Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Bonarelli , 1637 - 1638 ca., marmo, h 74.5 cm, Firenze, Museo Nazionale del Bargello . Su concessione de l Ministero della Cultura – Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello. Riproduzione vietata
Napoletano di nascita, naturalizzato romano, Gian Lorenzo Bernini è l’artista che più di chiunque altro ha contribuito alla creazione dell’immaginario collettivo di una Roma “città di Papi e fontane”, formula con cui si potrebbe riassumere in maniera particolarmente efficace la sua attività artistica. Lo stesso Palazzo Barberini, che questo inverno ospiterà la mostra Bernini e i Barberini a cura di Maurizia Cicconi e Andrea Bacchi, fu voluto proprio da Maffeo Barberini, subito dopo l’insediamento a carica pontificia nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
Il percorso espositivo si articolerà in sei sezioni, seguendo l’artista dagli anni della collaborazione con il padre Pietro in opere giovanili come il Putto con drago (1617 ca.) in prestito dal Paul Getty Museum di Los Angeles e Le Quattro Stagioni (1620 ca.) dalla Collezione Aldobrandini, fino alla piena maturità dei grandi cantieri vaticani approfonditi attraverso disegni, incisioni e modelli.
Uno dei nuclei più significativi vedrà la ricomposizione, per la prima volta nel Palazzo, della serie dei busti degli antenati Barberini realizzati da Bernini, Giuliano Finelli e Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Il ritorno temporaneo di queste sculture non risponde solo a un criterio espositivo ma consentirà di riconsiderare la loro funzione originaria di simbolo del prestigio di una casata destinata a occupare il centro del potere romano.
Una piccola sezione sarà dedicata anche al Bernini pittore, aspetto meno noto della sua attività ma testimonianza fondamentale del progetto più ampio del pontefice di formare un’artista completo, capace di intervenire su ogni livello della produzione visiva.
A partire dal 4 dicembre 2025 sarà possibile acquistare i biglietti per la mostra, che sarà inoltre accompagnata da giornate di studio e convegni dedicati ad alcuni dei temi principali dietro al progetto, come il funzionamento della committenza papale, i rapporti tra arte e politica nel Seicento, fino alla definizione stessa di “barocco” come categoria critica.
La ricerca si pone l’obbiettivo di indagare la nascita del Barocco non solo tramite la lente di questo sodalizio intellettuale fra artista e committente ma anche attraverso il dialogo con altri artisti dell’epoca come Guido Reni e busti raramente esposti come quelli di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum e di Costanza Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello.
«Una mostra a Roma e per Roma», l’ha definita il Direttore Generale dei Musei del MIC – Ministero della Cultura, Massimo Osanna, rivolgendo l’augurio a ogni visitatore che la mostra possa offrire una nuova prospettiva su tutti gli spazi urbani della città eterna.
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