Casole d’Elsa è l’ultima tappa di Voices Over, sesta edizione di Arte all’Arte, curata quest’anno da Jerome Sans e Pierluigi Tazzi. Chi si recasse a visitare la cittadina fino al sei gennaio troverà le sue strade addobbate da allegri e colorati festoni che a un più attento esame riveleranno la loro particolare natura: collane di sporte dalle fogge più varie, scacciamosche, stendini, sombreri, catini e quant’altro di una semplice produzione di suppellettili in plastica (rigorosamente made in Thailand), la stessa che si trova in mesticherie e casalinghi, nobilitata nel suo lato ludico ed estetico dall’inventiva di Surasi Kusolwong.
Nato a Ayutthaya, l’ antica capitale del Siam, egli vive attualmente a Bangkok, dove è tornato nel 1996 dopo aver perfezionato i suoi studi a Braunschweig in Germania. La sua è un’arte “estroversa”, che mira al coinvolgimento del pubblico in una dimensione gioiosa, sempre piacevole, lontana da certi rigidi rituali dell’arte canonica. Non è quindi un caso se Surasi Kusolwong è fra gli artisti selezionati da Saskia Bos (direttrice dal 1984 del Centro d’arte contemporanea De Appel di Amsterdam e curatrice della rassegna) per la Biennale di Berlino. Una Biennale nel segno di artisti che cercano il contatto con il pubblico, contraddistinti da un atteggiamento ‘antiautoritario e umanamente interattivo’ – queste le parole della curatrice – per arrivare ad esprimere un atteggiamento critico nei confronti del commercio, delle sue tecniche persuasive, della sua idea di individuo.
E se a Berlino l’artista tailandese spende quasi tutto il budget destinato alla sua opera per pagare dei massaggiatori che, in un salottino allestito al risparmio, massaggino per tutta la durata dell’esposizione il pubblico, come non pensare che con presupposti simili si attaglierebbe ancor più perfettamente alla kermesse berlinese l’installazione presentata il 16 settembre a Casole d’Elsa. Qui, nella piazza cittadina, Surasi Kusolwong ha allestito uno dei suoi celebri “mercatini”, un’operazione presentata più volte in giro per il mondo e che, a giudicare dall’entusiastica collaborazione dei viaggiatori di “Arte all’arte”, deve riscuotere il più fervido apprezzamento da parte del pubblico. Al taglio del nastro inaugurale una folla vociante e festante si riversa su quei tavoli pieni di ogni genere di oggetti (gli stessi che formano le ghirlande che decorano le strade cittadine), tutti in vendita a mille lire al pezzo, e in breve tempo ne fanno piazza pulita. L’artista ama dire che in queste sue operazioni parte da Monet per arrivare a Mondrian, e in effetti quei tavoli così pazientemente decorati con la loro bella esposizione di merci colorate (attivissima è stata la collaborazione dei bambini di Casole nella preparazione dell’installazione e delle ghirlande) vengono in un lampo riportati alla loro originaria natura di piane superfici geometriche colorate.
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Valeria Ronzani
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era da non perdere: Loris Cecchini con un casco di banane tipo Gorilla felice e contento...
a me è piaciuto assai. mi sono anche comprata delle bellissime, inutilissime, coloratissime cavolate
e me la chiamte arte????