Mare d'arte Festival, Non basta il canto delle sirene, Valerio Berruti
Paesaggio, arte e innovazione si intrecciano in un dialogo che si spinge fino al mare, inteso come simbolo di apertura e connessione. In quello che diventa un museo diffuso, la creatività si racconta attraverso linguaggi multidisciplinari, ma anche in funzione di un progetto trasversale che cresce nel tempo. Il valore dell’accoglienza è il punto di partenza di un viaggio artistico e umano che ha trovato nel titolo Sogni Condivisi una sintesi perfetta.
La kermesse cervese è partita con la mostra diffusa Razza Umana by Oliviero Toscani Studio, il progetto corale ideato dal grande maestro della fotografia e realizzato grazie agli scatti realizzati da Toscani e dai suoi allievi e collaboratori. I foto-totem, posizionati sul lungomare per circa due mesi, diventando parte di un dialogo visivo con il mare che accoglie chi arriva, che intende sfidare le barriere per celebrare la bellezza della diversità e per invitare il pubblico a riflettere sul valore della condivisione di esperienze umane. Il portfolio delle immagini esposte, selezionate su un repertorio di oltre 100.000 scatti, è uno studio socio-politico, culturale e antropologico, esteso all’intero pianeta, fondato sulla morfologia delle persone.
Tuttavia, il cuore pulsante del festival è l’imponente opera Non basta il canto delle sirene di Valerio Berruti (Alba, 1977), che resterà installata in modo permanente per invitare a riflettere sui fondamenti della nostra esistenza: la sirena come simbolo del mare e la bambina intesa come metafora della speranza e del futuro restituiscono un’idea di ospitalità che non solo riceve, ma accoglie e trasforma, senza giudicare. In un mondo che cambia rapidamente, questo lavoro invita a ragionare sulla condizione umana attraverso il linguaggio universale e anticonvenzionale dell’infanzia, un mondo sospeso, ma anche un momento della vita in cui tutto deve ancora avvenire.
La scultura è posata sulla banchina nord del porto canale di Cervia, lato Milano Marittima. È alta sei metri ed è in grado, grazie anche al basamento di scogli su cui poggia, di ridisegnare la linea d’orizzonte della località adriatica. Il suo profilo in bronzo riconnette cielo e mare, in un sottile dialogo tra natura e artificio.
Non basta il canto delle sirene è un raro esempio di scultura monumentale completamente circondata dal mare. La figura, dal carattere decisamente bidimensionale, è formata da campi vuoti, definiti da spesse linee di bronzo. Ed è nata per dialogare con il paesaggio marittimo: leggibile sia dal litorale che dal largo, si rivela come un’entità dinamica e magica. I colori del paesaggio, mutevoli in base alle ore del giorno, entrano nella sagoma e ne diventano parte; al calar del buio, l’opera viene illuminata con luce artificiale (con colori variabili), come se emergesse dagli abissi, evocando un atteggiamento introspettivo e dominato dal senso della solitudine.
Pertanto, al di là del fatto simbolico e poetico, l’opera di Berruti propone un ulteriore livello di lettura: quello ambientale. Sebbene essa si presenti come una scultura, possiamo affermare che si tratta di un sofisticato intervento di land art dove il dialogo tra la statua e il mare si manifesta in tutta la sua inscindibilità. Berruti riesce a innescare un’esperienza immersiva attraverso una semplice forma isolata e schiacciata, ma capace di attivare delle interazioni emozionali tra visitatori e scena litoranea. E questo costituisce un aspetto assolutamente originale di Non basta il canto delle sirene.
Curiosamente, con questa installazione, il destino di Milano Marittima si incrocia con quello di Milano (Lombardia), che sta accogliendo, nelle sale di Palazzo Reale, una mostra monografica dedicata allo stesso Berruti, aperta fino al 2 novembre.
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