Diego Miguel Mirabella, Decorato Decoroso Distratto - Studio SALES
Risale al 2017 lâincontro di Diego Miguel Mirabella (Enna, 1988) con la tecnica del zellij, le ceramiche aniconiche realizzate col tradizionale procedimento che ricorda il mosaico, tipiche del Marocco. Anche se, in realtĂ , lâartista si imbattĂŠ con questa cultura giĂ un paio di anni prima, allorquando arrivò a Fès. Da allora, questo metodo è entrato a pieno titolo tra le forme espressive dellâartista siciliano. PerchĂŠ Diego Miguel Mirabella, in veritĂ , utilizza liberamente piĂš media. Dal disegno alla scultura, dalla fotografia allâinstallazione, al video. Ma, sopra a tutto, câè lâutilizzo della parola che, inserita nel pattern geometrico del mosaico, diviene anchâessa decorazione ma anche âparti di un frammentato romanzo visivoâ. PerchĂŠ âil mio interesse principale -come lui stesso afferma- è quello di essere uno scrittore visivo; mi sento molto piĂš vicino al mondo della scrittura, o comunque a quel tentativo (seppure molti mi vedano come un âregistaâ)â. Come attestano i titoli, sia delle sue opere che delle sue mostre (penso a âEntrano fuggendoâ â titolo della prima personale del 2013; Il peso della Mia Luce, Lâalba ti scopre nella stessa posizione, âIl castone e la barotaâ, questâultimo titolo della prima personale da Studio Sales, dove attua un gioco di parole mutuate dal famoso modo di dire di churchilliana memoria). Intento e vicinanza evidenziati anche in âDecorato Decoroso Distrattoâ, la personale in corso da Studio SALES di Norberto Ruggeri, pensata non come un unico corpo espositivo, ma come singoli frammenti narrativi. Titolo ripreso da Decorato decoroso distratto, ovvero dalla scultura in bronzo, mollemente adagiata su un alto tavolino in rattan. Lavoro che per lâartista âè una sorta di manifesto -afferma-, di suggerimento, che mi sono dato nei miei lavori attuali e passati; è una chiave di lettura di tutto il mio lavoro, che racchiude tutti i miei interessi. Ă la mia modalitĂ di lavoroâ.
Una scultura che capovolge il significato stesso di âmezzobustoâ, che, generalmente, indica una statua, che, di una persona, rappresenta soltanto la testa, le spalle e la parte alta del petto; per Mirabella, invece, è sĂŹ un mezzobusto, ma della parte bassa del corpo, dalla cinta in giĂš. Una scultura, quindi, che sembra dare forma al suo concetto di âabbassamento dello sguardoâ, ovvero di porre attenzione a quello che accade appena accanto ai piedi. Ă, quindi, un mezzobusto sdraiato, rilassato, con le gambe distese e accavallate, e le suole delle scarpe specchianti (consunte dal troppo camminare o dalla totale inoperositĂ ?), in una dimensione contemplativa, distratto dalle personali riflessioni, in una fase di totale e pieno ozio. Non nellâaccezione di Catone il Vecchio (lâozio il male dei vizi), bensĂŹ lâotium di virgiliano significato, quale dono degli dèi ai poeti. Inteso, quindi, come riposo, come opportunitĂ di interrompere le abituali fatiche. A questa scultura, sembra fare da volta il grande lavoro realizzato col premio (vinto ex aequo con la conterranea Irene Coppola) Cantica21, promosso dal Ministero per i Beni e le attivitĂ culturali e per il turismo, destinato a promuovere e valorizzare lâarte contemporanea italiana con progetti di artisti emergenti o affermati, i cui lavori saranno poi esposti negli Istituti italiani di cultura allâestero, le ambasciate e i consolati. Opera che a breve sarĂ esposta, come prevede il bando stesso, nelle sale del Museo Riso di Palermo. Il grande mosaico, quasi una volta celeste, costellata da piccole stelle arancioni, dalle quali, nel noto gioco di âvedo-non vedoâ, emerge la frase Il rito si accordava al gioco, la bocca arsa e gli occhi bruciati. Scoprivamo il sole.
Una suggestione che evoca le tele di Franco Angeli e un uso delle parole in un contesto medio orientale di immediato ricordo boettiano. Infatti, anche Mirabella, per âtessereâ i suoi âquadriâ, si serve della preziosa collaborazione di artigiani locali, per lui motore di ricerca e confronto costante e continuo. Unâatmosfera serena, rilassata, evocativa, contemplativa (âconsidero il guardare come giĂ un pensareâ), è quella che si respira circondati dai lavori esposti. Unâatmosfera che ti invita a fermarti, a farti catturare dalle linee dei mosaici, dal loro estetico ripetitivo decorativismo, quasi mantrico, e farti trasportare nella semplicitĂ dello sguardo e nella linearitĂ dei pensieri, dove quello che si vede è quello che è, senza segreti, senza concetti e concettualismi nascosti, in Una segreta felicitĂ (2020).
Quella semplicità che è nel cuore dei bimbi, che Diego Miguel Mirabella ha voluto suggerire anche con altre frasi che emergono dagli altri lavori approntati sulle pareti, che raccontano pensieri e gesti infantili, come Davanti le luci le dita. Frasi che mirano ad abbattere le distanze, a mettere il vicino e il lontano sulla stessa linea di orizzonte, con paritaria importanza, che sono come appunti di veloci pensieri e suggestioni.
Presso Le Stanze della Fotografia, sullâisola di San Giorgio Maggiore, fino al 5 luglio, una grande retrospettiva dedicata a Horst…
La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…
Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…
La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…
Margaret Whyte rappresenterĂ lâUruguay alla Biennale di Venezia 2026, con unâinstallazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…
Lâinchiesta di Reuters sull'identitĂ di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Unâanalisi del suo…