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Alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Pakistan torna con il suo Padiglione Nazionale, segnando la seconda partecipazione alla rassegna dopo il debutto del 2019. Un ritorno che assume un valore simbolico: consolidare una presenza ancora recente e orientata a costruire una narrazione autonoma dell’arte contemporanea pakistana all’interno di uno dei principali dispositivi di legittimazione del sistema globale dell’arte.
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, negli spazi dell’Ex Farmacia Solveni a Dorsoduro, il Padiglione del Pakistan presenterà Punj•AB – A Sublime Terrain, progetto dell’artista Faiza Butt, a cura di Beatriz Cifuentes Feliciano, con Yaqoob Bangash nel ruolo di Commissario, nominato dal Ministero del Patrimonio Nazionale e della Cultura della Repubblica Islamica del Pakistan. La sede scelta si colloca lungo il Dorsoduro Museum Mile, in prossimità delle Gallerie dell’Accademia, della Collezione Peggy Guggenheim e di Punta della Dogana, inserendo il padiglione in un contesto ad alta densità istituzionale. La partecipazione del Pakistan alla Biennale di Venezia segue un percorso di progressiva continuità: dopo l’esordio alla Biennale Architettura 2018, il Paese ha preso parte alla Biennale Arte 2019 e alla Biennale Architettura 2025.
Artista tra le più riconosciute della scena pakistana contemporanea, Faiza Butt è nata a Lahore nel 1973 e si è formata tra il National College of Arts e la Slade School of Fine Art di Londra. La sua pratica attraversa pittura, disegno, fotografia, ricamo e ceramica, con una particolare attenzione alle questioni di genere, alla materialità del lavoro e ai linguaggi tradizionalmente relegati all’ambito dell’artigianato. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il British Museum e il Kiran Nadar Museum of Art.
Punj•AB – A Sublime Terrain prende come punto di partenza il Punjab, regione storica e culturale profondamente segnata dalla Partizione del 1947, che ne ha diviso il territorio tra India e Pakistan. Butt affronta questo spazio come un paesaggio stratificato e resiliente, attraversato da memorie traumatiche, pratiche spirituali, tradizioni tessili e saperi femminili.
La curatrice Beatriz Cifuentes Feliciano colloca il progetto in dialogo diretto con il tema della Biennale Arte 2026 scelto dalla compianta Koyo Kouoh, In Minor Keys, sottolineando come la pratica di Butt lavori su registri apparentemente laterali – artigianalità, processo, temporalità lunga – che tuttavia resistono nel tempo con una forza silenziosa.
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