Queste fotografie sono il risultato di una tecnica che il tedesco Marc Räder (Bochum, 1966) ha affinato sino a farla diventare il suo marchio. Räder padroneggia, infatti, l’uso di apparecchi fotografici di grande formato utilizzandoli con un approccio artistico piuttosto che architettonico. E sta proprio qui la novità (che non sarebbe tale in Italia dove una tecnica del tutto simile è adottata da tempo da Olivo Barbieri ed è presente nelle ultime realizzazioni di Domenico Mangano). Queste macchine fotografiche regalano un’estrema nitidezza d’immagine e sono quindi in grado di fornire maggiori dettagli rispetto a tutte le altre. Ma, proprio a causa di questa loro caratteristica, devono essere utilizzate con grande maestria per evitare eccessivi contrasti fra ciò che è a fuoco (spesso e volentieri diagonalmente) e ciò che non lo è.
Räder fa di questo “errore” la sua tecnica. Dallo sfuocato, che occupa la maggior parte delle sue foto, emergono dettagli nitidissmi in punti insperati, arrivando ad una composizione difficile ma allo stesso tempo di grande presa. Sono case, strade, aiuole, cancelli che sembrano finti, un modello in scala fatto alla perfezione. Sono “villaggi” residenziali veri, paradisi artificiali in via di costruzione nel mezzo del deserto californiano per soddisfare il desiderio di pulito, di ordine, di bello della borghesia americana. Sono incubi reali degni della fervida immaginazione dello scrittore britannico J. G. Ballard. Ed il fotografo tedesco ne accentua (e denuncia con intelligenza) la perfezione ritraendoli proprio come modellini.
La serie, che si intitola “Scanscape”, è del 1996 ed è frutto di due lunghi soggiorni del fotografo in California. È la sua tesi di laurea e, forse, il suo primo lavoro di un certo peso. È già stata ampiamente presentata in Germania e all’estero ma, sino ad oggi, Berlino ha decisamente snobbato Räder preferendogli un altro giovane fotografo, il
micaela cecchinato
mostra visitata il 12 febbraio 2004
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