Categorie: Arte antica

Il Barocco genovese è super: la mostra alle Scuderie del Quirinale

di - 14 Aprile 2022

“Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco” è la nuova mostra in cartellone alle Scuderie del Quirinale, aperta al pubblico fino al prossimo 3 luglio. Il progetto è una coproduzione internazionale realizzata con la National Gallery di Washington, che avrebbe anche dovuto ospitare nell’autunno 2021 la prima tappa, poi forzatamente annullata a causa della drammatica evoluzione pandemica.

La sinergia che ha reso possibile lo sviluppo di questa esposizione vede coinvolta anche la Città di Genova e i suoi musei, comunali e statali, la cui partecipazione va oltre i prestiti delle opere e prevede una serie di iniziative sul territorio volte a valorizzare le personalità artistiche che – tra l’inizio del XVII e la metà del XVIII secolo – hanno contribuito a scrivere una delle pagine più intense della storia dell’arte italiana.

La mostra di Scuderie mette a fuoco il barocco genovese, emanazione artistica di un periodo in cui la città godette dell’impulso di una rinnovata egemonia politica e finanziaria ritrovata nella seconda metà del Cinquecento, ennesima riprova dell’inscindibile legame che esiste tra arte e finanza. Il denaro è sempre stato il motore dell’arte e questo aspetto è qui esplicitato dall’alto numero di committenze richieste dalle famiglie nobili genovesi per adornare chiese e palazzi della città.

Come annunciato dal titolo, la mostra ha i suoi riferimenti cronologici di inizio e fine in Pieter Paul Rubens e nello straordinario Alessandro Magnasco, le cui opere adornano l’ultima sala del percorso espositivo. Primo e ultimo capitolo di qualità superiore di un racconto che si sviluppa comunque in maniera molto intensa, e a volte sorprendente, grazie a una nutrita e vivace scuola locale cui si aggiungono gli apporti di artisti provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa.

Una delle prime caratteristiche riconoscibili di questo barocco, che qui viene messo bene in luce, è l’aspetto cosmopolita favorito dalla natura stessa della città, uno dei più importanti porti del Mediterraneo, luogo di mercanti per eccellenza: proprio lungo le direttrici commerciali viaggiavano opere e artisti. Ecco dunque che i riferimenti principali di questa pittura, da un punto di vista stilistico e culturale, possono essere individuati nelle aree limitrofe, e in particolare si possono riscontrare tracce dell’atmosfera classicista della pittura emiliana e, in maniera molto rilevante, l’attenzione tutta lombarda verso l’utilizzo degli effetti di chiaroscuro. Ma un aspetto del tutto peculiare è quello che vede impegnati gli artisti fiamminghi, che sulla scia di Rubens diedero impulso alla scena locale per tutto il secolo.

Una galassia di nomi più o meno noti al grande pubblico, si va dai genovesi Bernardo Strozzi, Anton Maria Vassallo, Giovanni Benedetto Castiglione ai bolognesi Marcantonio Franceschini e Alessandro Algardi, fino all’importante presenza di una vera e propria colonia di pittori fiamminghi quali Antoon van Dyck e Cornelis De Wael.
Di van Dyck sono esposti alcuni dipinti pregiati tra cui il ritratto di Paola Adorno Brignole – Sale, raffinatissima testimonianza di ciò che era richiesto agli artisti dalle famiglie più in vista della nobiltà, una sintesi tra sobrietà e celebrazione che va a connotare un barocco fastoso si, ma privato, lontano dalla monumentalità e dalla ostentazione di quello romano o dagli eccessi di quello meridionale.

Le due stelle più luminose in questa costellazione artistica sono però proprio i due nomi in cartellone. Per quanto riguarda Rubens, le due opere collocate nella prima sala, il ritratto di Giovan Carlo Doria e la pala proveniente dal Gesù di Genova con I miracoli di Sant’Ignazio, sono un benvenuto ricco di suggestione e teatralità per il visitatore. Ma è l’ultima sala, completamente dedicata a Magnasco, quella che lascia la maggiore impressione ed è sicuramente uno dei passaggi chiave di tutto il progetto espositivo, una piccola monografica che da sola varrebbe la visita: epilogo un po’ inaspettato di una stagione che si è sviluppata su tutt’altre caratteristiche.

Il pittore genovese è uno straordinario outsider, distante dalla narrativa della nobiltà della sua città ma un affamato sperimentatore che viaggia molto, Milano, Firenze, Venezia e che ottiene due fondamentali risultati: da una parte si accosta a un certo tipo di pittura cupa e visionaria fatta di personaggi secondari della storia come le persone comuni, soldati, vagabondi, frati eremiti, zingari, spesso avvolti da una natura incombente e minacciosa. Il secondo, molto moderno, è quello di anticipare sviluppi stilistici che poi, seppur su altre impostazioni teoriche, rivoluzioneranno l’Ottocento: pennellate sempre più rapide e grumose che smaterializzano la figura. Solo facendo un passo indietro, l’immagine riacquisterà la sua squisita definizione.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Biennale 2026, il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identità culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30
  • Mostre

Luigi Voltolina a Venezia: la pittura come epifania

A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…

18 Gennaio 2026 0:02
  • Moda

All’origine dello stile: il disegno di Giorgio Armani in mostra a Parma

All’Abbazia di Valserena, a Parma, una selezione di materiali d’archivio restituisce gli anni formativi del linguaggio di Giorgio Armani attraverso…

17 Gennaio 2026 19:25
  • Mercato

Il nuovo corso dell’arte digitale, tra mercato e istituzioni

Aste, fiere e musei: così Beeple, Tyler Hobbs e Larva Labs raccontano l’evoluzione dei nuovi media nel sistema dell’arte

17 Gennaio 2026 19:14
  • Mostre

Nel cuore delle forme: Mimmo Paladino e l’Umbria come geografia interiore

L'antologica diffusa in tre città umbre restituisce la complessità di Mimmo Paladino come artista errante tra materia e mito. Un…

17 Gennaio 2026 19:02