«Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?». Il volto arcigno della matrigna di Biancaneve nel film di Walt Disney ha terrorizzato milioni di bambini per decenni, proiettando sull’umana vanità un’ombra nera, mentre nel sequel   di un’altra fiaba notissima, Alice nel paese delle meraviglie, intitolato Attraverso lo specchio, Alice entra in un mondo incantato passando attraverso uno specchio magico. Suggestioni che potrebbero aver suggerito a Maria Grazia Chiuri, direttore artistico della maison Dior, di invitare l’artista Silvia Giambrone a presentare La Galleria delle ombre, una nuova serie di opere creata per l’occasione, nella Galleria degli Specchi a Versailles, nel contesto della sfilata on line della collezione donna prêt-à -porter autunno/inverno 2021.
Così, nella reggia di Versailles ripresa di notte, i grandi specchi in cera irti di spine e alti tre metri e mezzo, ognuno del peso di 400 chili, sono stati disposti davanti agli specchi che dovevano esaltare la gloria del monarca. «Considero questi specchi femministi, perché mettono il conflitto nel luogo del potere regale», spiega Giambrone, che ammette di non avere mai avuto i mezzi per realizzare un progetto di questa portata.
«Mi sembra arrivato il momento per la moda di riflettere sulle nostre ansie e paure», aggiunge Paola Ugolini, curatrice del progetto. «L’aspetto che mi ha sempre interessato delle favole – aggiunge Maria Grazia Chiuri – sono gli elementi magici e gli oggetti che vi sono contenuti. Non potevamo evitare di riflettere sullo specchio per farlo, e per questo ho coinvolto Silvia Giambrone, che con le sue opere indaga il senso di attrazione ma anche di repulsione che tutti abbiamo rispetto allo specchio».
Del resto, non è la prima volta che Dior lavora con artisti contemporanei italiani: dopo la sfilata di luglio 2020, a Lecce, con le opere di Marinella Senatore, la maison ha sostenuto la mostra “Io dico Io – I say I”, aperta alla Galleria Nazionale fino al 23 maggio. «Avevo fatto alcuni progetti nei musei italiani, ma non avevo mai potuto immaginare di lavorare per opere in queste dimensioni», aggiunge l’artista.
E qui veniamo al punto dolente: dopo un evento del genere, capace di coniugare moda e arte in un contesto monumentale come Versailles, è lecito porsi una domanda. Perché gli artisti italiani di talento vengono celebrati all’estero e ignorati in patria? In un momento come questo, dove appare opportuno, se non necessario, attivare nuovi schemi di pensiero e strategie per innovare il nostro Paese, se l’Italia promuovesse i propri artisti in maniera efficace avrebbe molto da guadagnare, come ha capito molto bene Maria Grazia Chiuri.
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