A proposito di David Medalla: in ricordo del pioniere dell’arte relazionale

di - 29 Dicembre 2020

In una fredda giornata d’inverno, anche David Medalla è andato via. La vita è sempre un miracolo in cui si lascia, sempre, un segno dell’avvenuta presenza, ricordo vuoto o significativo che sia, di quello che un uomo è stato, per divenire anche memoria collettiva.

MONDRIAN FAN CLUB (David Medalla & Adam Nankervis) The letter “B” for Bologna (A global graffiti-fest initiated NYC 1992). Performance a Bologna (2016) Courtesy gli Artisti e Galleria Enrico Astuni, Bologna

David Medalla (1942-2020) era un uomo profondamente eclettico, lucido e intelligente, che in diversi decenni di attività ha operato incessantemente sulla soglia delle avanguardie, votato alla performance e all’arte partecipativa e sociale. Poeta e direttore della London Biennale dal 1998 fino all’attuale edizione del 2020, secondo le sue parole «un libero festival delle arti “fai-da-te” aperto a tutti i creativi del mondo senza restrizione di età, genere, orientamento sessuale, etnia, nazionalità e linguaggio artistico». Negli anni Sessanta, le sue performance sono state segnalate a Parigi da filosofi come Gaston Bachelard che introdusse nella capitale francese la prima performance dell’artista filippino, presso l’Accademia di Raymond Duncan.

Tra i diversi ricordi mi viene in mente l’opera Stitch in Time, un lavoro itinerante, iniziato nel 1968 e terminato nel 2017, basato sulla convinzione che l’interazione del pubblico con l’opera rilascia sempre ciò l’essenza dell’opera, cioè il divenire.

A Stitch In Time (1968-2017) Veduta dell’installazione nella mostra “Viva Arte Viva” – 57a Biennale di Venezia, Arsenale, Venezia (2017) Courtesy l’Artista e La Biennale di Venezia

Nel 2017 aveva partecipato nella mostra “Viva Arte Viva” della 57ma Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia con una opera avvolgente, in cui l’installazione diventava soprattutto forma sociale di coinvolgimento. Realizzata con tessuto, filo di cotone, spilli e aghi, racchiusi in una sagoma che assumeva la leggerezza e l’incanto di una culla o forse di una anonima tenda, l’opera accoglieva in un abbraccio collaborativo e sociale il pubblico della Biennale, nella consapevolezza di un accadimento artistico dilatabile e svolto nel corso del tempo.

I tessuti provenienti da diverse parti del mondo divenivano una sorta di archivio di ricordi in divenire, memoria del tempo trascorrente e anche simbiosi partecipativa. Una forte propulsione cosmica, una espansione continua di energie collettive per diventare sorpresa e poi scoperta, nel segno tangibile della sua avvenuta presenza nel mondo.

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