Brian Rochefort, Perhaps An Asteroid Hit – Massimo De Carlo

di - 21 Febbraio 2021

Perhaps An Asteroid Hit, forse un asteroide ha colpito.
La catastrofe, l’apocalisse.
Eppure siamo qui a raccontarla.

La mostra di Brian Rochefort, da Massimo De Carlo, è il trionfo del caos e dell’ordine, tutti e due insieme. I suoi crateri in ceramica sono vulcani di colore impazziti, ma restano così, allineati e silenziosi, con stratificazioni nette che si alternano, precise. Ci sono eruzioni, foreste, barriere coralline nelle sue sculture, gli elementi naturali che Rochefort ha conosciuto nei suoi viaggi e che proietta lì, su quei vulcani pronti ad esplodere. Troviamo anche Mitchell, Oehlen, de Kooning su quelle superfici, i pittori astratti che ispirano un modo nuovo di fare ceramica, nato da schianti e da collisioni. E poi un tentativo di kosmos, di ordine e armonia, che trasforma ogni impatto in un incontro gentile.

Forse un asteroide ha colpito, frantumando ogni cosa. E noi non vediamo più vasi, ceramiche, opere, ma microcosmi in sfacelo e ammassi di materia informe. Eppure, dicevamo, la forma c’è, è solida e viva, come magma rappreso. Talvolta, anzi, è perfino regolare, come le 9 sculture all’ingresso della galleria che ricordano cilindri – e lo sono davvero. Paint Can li chiama lui, un omaggio in argilla allo studio di Bacon, a quei barattoli di vernice ammassati al centro della stanza, proprio come i nostri Paint Can. Il colore, quello non manca, e sferza senza indugio dalle tinte pastello a toni più vibranti, certamente decisi.

La serie “Paint Can”. Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO
La serie “Paint Can”. Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO
Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO

Ma un asteroide ha colpito, pare, e si torna presto a un caos più esasperato. Pochi passi, un’altra sala, 18 crateri disposti per file. Indisciplinati, sì, ma in riga, pronti a esplodere senza preavviso. Portano il peso di nomi apocalittici questi vulcani, si chiamano Mutilated World, Inferno, Heat Death, e poi Comet, Suberosa, Fiery Dawn; quasi chiavi di un presagio, diremmo, ma senza spiegazione. Continuiamo. Un piccolo corridoio, un cratere disperso e ci troviamo faccia a faccia con un mobile in legno: sugli scaffali, 35 vasi in miniatura, una scacchiera che prova a imprigionare il caos, a isolarlo per non lasciarsi sovrastare.

Forse un asteroide ha colpito poco fa e siamo stati scaraventati in un presente che non sappiamo definire, fatto di grumi, superfici porose, elementi senza nome. Il mondo in cui ci orientavamo è stato stravolto e non lo riconosciamo più, camminiamo sospesi tra barattoli e vulcani. C’è un accenno di ciò che era quotidiano, ci sono spettri ed echi di cose un tempo familiari. Ma tutto somiglia, rimanda, richiama, nulla è davvero. I cans non contengono, i vulcani non fumano.

Perhaps An Asteroid Hit, forse un asteroide ha colpito.
Scusate, non eravamo pronti.

Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO
Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO
The Cabinet “Grounding Technique”, dettaglio. Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO

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