Oratorio di Nostra Donna - Crediti Jacopo Grassi
Il Barocco è spesso interpretato come il linguaggio delle grandi capitali del potere: nasce dove esistono corti strutturate, committenze forti, scuole artistiche riconoscibili. à per questo che il Barocco di Pontremoli costituisce un caso di studio particolarmente interessante. Non perchÊ marginale ma perchÊ sviluppato in un contesto apparentemente periferico, che rivela invece una straordinaria capacità di mediazione culturale e di sintesi formale.
Pontremoli è una cittĂ di lunga durata storica. Il territorio risulta abitato giĂ a partire dal IV millennio a.C., come attestano le statue stele, e la sua collocazione geografica â in posizione di confine tra Liguria, Toscana ed Emilia â ne ha determinato nei secoli la funzione strategica. La cittĂ si struttura come luogo di passaggio e di sosta lungo la Via Francigena, assumendo unâidentitĂ profondamente legata alla mobilitĂ , allo scambio e alla circolazione delle merci, delle persone e delle idee.
Questa vocazione al transito non si esaurisce con il Medioevo. Nel 1650 Pontremoli entra a far parte del Granducato di Toscana, inaugurando una fase di stabilitĂ politica che favorisce una crescita economica significativa. Il potenziamento dei traffici marittimi e il ruolo del porto di Livorno trasformano Pontremoli in un centro di raccolta e smistamento delle merci dirette oltre lâAppennino. La cittĂ assume cosĂŹ la funzione di âcittĂ -magazzinoâ, nodo logistico ma anche spazio di mediazione culturale tra mondi diversi.
Ă in questo quadro che prende forma il Barocco pontremolese. La committenza non è di corte ma borghese: imprenditori, mercanti di stoffe, uomini dâaffari capaci di intercettare il momento favorevole e di tradurlo in investimento urbano. Palazzi, chiese e oratori diventano strumenti di autorappresentazione, luoghi in cui il successo economico si trasforma in linguaggio architettonico e decorativo.
In assenza di una scuola artistica locale strutturata, i committenti pontremolesi chiamano artisti provenienti da contesti diversi: Lombardia, area cremonese, Emilia, Toscana e Svizzera. Questa pluralità di provenienze genera un Barocco composito, non imitativo, capace di fondere tradizioni figurative differenti in una sintesi originale. Il risultato è un linguaggio colto ma non ridondante, spettacolare ma calibrato sugli spazi disponibili.
Elemento centrale di questa stagione è la quadratura, intesa come architettura dipinta e dispositivo illusionistico. Le quadrature ampliano gli spazi, ne alterano la percezione, costruiscono ambienti che superano i limiti fisici dellâarchitettura reale. In questo ambito si colloca la figura di Giovanni Battista Natali, protagonista della stagione barocca pontremolese. Natali lavora spesso in contesti complessi, nati dallâaccorpamento di edifici medievali, e trasforma queste irregolaritĂ in opportunitĂ progettuali. Le sue architetture dipinte non si sovrappongono allo spazio, ma lo interpretano, creando continuitĂ visive e tensioni prospettiche che coinvolgono attivamente lo spettatore.
Il lavoro di Natali si inserisce in una pratica corale del cantiere barocco, in cui pittori di figura, stuccatori, intagliatori e doratori collaborano alla costruzione di un effetto unitario. Marmo, stucco, legno dipinto e dorature concorrono a una scenografia complessiva in cui la materia reale e lâillusione pittorica si equilibrano, dimostrando come il Barocco pontremolese sappia coniugare ambizione e misura.
Accanto ai palazzi urbani, un ruolo determinante è svolto dalle ville di campagna, che estendono il progetto barocco oltre il perimetro cittadino. Queste residenze non sono semplici luoghi di villeggiatura, ma nodi di un sistema economico e simbolico che lega città e territorio. Tra queste, Villa Dosi Delfini rappresenta un caso emblematico: una residenza concepita come spazio di rappresentanza, capace di ospitare eventi di grande rilievo, come la visita della corte dei Farnese. Episodi di questo tipo restituiscono la misura delle ambizioni della committenza pontremolese e del ruolo politico e relazionale assunto dalle ville nel Settecento.
Molte di queste dimore, urbane e rurali, sono ancora oggi proprietĂ privata e conservano una continuitĂ abitativa rara. Ă proprio questa dimensione privata, normalmente inaccessibile, a rendere particolarmente significativo il progetto Pontremoli Barocca che, attraverso aperture straordinarie, in programma lâ11 e 12 aprile 2026, consente di leggere la cittĂ da una prospettiva diversa, con varie modalitĂ di visita proposte dagli organizzatori Sigeric e Farfalle in Cammino, restituendo visibilitĂ a una stagione storica spesso marginalizzata.
Nella prima giornata, si visiteranno le tre dimore nobiliari della campagna della Lunigiana del nord: dai dintorni di Pontremoli con Villa Dosi Delfini e Villa Pavesi Negri Baldini e il suo Giardino dei Riccioli, in localitĂ Scorano, a Villa Pavesi Ruschi, a pochi chilometri, a Teglia di Mulazzo. La giornata di domenica porterĂ invece alla scoperta di sette luogi: Palazzo Dosi Magnavacca, Palazzo Pavesi-Ruschi Noceti, Caâ di Piazza â Palazzo Zucchi Castellini, Palazzo Vescovile, Chiesa di San Giacomo dâAltopascio, lâOratorio di Nostra Donna e il Convento di San Francesco con la sua Biblioteca Antica e il restaurato Erbario settecentesco.
Pontremoli emerge cosĂŹ come un laboratorio inatteso del Barocco italiano: non periferia passiva, ma luogo di elaborazione autonoma, capace di tradurre linguaggi complessi in una forma coerente con il proprio tessuto urbano, economico e sociale. Un Barocco che non si annuncia, ma si scopre. E che proprio per questo continua a sorprendere.
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