Da museo a campo di sperimentazione: Aldo Giannotti al MAMbo

di - 4 Giugno 2021

La mostra di Aldo Giannotti (Genova, 1977), durante le giornate di Art City Bologna, per alcuni spettatori inizia prima di varcare le porte del museo: ad attenderli fuori c’è l’artista che, in abbigliamento casual gira disinvolto tra la folla, confonde gli indecisi e i ritardatari esortandoli ad entrare con frasi accomodanti: «se non avete prenotato venite con me, vi faccio entrare io» o «finalmente, stavamo aspettando solo voi».

Entrando nella prima sala la sensazione di disorientamento cresce di fronte a un video che riproduce in dimensioni 1:1 la stanza asettica in cui ci si trova. L’unico oggetto caratteristico sono degli spalti in ferro e lo schermo si comporta come uno specchio che sembra essersi dimenticato della nostra presenza. Proseguendo, lo spazio si apre sulla Sala delle Ciminiere, dove, in un clima conviviale, occupano la scena spettatori impazziti, indaffarati a correre per la sala stando attenti a non calpestare chi invece decide di sdraiarvisi nel mezzo. Ancora ignari delle istruzioni che stanno muovendo il pubblico, e che a breve muoveranno anche noi, accogliamo con curiosità il presentimento di essere arrivati al momento giusto per vivere l’happening in programma.

Aldo Giannotti, MAMbo

Raramente si trovano opere incorniciate, poiché l’artista preferisce disegnare direttamente sulla parete. Le illustrazioni in bianco e nero, che ricordano l’estetica di Nedko Solakov, accompagnano per tutto il percorso di mostra lo spettatore anche sotto forma di flyer invitandolo a compiere delle azioni. L’uso che l’artista fa di queste istruzioni rimanda a “Do it”, progetto a cui Obrist, Lavier e Boltanski diedero forma negli anni novanta: mostre itineranti che avevano come performer lo spettatore e come opere, oggetti o installazioni destinati a essere consumati in un tempo limitato.
Le citazioni in mostra sono diverse ed evidenti anche in altri due interventi: il richiamo alla pedana mobile che Robert Morris proponeva già negli anni settanta e la scala dove l’artista invita a salire per vedere wall drawing altrimenti illeggibili dal basso, che ricorda uno dei soggetti principali dell’opera video Centro di permanenza temporanea di Adrian Paci.
Giannotti non si impadronisce solo dello spazio dedicato alle esposizioni temporanee, ma apre un varco che Aldo Rossi aveva progettato per il museo anni prima, arrivando al piano della permanente, dove continua a fornire indicazioni per fruire in modo alternativo le opere storiche.

Aldo Giannotti, MAMbo

“Safe and sound”, in anglosassone sano e salvo, è il detto che Giannotti sceglie come titolo della mostra e con cui mette subito a fuoco quelli che saranno i concetti chiave della sua indagine, ovvero la sicurezza e la protezione. Due principi che all’interno dell’istituzione sono così profondamente radicati da permettere all’artista di invitare un ipotetico pazzo a farsi avanti con una motosega e aprire un muro per collezionare un suo wall drawing, dando per scontato che la storia avrà un lieto fine. Foucault parlava di musei disciplinari come luoghi estremamente regolamentati, dove l’individuo conosce il comportamento da tenere rispetto allo spazio e alle opere. C’è sempre qualcosa che controlla l’adesione alle norme, che siano le videocamere o i guardasala, ma cosa succede se l’artista ribalta queste regole chiedendo allo spettatore di violarle? Per quanto scrivere sui muri sia legittimato, l’istinto porta a cercare l’approvazione nello sguardo dei guardasala. L’attenzione si sposta quindi su di loro e sul loro ruolo nel dispositivo-museo. Il cortocircuito scatta, tuttavia, quando ci si accorge che la violazione di una norma canonica è essa stessa la nuova norma. La riscrittura del sistema di regole che disciplina il ruolo del museo è un tema urgente nella situazione post-pandemica. Balbi e Giannotti hanno trovato una formula per rendere il museo quanto più simile a uno spazio pubblico e coinvolgente, assecondando le necessità del contemporaneo. L’estrema testimonianza di questo fatto è la scelta di allestire una stanza bianca accessibile solo dall’esterno, dove chiunque può imbrattare le pareti o dormire in un luogo apparentemente protetto.

Aldo Giannotti, MAMbo

Dopo mesi di viewing room e mancanza di socialità, questa modalità di riappropriarsi dei luoghi di cultura è senza dubbio interessante, come lo è il paradosso per cui compiere azioni pericolose come fare una maratona alla Godard appare sicuro solo perché è l’istituzione a suggerire di farlo.

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