Da Michelangelo alla chirurgia plastica: Jenny Saville in mostra a Firenze

di - 3 Novembre 2021

Tra il David di Michelangelo e il Perseo di Benvenuto Cellini, a Firenze la rappresentazione del corpo non può che assumere tratti mitologici o biblici, in ogni caso impegnativi. Nella città toscana, in quel fervido periodo compreso dal Rinascimento al Manierismo, si andava definendo un canone per quella forma che ci è così familiare – in fondo siamo noi, in carne, ossa, bronzo e marmo, anche se rivestiti di tratti, pose e muscolature epiche – eppure ancora misteriosa, sfuggente. E così, la grande mostra di Jenny Saville, con i suoi corpi deformati, vagamente mostruosi e ammiccanti, irresistibili, diffusi in cinque sedi della città, tra il Museo del Novecento, Palazzo Vecchio, il museo dell’Opera del Duomo, il Museo degli Innocenti e Casa Buonarroti, assume molteplici sfumature di senso.

Tra corpi levigati e membra iperestese

Da una parte, il dialogo con una tradizione influente e, per certi versi, paralizzante, che per di più non è solo italiana ma anche europea e, nello specifico, d’Oltremanica, da Willem de Kooning a Francis Bacon e Lucian Freud, altri totem della rappresentazione del corpo. Dall’altro, la capacità di trascendere tutti questi paradigmi, spostarne le possibilità, giocando con una monumentalità elastica, dirompente. Il coraggio alla ex Young British Artist non manca e neanche la potenza e l’ambizione, qualità necessarie per reggere un progetto espositivo totalizzante per la città, che con il contemporaneo ha un rapporto non pacificato (come nel caso delle vivaci reazioni ai vari progetti in Piazza della Signoria) ma che ha premiato questo tentativo, affollando gli spazi espositivi, forse anche per un clima di generale ottimismo a seguito delle riaperture, di cui questo progetto vuole essere un po’ il capofila.

JENNY SAVILLE Fulcrum, 1999, © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021 Collezione privata. Courtesy Gagosian

Curato da Sergio Risaliti, e pensato per dare un segnale di ripartenza all’arte e alla cultua di Firenze, il progetto ripercorre tutte le tappe della brillante carriera di Jenny Saville, dagli anni ’90 a oggi, con opere storiche e altre realizzate appositamente per questa occasione. Il dialogo con la storia è serrato: al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze c’è la Pietà Bandini di Michelangelo, al Museo degli Innocenti la Madonna col Bambino di Luca della Robbia e la Madonna col Bambino e un angelo di Botticelli, ancora Michelangelo e i suoi bozzetti a Casa Buonarroti. A questi corpi levigati dalla storia dell’arte e dall’ammirazione universale, Saville contrappone i suoi ritratti femminili, le pieghe che si aprono e si restringono sulle epidermidi tese o rilassate, iperespanse sulle tele di grandi dimensioni. La pittura rimastica le membra, le riveste di una presenza allucinata e intima, sempre estrema, organicamente ibrida tra cyborg e carne per infrangere le regole e le categorie del bello e del decente.

Jenny Saville: la biografia

Nata a Cambridge, nel 1970, Jenny Saville ha frequentato la Glasgow School of Art nel 1988, iniziando a interessarsi al tema della rappresentazione del corpo dal punto di vista femminile. Decisivo il suo periodo di studi a Cincinnati: «Era interessante entrare nei centri commerciali e osservare un sacco di donne in carne. Carne e pelle bianca in pantaloncini e t-shirt. È stato interessante fare queste osservazioni perché quelle donne avevano la fisicità che mi interessava», racconta l’artista. La sua carriera iniziò a prendere il volo già subito dopo la laurea. Nel 1993, la prima personale da Charles Saatchi, che rimase folgorato dalla sua pittura e diede il primo supporto alla sua ricerca. Nel 1994 si trasferì a New York, dove ebbe modo di osservare il lavoro del chirurgo plastico Barry Martin Weintraub, scattando fotografie durante gli interventi di chirurgia estetica e liposuzione. Lo studio della ricostruzione della carne umana è stato formativo nella sua percezione del corpo, dal classicismo di Tiziano e Tintoretto alle patologie.

La svolta nel 1997, con la partecipazione a “Sensation”, storica mostra in esposizione presso la Royal Academy of Arts di Londra, con opere della collezione di arte contemporanea di proprietà di Charles Saatchi, considerata capitale per la nascita e lo sviluppo degli Young British Artist. In quella occasione, le opere di Saville furono particolarmente apprezzate, nonostante la “concorrenza” di artisti del calibro di Damien Hirst, Gary Hume, Dinos Chapman, Marcus Harvey, Tracey Emin e Chris Ofili, tra gli altri. Attualmente rappresentata da Gagosian, Jenny Saville vive e lavora a Londra, dove è anche insegnante di pittura figurativa alla Slade School of Art di Londra.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

È morto Remo Salvadori, artista della contemplazione e della materia

Scultore della percezione e dello spazio, Remo Salvadori è morto a 79 anni: una carriera internazionale, tra la Biennale e…

19 Maggio 2026 19:32
  • Arte contemporanea

Roma Gallery Weekend 2026: un viaggio tra le gallerie della capitale

Contemporanea 2026 ha coinvolto 32 gallerie romane con mostre, aperture speciali e itinerari tra centro storico, Ostiense, San Lorenzo ed…

19 Maggio 2026 17:22
  • Mostre

Nel Padiglione della Repubblica di San Marino, la pittura di Mark Francis diventa un “mare di suono”

Per la 61. Biennale d’Arte, l’artista nordirlandese Mark Francis trasforma il Tana Art Space di Venezia in un dispositivo sinestetico…

19 Maggio 2026 16:45
  • Progetti e iniziative

Nel 2027 la Corea dedicherà un’intera Biennale al proprio alfabeto

Non solo K-Pop e K-Beauty: la nuova Biennale dell’Hangeul trasformerà la città di Sejong in un museo a cielo aperto,…

19 Maggio 2026 16:15
  • Mostre

Il viaggio cosmico e poetico di Yuri Catania, in una mostra a Val Mara

Astronauti, paesaggi alpini e giardini notturni nella mostra personale di Yuri Catania visitabile presso la Casa comunale Val Mara di…

19 Maggio 2026 14:23
  • Architettura

Coesistenza, pratiche sociali e giardini cinesi: ecco come sarà La Biennale Architettura 2027

Presentati a Venezia il titolo e il tema della Biennale Architettura 2027: gli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu…

19 Maggio 2026 13:21