniti, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Unione Sovietica e Cina.

Exhibition view Mo num en ts by Som Supaparinya, 2026, Museion. Photo: Tiberio Sorvillo

Il video, della durata di circa trenta minuti, combina riprese effettuate sul campo con immagini provenienti da pubblicazioni governative e propaganda dellepoca. Attraverso luso dello split screen, Supaparinya mette in relazione, allinterno di un unico flusso continuo, mappe, registrazioni audio, riprese aeree, immagini militari e scene di vita quotidiana rurale, mostrando come la geografia stessa diventi il vero archivio politico: un territorio profondamente trasformato dalle logiche della modernizzazione e della guerra.

Al centro della ricerca dellartista emerge il cemento, materiale che Supaparinya indaga da anni per le sue «implicazioni politiche ed economiche». Il cemento diventa qui simbolo della propaganda modernizzatrice sostenuta durante la Guerra Fredda: infrastrutture, autostrade, dighe, aeroporti e basi militari vennero presentati come strumenti di progresso e sviluppo sociale, ma anche come dispositivi di controllo territoriale e ideologico. In Thailandia, il rapporto strategico con gli Stati Uniti favorì unintensa stagione di costruzioni e investimenti infrastrutturali, promossi come promessa di modernizzazione economica. Radio, mezzi di comunicazione, campagne governative e immagini pubblicitarie contribuirono a costruire una vera estetica del progresso: il monumento non era più la statua celebrativa, ma la strada asfaltata, la rete elettrica, la diga, la base militare.

Exhibition view Mo num en ts by Som Supaparinya, 2026, Museion. Photo: Tiberio Sorvillo

Un sistema di indottrinamento visivo e mediatico che associava il cemento allidea di civiltà, ordine e sviluppo occidentale. In una chiave insieme poetica e critica, il video intreccia immagini rurali — scene agricole, pescatori lungo il Mekong, paesaggi fluviali — e riprese aeree di infrastrutture, basi militari e territori urbanizzati, componendo una geografia profondamente segnata dalle trasformazioni della modernizzazione. Ad accompagnare queste sequenze compaiono cartelli in lingua thailandese con slogan come «Lelettricità beneficia lagricoltura» oppure «Uomini che lavorano insieme per trasformare la natura a beneficio delluomo», che restituiscono tutta la retorica produttivista dellepoca. Allo stesso modo, si sovrappongono tracce audio di registrazioni radio americane — come il messaggio dont be blue, the sky is blue” — che introducono una dimensione propagandistica e insieme dissonante, richiamando limmaginario del film Good Morning, Vietnam, dove lottimismo forzato della comunicazione radiofonica durante la guerra, assume toni quasi grotteschi nella performance di Robin Williams.

Exhibition view Mo num en ts by Som Supaparinya, 2026, Museion. Photo: Tiberio Sorvillo

In questo continuo slittamento tra immagini del progresso, territori rurali e paesaggi segnati dalla storia, i Mo num en ts di Sompaparinya prendono forma come una sintesi aperta e stratificata del territorio. La monumentalità evocata dallartista non è verticale né celebrativa, e nemmeno oppositiva: infrastrutture, natura, memoria politica, guerra e vita quotidiana convivono sullo stesso piano, allinterno di una sorta di democratizzazione del territorio”, in cui ogni elemento — dalle grandi costruzioni al fluire silenzioso del Mekong — partecipa alla costruzione del monumento stesso. Un monumento diffuso, disperso e sedimentato nel paesaggio, inscritto tanto nelle infrastrutture quanto nei vuoti e nelle tracce lasciate dalla storia. Geniale, infine, il dispositivo visivo che accompagna lintera durata del video: le immagini appaiono intrappolate allinterno di una griglia geometrica in chiaroscuro, una sorta di retina che organizza e al tempo stesso limita lo sguardo dello spettatore, probabilmente evocando sistemi di controllo, classificazione e sorveglianza. Questa trama, tuttavia, scompare improvvisamente quando il video incontra foreste, vegetazione o paesaggi dominati dai toni della terra. Come se gli spazi naturali riuscissero ancora a sottrarsi alla logica del controllo umano, del cemento e della cosiddetta modernizzazione, preservando una dimensione irriducibile, non completamente colonizzabile dallimmaginario politico e infrastrutturale della Guerra Fredda.

Articoli recenti

  • Beni culturali

Fondazione Querini Stampalia lancia il voto collettivo per salvare il Giardino di Carlo Scarpa

Inserito tra i quattro finalisti della seconda edizione del contest #Volotea4Veneto, lo storico Giardino di Carlo Scarpa, a Venezia, si…

22 Maggio 2026 17:00
  • Mostre

Quella di Gaza è una storia millenaria. E a Torino vanno in mostra i reperti archeologici salvati dalla distruzione

Molto più che una mostra: Fondazione Merz di Torino ospita un progetto internazionale che parla di memoria e identità. E…

22 Maggio 2026 16:00
  • Fotografia

The Phair 2026 a Torino: alle OGR, la fotografia supera i propri confini

42 gallerie internazionali per The Phair, che torna alle OGR di Torino per la sua settima edizione, tutta dedicata alle…

22 Maggio 2026 15:35
  • Street Art

Sentenza OZMO, l’arte è libera. E pure la Street Art è innocente

Con la Sentenza Ozmo, il tribunale riconosce definitivamente la Street Art come valore culturale: una decisione destinata a fare scuola…

22 Maggio 2026 14:44
  • Mercato

L’arte moderna e contemporanea di Farsettiarte: il racconto attraverso 10 top lot

A Prato, Farsettiarte mette in vendita una ricca selezione di opere che raccontano l'arte del Novecento. Da Morandi a Warhol,…

22 Maggio 2026 14:04
  • Arte contemporanea

Venezia, un progetto porta l’arte contemporanea negli spazi di una scuola media

Aule e corridoi della scuola media Calvi ospitano installazioni, workshop e performance, per un progetto promosso da una rete di…

22 Maggio 2026 12:30