Categorie: Arte antica

Gli spagnoli a Napoli e quel Rinascimento meridionale ancora attuale: la mostra al Museo di Capodimonte

di - 29 Aprile 2023

In questi giorni, a Napoli, c’è la mostra “Gli spagnoli a Napoli. Il Rinascimento meridionale”, organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e dal Museo Nacional Prado di Madrid, curata dai professori Riccardo Naldi e Andrea Zezza e allestita dall’architetto spagnolo Francisco Bocanegra. In esposizione, vi sono opere dei primi anni del Cinquecento, di autori nati in Spagna oppure nell’ex regno di Napoli che, conquistato nel 1503 dal re di Spagna Ferdinando il Cattolico, verrà governato, per circa due secoli, da viceré spagnoli.

Nella penisola iberica, invasa, nel lontano ottavo secolo, dai musulmani di Tariq ibn Ziyad, (che darà il nome allo stretto di Gibilterra, Gebel el Tarik, cioè il monte di Tarik), c’era poi stata una lenta riconquista, che si era conclusa piuttosto recentemente, nel 1492, con la cacciata dei Mori da Granada. Ma in Spagna erano rimasti dei musulmani, i moriscos, che si camuffavano da cristiani, e dei marrani ebrei che fingevano di essersi convertiti al cristianesimo. Per loro, c’era il Tribunale dell’Inquisizione Spagnola, che condannava e mandava a morte gli infedeli. Cosicché in Spagna, c’era, in quei tempi, un’attenzione massima per l’ortodossia religiosa. Che però in Europa veniva negata dal Protestantesimo nascente.

Andrea da Salerno, San Bertario, 1514

Sono del 1517 le accuse alla Chiesa pubblicate da Lutero, mentre in Inghilterra il cattolicissimo Enrico VIII, già defensor fidei, disobbediva al Papa Leone X e poi si dichiarerà, con il Supremacy Act del 1534 “Capo Supremo della Chiesa Anglicana”. Anni turbolenti, quindi, quelli del Cinquecento, che ebbero scontri sanguinosi, come nella battaglia di Pavia (1525), che vide la vittoria dell’esercito dell’Imperatore Carlo V (1500-1558), capitanati dallo stesso Viceré di Napoli, il fiammingo Charles de Lannoy, e dal napoletano marchese Fernando d’Avalos, sul rivale re di Francia Francesco I. Seguita, due anni dopo, dal sacco di Roma, con la devastazione della città, a opera dei brutali lanzichenecchi, al soldo di Carlo V, che costrinsero il Papa Clemente VII a rinchiudersi nel Castel Sant’Angelo. Nel frattempo, i musulmani, che nel 1453 avevano conquistato Costantinopoli, premevano a Oriente e giungeranno, nel 1683, fino alle porte di Vienna.

Ma ora, nella Spagna dovevano arrivare immense ricchezze, per la scoperta, nel 1492, di un nuovo mondo che veniva colonizzato, conquistandolo “con la spada e con la Croce”, come si disse. Nel nome della Spagna, Hernan Cortés (1485-1547) scoprì la civiltà dei Maja e conquistò il Messico degli Aztechi, mentre Francisco Pizarro (1475-1541), coraggiosissimo e caparbio, riuscì ad arrivare fino in Perù e in Cile.

Maestro del Retablo di Bolea, Adorazione del Bambino, primo decennio XVI secolo, Atri

Nella mostra “Gli spagnoli a Napoli. Il Rinascimento meridionale”, la ricchezza degli spagnoli è testimoniata anche dalla quantità di opere della tradizione italiana che gli vengono commissionate. Forte è il loro desiderio di imitarne lo splendore. Tra queste opere c’è in mostra la Madonna del pesce, una Madonna con bambino di Raffaello Sanzio, imitatissima dai più valenti pittori, che ora è ritornata a Napoli dopo 400 anni. Tra i pittori spagnoli c’è Pedro Fernandez, un autore dalla forte personalità, le cui opere denunciano una precoce esperienza della pittura italiana acquisita nelle sue affermazioni prospettiche. Che, nelle mostra a Capodimonte, si ammirano nel Polittico della Visitazione e in un olio su tavola, che rappresenta San Biagio. Merita di essere ammirato anche Pedro Machuga, che possiede una sua equilibrata capacità compositiva, con la quale dà voce alla delicatezza degli affetti. Non stupisce che abbia partecipato, insieme ad Alonso Berruguete e Bartolomé Ordognez, a lavori importanti come quelli per il Palazzo di Carlo V a Granada.

Deposizione di Cristo, Alonso Berruguete,1489-1561

Mentre Alonso Berruguete denuncia chiaramente la sua ammirazione per Michelangelo nelle immagini di donne forti, che ci riportano a un’ideologia della virilità che in Italia appartiene al déjà-vu e ora sembra ritornare diventando attuale.

All’opposto, c’è l’accentuazione del patetismo nelle opere di Diego de Siloe, non privo di una sua forza persuasiva, che si esercita nel marmo di un San Sebasiano e, più spontaneamente, nel legno policromato di un Cristo flagellato e nel legno policromato e dorato di un San Giovanni Battista e di un San Michele Arcangelo, per il quale tenta una composizione che diventa, più che complessa, complicata.

Diego de Siloe, Figura femminile giacente, Caterina Pignatelli, 1513

Di alto livello sono le opere in mostra del napoletano Girolamo Santacroce. Tra cui c’è un San Benedetto, una figura del Medio Evo italiano che Santacroce fa rivivere nel marmo come se fosse vivo ora, nel presente. Mentre due figure allegoriche, anch’esse in marmo, La Prudenza e La Giustizia, hanno un intimo, deciso, vissuto movimento nella loro ferma composizione. Un artista straordinario, Santacroce, dalla vita breve, è vissuto dal 1502 a1 1537, che ha il dovuto rilievo, sebbene sia un autore non molto noto, nell’allestimento accorto e intelligente dell’architetto spagnolo Francisco Bocanegra.

Girolamo Santacroce, Prudenza, 1525-1528

Purtroppo questo articolo non ha lo spazio per citare tante altre opere che non meritano di essere trascurate. La mostra esprime un’arte molto interessante da guardare, rivedere e rapportare al nostro tempo, per accorgerci che quel passato non è ancora del tutto trascorso.

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