Categorie: around

fino all’1.VI.2008 | Hans Schabus | London, Barbican

di - 14 Maggio 2008
Take a seat è un piccolo opuscolo giallo che spiega in termini storici e sociologici la portata culturale dell’oggetto sedia: “La sedia contribuisce alla strutturazione e all’ordine della società”, recita il testo, “la sedia ferma il corpo, ci rende docili. Da sempre utilizzata come espressione del potere, la sedia ha continuato a svilupparsi come strumento di espressione di una condizione sociale e di status”. Leggendo, il visitatore è portato a riconsiderare il ruolo di alcuni oggetti o elementi architettonici del vivere quotidiano ed è spinto verso un discorso sullo spazio come frutto di regole e compromessi, come una serie di istruzioni non scritte su come comportarsi in società.
D’altra parte, la conformazione strutturale delle nostre città determina le nostre abitudini e la capacità di muoversi all’interno di un universo di oggetti e segni. Se l’architettura e l’antropologia cercano nuove soluzioni per facilitare e rendere più “libera” la vita quotidiana di milioni di persone, Hans Schabus (Watschig, 1970; vive a Vienna) mette in crisi ogni sistema, sovverte e ricontestualizza ogni spazio, apportando piccole rivoluzioni che spiazzano il visitatore per la loro sublime semplicità.

Lo spazio è performato dall’artista grazie a un discorso che, senza tralasciare alcune sfumature, riconsidera le potenzialità scultoree dell’architettura e indaga, attraverso installazioni e progetti su carta, le implicazioni sociali che legano le persone all’ambiente urbano. Mentre il soggetto da cui parte è quasi sempre lo spettatore, le soluzioni formali a cui arriva stravolgono la normale percezione dello spazio, creando una nuova sinergia tra artista, visitatore e ambiente. Spesso la sua ricerca è portata a esprimersi in contesti site specific, in cui l’elemento storico e topografico gioca un ruolo determinante nella definizione dell’identità di ogni singolo lavoro.
Al Barbican sembra di stare all’interno di un aereo, con la sola differenza che i posti a sedere si trovano sul muro, sospesi a novanta gradi sulla curva che ruota attorno alla Concert Hall del Barbican Centre, The Curve appunto. All’ingresso, alcuni disegni-progetti seguono il percorso mentale dell’artista e portano lo spettatore a spasso tra linee rette e calcoli matematici, coordinate spaziali misurabili e possibilità fantastiche. Il risultato è uno spazio soggetto a nuove forze gravitazionali, in cui parti della struttura e della storia del Barbican s’intrecciano alla riflessione dell’artista e alla destabilizzata percezione dello spettatore.

Le sedie, accuratamente ancorate alla parete curva, giocano con il senso dello spazio come campo gravitazionale, come spazio di una nuova modalità percettiva, libera da leggi fisiche. Next time I’m here, I’ll be there è un invito a riconsiderare la nostra presenza fisica nello spazio e un incitamento a scoprire una dimensione libera e consapevole di quest’ultimo. Qualcuno potrebbe definirla riappropriazione.

articoli correlati
Hans Schabus da Zero… a Milano nel 2006

federica bueti
mostra visitata il 3 marzo 2008


dal primo marzo al primo giugno 2008
Hans Schabus – Do Something Different
Barbican Art Gallery – The Curve
Silk Street – EC2Y 8DS London
Orario: tutti i giorni ore 11-20; primo giovedĂŹ del mese fino alle 22
Ingresso libero
Catalogo JRP|Ringier
Info: tel. +44 02076388891; www.barbican.org.uk

[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Spazio Rivoluzione, la nuova sede aperta a Roma

È stata inaugurata a Roma, con la collettiva MEGADEATH, la nuova sede di Spazio Rivoluzione, giĂ  presente a Palermo e…

19 Gennaio 2026 0:02
  • Musei

Il Museo Reina SofĂ­a di Madrid ha ampliato la sua collezione con 404 nuove opere

La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…

18 Gennaio 2026 17:48
  • AttualitĂ 

Disimparare l’Occidente. Arte, tempo e decolonialismo

Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…

18 Gennaio 2026 16:42
  • Cinema

In “No Other Choice”, Park Chan-wook rimescola tutti i generi del cinema

É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…

18 Gennaio 2026 15:40
  • Arte contemporanea

Biennale 2026: il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterĂ  il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identitĂ  culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identitĂ  visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30