Credits Roberto Marossi. Courtesy MASSIMODECARLO
Perhaps An Asteroid Hit, forse un asteroide ha colpito.
La catastrofe, l’apocalisse.
Eppure siamo qui a raccontarla.
La mostra di Brian Rochefort, da Massimo De Carlo, è il trionfo del caos e dell’ordine, tutti e due insieme. I suoi crateri in ceramica sono vulcani di colore impazziti, ma restano così, allineati e silenziosi, con stratificazioni nette che si alternano, precise. Ci sono eruzioni, foreste, barriere coralline nelle sue sculture, gli elementi naturali che Rochefort ha conosciuto nei suoi viaggi e che proietta lì, su quei vulcani pronti ad esplodere. Troviamo anche Mitchell, Oehlen, de Kooning su quelle superfici, i pittori astratti che ispirano un modo nuovo di fare ceramica, nato da schianti e da collisioni. E poi un tentativo di kosmos, di ordine e armonia, che trasforma ogni impatto in un incontro gentile.
Forse un asteroide ha colpito, frantumando ogni cosa. E noi non vediamo più vasi, ceramiche, opere, ma microcosmi in sfacelo e ammassi di materia informe. Eppure, dicevamo, la forma c’è, è solida e viva, come magma rappreso. Talvolta, anzi, è perfino regolare, come le 9 sculture all’ingresso della galleria che ricordano cilindri – e lo sono davvero. Paint Can li chiama lui, un omaggio in argilla allo studio di Bacon, a quei barattoli di vernice ammassati al centro della stanza, proprio come i nostri Paint Can. Il colore, quello non manca, e sferza senza indugio dalle tinte pastello a toni più vibranti, certamente decisi.
Ma un asteroide ha colpito, pare, e si torna presto a un caos più esasperato. Pochi passi, un’altra sala, 18 crateri disposti per file. Indisciplinati, sì, ma in riga, pronti a esplodere senza preavviso. Portano il peso di nomi apocalittici questi vulcani, si chiamano Mutilated World, Inferno, Heat Death, e poi Comet, Suberosa, Fiery Dawn; quasi chiavi di un presagio, diremmo, ma senza spiegazione. Continuiamo. Un piccolo corridoio, un cratere disperso e ci troviamo faccia a faccia con un mobile in legno: sugli scaffali, 35 vasi in miniatura, una scacchiera che prova a imprigionare il caos, a isolarlo per non lasciarsi sovrastare.
Forse un asteroide ha colpito poco fa e siamo stati scaraventati in un presente che non sappiamo definire, fatto di grumi, superfici porose, elementi senza nome. Il mondo in cui ci orientavamo è stato stravolto e non lo riconosciamo più, camminiamo sospesi tra barattoli e vulcani. C’è un accenno di ciò che era quotidiano, ci sono spettri ed echi di cose un tempo familiari. Ma tutto somiglia, rimanda, richiama, nulla è davvero. I cans non contengono, i vulcani non fumano.
Perhaps An Asteroid Hit, forse un asteroide ha colpito.
Scusate, non eravamo pronti.
Fino al 6 settembre l’istituzione milanese ospita In Between, la grande mostra dedicata al maestro della Transavanguardia che attraversa cinque…
Popsophia 2026 torna a Pesaro con incontri, philoshow e un omaggio alla compianta fumettista Marjane Satrapi, per riflettere su identità,…
Fino al prossimo 26 luglio, A plus A Gallery presenta "Counterforms", mostra a cura di Matt Williams e Neue Alte…
Il report di Fondazione Delphos fotografa i consumi culturali su 223 siti: ingressi in crescita, contante in calo e una…
Una selezione di oli, disegni, chine e tecniche miste racconta quasi 40 anni di ricerca di Renato Guttuso e indaga…
È morto a 88 anni David Hockney, tra i più influenti artisti contemporanei. Dalle iconiche piscine californiane ai paesaggi dello…