Lucia Veronesi, Ingeniosa Atrabyssalis (Elizabeth Blackwell), 2023
Venezia. Ogni volta che pronuncio il nome della città in cui vivo, mi viene sempre un mezzo sorriso, quel tipico sorriso che si fa quando si sa che il protagonista del film che si sta guardando sta per andare a morire oppure a prenderle di santa ragione, e ne è (forse) consapevole. Rimanere in città significa viverla in trincea, tra turisti che arrivano a flotte e mostre che sbucano anche dentro i sotoporteghi, non ci si annoia mai diciamolo. Quando mi invitano a visitare l’ultima mostra della D3082 Domus Civica Art Gallery, mi ricordo di una frase delle Città invisibili di Calvino che dice: «Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia. per distinguere le qualità delle altre devo partire da una prima città che resta implicita». Per me è Venezia, e così vado avanti a ricordarmi perché così importante questa città proprio come un gran albero con milioni di foglie.
Da sola nel bosco è la mostra alla D3082 dell’artista Lucia Veronesi e curata da Eva Comuzzi, davanti alle quattro vetrine dello spazio in Domus Civica abbiamo quattro giganti tele cucite che raccontano quattro figure femminili della storia: Hildegarda von Bingen, Jeanne Baret, Marianne North e Elizabeth Blackwell. Queste donne apparentemente non collegate hanno un destino comune: in epoche completamente diverse, hanno provato a superare il potere patriarcale del loro tempo, l’artista per rappresentare al meglio le vite di queste donne così coraggiose, ha trasformato le carte sulle quali venivano disegnate piante e fiori in grandi teli in tessuto non tessuto, gli stessi che per chi non lo sapesse vengono usati per proteggere in genere le piante ed i fiori dal freddo dell’inverno. I volti delle quattro vengono riscritte dall’artista in piante e fiori di specie da lei inventate come il nome che portano, che si collegano così alla visionarietà di queste donne, esponendole in tutta la loro essenza, non è facile all’inizio capire questo passaggio, ma ci sono cose che nell’arte hanno bisogno di tempo, proprio come nel mondo vegetale no?
Citando la curatrice: «Una vetrina non ti lascia mai indifferente. Lì dentro c’è tutto quello che vorresti e che probabilmente hai già ma non sai di avere. Devi solo imparare ad esporlo meglio. Ad esprimerlo. E chi meglio di Hildegarda von Bingen, Jeanne Baret, Elizabeth Blackwell e Marianne North ce lo può dire? Chi meglio di queste donne ci può dimostrare che la forza sta tutta dentro e basta solo avere il coraggio di portarla fuori? Di esprimerla con tutta la propria forza e dedizione? Ad ognuna di esse, botaniche, viaggiatrici, studiose, artiste in tempi non certo semplici, Lucia dedica un ritratto. Tutte e quattro, come pure i quattro teli realizzati, si pongono in una zona liminale».
Il messaggio che si vuole dare attraverso questo progetto è ispirarsi a figure importanti che hanno dato molto, in tempi in cui, esplorare e andare in profondità , prendendo tutto il tempo necessario, risulta difficile da fare, e lo spazio di una vetrina effettivamente non passa di certo inosservato in una città come Venezia.
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