ARCOmadrid 2025: l’esplorazione della memoria nell’opera di Petra Feriancová

di - 8 Marzo 2025

ARCOmadrid 2025, inaugurata mercoledì scorso al pubblico professionale e aperta al grande pubblico ieri, venerdì, vede quest’anno la partecipazione di diverse gallerie italiane: 193 Gallery (Parigi), Gilda Lavia (Roma), Francesca Minini (Milano), Massimo Minini (Brescia), Monitor (Roma), Pinksummer (Genova), P420 (Bologna), Prometeo Gallery di Ida Pisani (Milano), Martina Simeti (Milano) e Studio Trisorio (Napoli).

Tra le proposte presentate, spiccano alcune mostre personali degne di nota. P420 presenta la serie Ab ovo di Adelaide Cioni (Bologna, 1976), una collezione di opere tessili con motivi arcaici ispirati a collezioni dell’antica Grecia, dell’Egitto, dell’Etruria e del Medio Oriente. Monitor, da parte sua, propone una presentazione personale di Maja Escher (Santiago do Cacém, 1990), incentrata su ave mãe (2024), un’opera tessile di grandi dimensioni. L’opera, cucita a mano e tinta con argilla e altri pigmenti naturali raccolti dall’artista, è una delle proposte che sicuramente risalta passeggiando tra i padiglioni. Merita la proposta dell’artista slovacca Petra Feriancová presentata dalla galleria Gilda Lavia, una delle più suggestive di quest’anno.

Feriancová: costruzione e percezione della memoria visiva

La pratica di Feriancová comprende la scrittura, la curatela e la creazione artistica in vari media, ma il suo obiettivo principale è lavorare con archivi storici e personali. La sua metodologia si basa sulla raccolta di immagini, che possono essere esposte in modo indipendente o integrate in serie, costruendo così un discorso visivo in continua evoluzione.

La sua fotografia si muove tra il reale e il fittizio, esplorando lo spazio intermedio tra memoria, percezione e rappresentazione. Per Feriancová l’immagine non è un’entità isolata, bensì un tassello di un processo più ampio, in cui la tecnica cede il passo alla narrazione, che emerge sullo sfondo.

La carriera di Feriancová raggiunse una svolta quando, invece di generare nuove immagini, decise di lavorare con materiale esistente, estraendone nuovi livelli di significato. In un mondo saturo di immagini che spesso consumiamo senza approfondirle, questa scelta assume una rilevanza particolare: rinunciando alla produzione di nuove rappresentazioni e immergendosi in ciò che è già stato registrato, l’artista si interroga sul modo in cui costruiamo e percepiamo la memoria visiva.

Vista dello stand di Gilda Lavia ad ARCOmadrid, con opere dell’artista Petra Feriancová. Per gentile concessione dell’artista e della galleria

Pilastro crollato da Un ordine delle cose II: la proposta per ARCO

Il progetto presentato ad ARCOmadrid 2025, Collapsed Pillar from An Order of Things II (2013), riprende l’installazione che Feriancová ha esposto al Padiglione ceco e slovacco della 55a Biennale di Venezia, curata da Marek Pokorný. L’opera è composta da 50 fotografie analogiche scattate tra il 1998 e il 2013, molte delle quali con la macchina fotografica del padre e sviluppate in camera oscura su carta baritata. In quest’opera, l’artista rivisita il proprio archivio, stabilendo connessioni tra le diverse fasi del suo lavoro e inquadrando la memoria come un processo dinamico e instabile. La serie dialoga con alcuni dei suoi progetti più importanti, come Grand Tour (2001), Flood (2002), Fear of Nature (2002), Almost Blow Up (2003), Victorian Boredom (2003), Cierny Balog (2005), Silent Sea / Water (2010) e Antigone’s Eyes (2009-2013).

Le fotografie sono disposte sul pavimento in una struttura che evoca il crollo di un “domino”: le immagini centrali rimangono in posizione verticale, mentre le altre poggiano una sull’altra in una sequenza progressiva di ascesa e discesa. Questa disposizione rafforza l’idea della fragilità della memoria e della sua resistenza all’oblio. Solo la prima o l’ultima immagine viene percepita nella sua interezza, mentre le altre rimangono parzialmente o completamente nascoste, suggerendo l’impossibilità di accedere all’intero ricordo.

L’installazione, che allude a una colonna crollata, si riferisce alla rovina come simbolo del passare del tempo, un motivo ricorrente nel lavoro dell’artista. Più che un gesto nostalgico, si tratta di una messa in discussione del modo in cui organizziamo e diamo senso alle informazioni visive, di ciò che decidiamo di preservare e di ciò che inevitabilmente va perduto.

Esplorando l’archivio

Oltre a questa installazione, lo stand presenta anche diverse serie fotografiche di Feriancová: Dall’archivio – Categoria Famiglia (2010), Dall’archivio – Categoria Cucito (2010) e Dall’archivio – Categoria Le estremità e gli inizi – Cerchio (2010). Queste opere sono collage creati a partire da ritagli di riviste del National Geographic, una pratica che rafforza la sua esplorazione degli archivi come materiale di lavoro e mette in discussione la capacità delle immagini di trasmettere una verità assoluta.

Petra Feriancová, ‘Dall’archivio – Categoria Le estremità e gli inizi – Cerchio’, 2010. Per gentile concessione dell’artista e di Gilda Lavia

In un contesto come ARCOmadrid, la proposta di Petra Feriancová presso Gilda Lavia si distingue come una delle presentazioni più suggestive di questa edizione. Il suo lavoro ci mette di fronte alle lacune della memoria, a ciò che è mostrato e a ciò che è nascosto, invitando il pubblico a colmare le assenze e a ricostruire la propria storia a partire dalle crepe dell’archivio.

L’articolo originale si trova sul sito exibart.es. Clicca qui per accedere

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