Bocal, un nuovo spazio per l’arte contemporanea a Roma

di - 22 Gennaio 2026

Nel cuore di Roma, là dove la storia sembra avere già pronunciato tutte le sue parole, nasce un luogo che sceglie di ascoltare il presente. Bocal – sotto la direzione artistica della storica dell’arte e curatrice Isabella Vitale – è il nuovo spazio non profit dei Pieux Établissements de la France à Rome dedicato all’arte contemporanea e si inserisce in un’istituzione secolare che, amministrata da Fra Renaud Escande, è da tempo attivamente impegnata nella promozione e nel sostegno della ricerca artistica. Con bocal, questo impegno non solo si consolida, ma si espande, assumendo la forma di un laboratorio aperto al dialogo tra storia, sperimentazione e contemporaneità.

Bocal si insedia tra architetture secolari e memorie stratificate, configurandosi come un dispositivo di visione. Pensato come un luogo di confronto e di produzione, accoglie artiste e artisti della scena francese e internazionale invitandoli a sviluppare progetti e opere site-specific e si propone come un contenitore trasparente che non conserva, ma espone; che non isola, ma mette in relazione, rendendo visibili processi, ricerche e trasformazioni.

Ritratto Alix Boillot. Ph. Antoine Legond

L’apertura con Preziosa, doppia personale di Alix Boillot (Parigi, 1992) e Mercedes Klausner (Buenos Aires, 1991) a cura di Isabella Vitale, visitabile fino al 20 febbraio 2026, non è soltanto un evento inaugurale, ma una dichiarazione di poetica. La mostra si configura come un’esplorazione del tema dell’acqua — elemento vitale e simbolico, principio generatore e trasformativo — che unisce le due ricerche artistiche in un dialogo fluido e sensibile. In questo contesto, l’acqua, materia mobile e archivio di gesti e di storie, diventa metafora di un’idea di arte che non si lascia immobilizzare dalla tradizione, ma la attraversa, la filtra e la restituisce come esperienza contemporanea.

In questo scenario, l’arrivo di bocal assume un valore che va oltre la semplice attivazione di un nuovo spazio espositivo: è l’emergere di una visione in cui l’eredità dei Pieux Établissements, istituzione nata dall’intreccio di accoglienza, solidarietà e cultura, viene ripensata come infrastruttura viva per la creazione artistica del presente. Un passaggio di testimone tra la storia e l’oggi, che trova nella pratica site-specific, nella ricerca e nel dialogo internazionale i suoi strumenti privilegiati.

Mercedes Klausner. Ph Sylvain Dubrunfaut

Abbiamo incontrato Fra Renaud Escande e Isabella Vitale per indagare questa soglia: il punto in cui un’istituzione antica si apre al confronto con l’arte contemporanea e in cui una nuova comunità di artisti inizia a prendere forma. Ne emerge un racconto incentrato sulla produzione artistica del nostro tempo, sulle intersezioni culturali e su una convinzione radicale: che ogni vero incontro, come ogni opera, non occupi semplicemente un luogo, ma lo crei.

Apriamo il dialogo con Fra Renaud Escande, amministratore dei Pieux Établissements, per comprendere come questa istituzione abbia scelto di aprirsi in modo così deciso al presente. I Pieux Établissements de la France à Rome affondano le radici nell’epoca carolingia. Oggi gestiscono una rete di cinque chiese nel cuore del centro: San Luigi dei Francesi, Trinità dei Monti, Sant’Ivo dei Bretoni, San Nicola dei Lorenesi e Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni. A cosa si deve la longevità di questa istituzione e come si raccorda un’eredità così vasta e stratificata?

«Questa antica istituzione che ha segnato la storia di Roma ha potuto attraversare i secoli grazie alla generosità di benefattori che hanno lasciato in eredità i loro beni ai Pii Stabilimenti affinché questi potessero portare avanti le loro tre missioni: l’accoglienza dei pellegrini, la solidarietà verso i più poveri e la diffusione dell’arte e della cultura francese in Italia».

Renaud Escande. Ph François Collet

I Pieux Établissements hanno contribuito a promuovere iniziative nel campo dell’arte contemporanea: dal reliquiario San Charles de Foucauld di Abdelkader Benchamma nella chiesa dei Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni alla Via Crucis su lastre di smalto realizzata da Pierre Buraglio a Trinità dei Monti, dalla Missa Iubilaea scritta dal giovane compositore franco-marocchino Samir Amarouch, già borsista di Villa Medici, fino al prossimo progetto per la cappella Contarelli che sarà prodotto da Jean-Michel Othoniel. Come nascono queste collaborazioni e in che modo contribuiscono a far dialogare arte, tradizione e innovazione nei luoghi storici di Roma?

«Credo che si debba sempre scommettere sul proprio tempo, per riscoprire il passato senza mai cristallizzarlo e aprirsi al futuro senza fantasticare troppo. Scommettere che l’arte, che assapora un po’ la sua epoca, abbia qualcosa da dire a tutti noi e soprattutto a me, che sono un monaco domenicano appartenente a una Chiesa che cerca, anch’essa, di parlare incessantemente ai suoi contemporanei. Accogliere questo passato che ci ha plasmati, per comprendere il presente che siamo, al fine di aprirci al futuro. Questo è ciò che ho desiderato per l’istituzione che dirigo. Certo, il patrimonio ci impone degli obblighi ed è una grande responsabilità saperlo preservare, restaurare e trasmettere. Ma questo patrimonio, lo conosco e lo voglio vivo, e per me era fuori discussione limitarmi a conservare tesori, senza dubbio sublimi, e lasciarci abbagliare da un tempo passato di cui avremmo nostalgia. A rischio di sorprendervi, credo fermamente che l’arte non abbia una storia! Le forme e gli stili ne hanno sicuramente una, ma l’esperienza che mi coinvolge di fronte a un’opera d’arte non può che aprire lo spazio a una presenza assolutamente contemporanea».

Via Crucis Trinità dei Monti, Pierre Buraglio ©François Collet

Bocal è un nome che suggerisce una visione: un contenitore di vetro che accoglie e protegge, che attrae la luce e rende visibile ciò che spesso resta impercettibile. Un termine che evoca un respiro, un luogo di trasformazione. E nasce dentro un’istituzione, i Pieux Établissements, che da secoli custodisce, accoglie e valorizza la cultura. In questo intreccio di trasparenza e metamorfosi, amplificato dalla mostra inaugurale Preziosa, dove l’acqua è soglia e memoria, quali impressioni vorreste suscitare a chi varca la soglia di bocal per la prima volta?

«”bocal”… mi piace questa parola. Ha qualcosa a che vedere con la pancia, il ventre, il luogo dove tutto accade, dove tutto transita, dove tutto si trasforma e si trasgredisce. È una macchina per vedere. Ed è a questa esperienza che vorrei invitare le persone che varcheranno la soglia del “bocal”. Un luogo di esposizione dove si corre il rischio di esporsi. Non credo nei luoghi di incontro, ma credo fermamente che ogni vero incontro crei un luogo. Ed è questo il mio desiderio. Che bocal crei, per il tempo di un’esperienza (che non è altro che il resto di un viaggio), lo spazio per un incontro e le condizioni per creare un luogo. Vi invito a scoprirlo. A voi la scelta!».

Bocal, installation view Preziosa. Alix Boillot, Mercedes Klausner. Ph. Eleonora Cerri Pecorella

Lasciamo ora la parola a Isabella Vitale, direttrice artistica di bocal e curatrice della mostra Preziosa, per comprendere nel dettaglio come questa eredità si traduca in un programma di ricerca, produzione e dialogo con la scena contemporanea. La tua formazione tra Parigi e Roma e le numerose collaborazioni con artisti, gallerie d’arte e istituzioni italiane e straniere tra cui, in ambito francofono, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, l’Ambasciata di Francia in Italia, l’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, la Direzione delle Arti Visive della città di Lille fino a pianobi, dove unisci pratica e teoria offrendo agli artisti un vero spazio di ricerca, testimoniano come tu abbia sempre costruito ponti tra le due scene artistiche. In che modo questa esperienza transnazionale influenza oggi la direzione di bocal?

«È esattamente la parola giusta: transnazionale, nel senso di un’esperienza che trascende i confini di una singola nazione. Sia in Italia sia in Francia operano numerosi artisti di nazionalità diverse; che si tratti di presenze temporanee o durature è, in fondo, secondario. Una volta immersi in un contesto, infatti, “les jeux sont faits”: si incontrano nuovi luoghi, persone e possibilità, e una condizione transitoria può trasformarsi in un’esperienza destinata a sedimentarsi nel tempo, per poi essere rielaborata e reinterpretata. Rendere visibile questo “passaggio” e condividerlo costituisce l’incipit di ogni progetto artistico e orienta in modo sostanziale la direzione di bocal».

Bocal, installation view Preziosa. Alix Boillot, Mercedes Klausner. Ph. Eleonora Cerri Pecorella

Bocal nasce come spazio non profit all’interno di un’istituzione secolare come i Pieux Établissements e affonda le sue radici in un atelier ottocentesco voluto da Jean-Baptiste Wicar per giovani artisti del Nord della Francia. Come avete affrontato la sfida di integrare un progetto di arte contemporanea in un contesto così fortemente segnato dalla storia e come interpretate oggi questa eredità nell’impostare un programma che guarda anche alla scena internazionale?

«Una storia così ricca e stratificata non può che rappresentare uno stimolo a proseguirla nel presente in modo rinnovato, con entusiasmo, curiosità e consapevolezza. La parola chiave è “reinventarsi”, sempre e ovunque. In questa prospettiva, il programma di bocal si fonda sul coinvolgimento di artiste e artisti di diverse nazionalità, attraverso doppie personali o mostre collettive, capaci di generare dialogo e riflessione condivisa, tanto tra gli artisti quanto tra i diversi interlocutori coinvolti. Centrale è anche la volontà di diffondere la mostra a un pubblico il più ampio possibile, rendendo determinanti fattori come la durata dei progetti e le tematiche affrontate. Ritengo che questo sia uno dei modi più efficaci per integrare l’arte contemporanea nella vita quotidiana, superando confini geografici, temporali e culturali».

Prix Wicar © Philippe Paoli, 2018

Sia Alix Boillot che Mercedes Klausner arrivano a Preziosa dopo aver vissuto esperienze dirette con la città di Roma: Alix Boillot con la performance Grace realizzata nel 2023 durante la sua borsa di studio all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e con la scultura Giravolte, opera prodotta grazie al sostegno e al finanziamento dei Pieux Établissements, e nata dall’utilizzo delle monete raccolte dalla Fontana di Trevi in collaborazione con la Caritas Roma; Mercedes Klausner con la ricerca sull’Acquedotto Felice sviluppata durante la sua residenza nel 2024 allo Studio Wicar come vincitrice del Prix Wicar, promosso dallo Spazio municipale d’arte contemporanea della città di Lille – l’Espace le Carré. Che valore assume inaugurare bocal con due artiste che hanno fatto della città un terreno di ricerca e indagine?

«Non poteva esserci un battesimo migliore. In un certo senso, è lo stesso battesimo che entrambe le artiste hanno ricevuto a Roma, città in cui hanno trascorso un periodo sufficientemente lungo da potersi avvicinare in profondità al suo tessuto storico e simbolico. Roma è una città che offre e mostra moltissimo, ma che raramente fornisce risposte immediate; al contrario, pone interrogativi. Sia Alix Boillot sia Mercedes Klausner hanno cercato di rispondere a tali interrogativi attraverso percorsi di ricerca distinti ma convergenti, affrontando tematiche affini che mi hanno suggerito il loro accostamento in questa doppia personale. Le opere esposte sono infatti il risultato di progetti di ricerca successivamente trasformatisi ed evolutisi durante il soggiorno in residenza presso Villa Medici e presso l’atelier Wicar, progetti che ho avuto il piacere di seguire sin dall’inizio e che mi hanno portato all’incontro con Frère Renaud Escande e quindi con i Pieux Établissements. Preziosa rimanda proprio a questo processo di incontri, di sedimentazione, di trasformazione e valorizzazione dell’esperienza attraverso l’opera d’arte».

Torre Spaccata, Tristan Baraduc @PEFRL

Guardando alle iniziative culturali più recenti dei Pieux Établissements tra cui Playground di Tristan Baraduc, realizzata presso la Parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, a Torre Spaccata, così come al tuo progetto di pianobi dove ha da poco inaugurato la mostra site-specific Marmott di Laurent Le Deunff (Talence, 1977), si osserva la volontà di portare l’arte non solo nel centro storico, ma anche nelle periferie romane, là dove spesso l’offerta culturale è più discontinua. Qual è l’auspicio per la comunità quando l’arte esce dai luoghi canonici e arriva dove non sempre è attesa?

«Portare l’arte fuori dai luoghi canonici significa creare occasioni di incontro e scoperta, rompere la routine quotidiana e instaurare un dialogo diretto con chi raramente entra in contatto con l’arte o con iniziative culturali più strutturate. Non si tratta semplicemente di spostare la presenza dell’arte, ma di trasformare l’esperienza artistica in una dimensione vissuta quotidianamente, capace di generare attenzione, riflessione e un reale senso di partecipazione alla vita del luogo. Progetti come Playground di Tristan Baraduc o Marmott di Laurent Le Deunff dimostrano come l’opera possa confrontarsi con la storia, il contesto e le persone, aprendo spazi di sorpresa e stimolando una partecipazione attiva. In questo modo, l’arte diventa uno strumento di condivisione e dialogo, capace di ridefinire il rapporto tra attività culturali, territorio e comunità, facendo sentire ogni quartiere parte integrante della vita culturale della città. Aver creato pianobi fuori dal centro e guidare bocal in pieno centro storico rappresenta per me la coerenza perfetta: contesti diversi, ma lo stesso approccio all’arte vissuta come esperienza aperta, dialogica e inclusiva, ovunque si trovi».

Bocal, installation view Preziosa. Alix Boillot, Mercedes Klausner. Ph. Eleonora Cerri Pecorella

Bocal si presenta come un luogo di sperimentazione aperto ad artisti francesi e internazionali. Come immagini la costruzione di una comunità artistica attorno a questo spazio nei prossimi anni?

«L’idea di costruire una comunità artistica attorno a bocal si fonda sul principio di apertura e scambio: come Frère Renaud Escande, credo anche io fermamente che ogni vero incontro crei un luogo. In questo caso una sorta di laboratorio in cui artiste e artisti di diverse nazionalità possano incontrarsi, confrontarsi e sperimentare insieme. Nei prossimi anni, immagino una comunità che cresca non solo attraverso la partecipazione diretta alle mostre, ma anche mediante la condivisione di pratiche, esperienze e riflessioni, creando un tessuto relazionale che superi i confini geografici e disciplinari. La comunità si formerà progressivamente intorno a un’idea di reciprocità: chi entra in contatto con bocal porta con sé conoscenze, sensibilità e linguaggi diversi, e allo stesso tempo riceve stimoli capaci di trasformare la propria visione. In questo senso, bocal non è solo uno spazio fisico, ma un luogo di costruzione collettiva del pensiero artistico, dove la sperimentazione diventa occasione di crescita condivisa e di dialogo internazionale».

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