Uno degli scatti presenti alla mostra di fotografie di Andy Warhol (Courtesy: Andy Warhol Foundation For The Visual Arts/Artists Rights Society (ars), New York)
Prima ancora della sovversiva banana attaccata al muro con il nastro adesivo di Maurizio Cattelan, c’era lei. La banana iconico simbolo di colui che è riconosciuto come padre indiscusso della Pop Art americana. Quello che vedete qui sopra è uno dei tantissimi scatti che Andy Warhol ha realizzato lungo il corso della sua eclettica carriera. A partire dal 9 gennaio, una mostra alla Jack Shainman Gallery di New York City racconta proprio questo aspetto di Andy Warhol, spesso trascurato: la fotografia.
Per tre decenni, Warhol ha impugnato apparecchi fotografici di ogni tipo. Dalle gelatine d’argento prodotte con la sua fotocamera Minox da 35 mm, alle famosissime istantanee Polaroid, passando per le cabine fotografiche con le quali otteneva ritratti fugaci ma estremamente espressivi. La mostra alla Jack Shainman Gallery, co-curata dallo specialista di Warhol, Jim Hedges, raccoglie esempi di ognuna di queste esperienze, offrendo uno sguardo inedito sulla raccolta di scatti, provenienti anche dalle collezioni permanenti dei musei di tutto il mondo. Qui le fotografie si ritrovano, per una sola, inedita, mostra che attraversa gli anni dal 1967 al 1987. Per una volta, possiamo guardare il mondo con gli occhi di Andy Warhol dietro l’obiettivo, con le sue scelte di soggetto e inquadratura. Dalla fase più acerba agli ultimi anni della sua vita, inseguiamo la maturazione del suo gusto, ci immedesimiamo perfettamente nelle sue scelte. Siamo lo spectator che ripercorre i passi dell’operator, per usare la terminologia di Barthes.
La mostra propone un campionario di soggetti sfaccettato come la personalità camaleontica del fotografo. Da leziose cartoline parigine con vista Tour Eiffel, a foto di amici e personaggi famosi – Mick Jagger, per citarne uno – passando per oggetti banali e d’arredamento: fiori, tavole imbandite, cartoni di uova. E la banana, naturalmente. Immancabile. Ma i riferimenti sessuali non sono soltanto ammiccamenti velati. La mostra contiene anche una sezione decisamente più erotica, includendo foto della serie Sex Parts di Andy Warhol. Scatti che appartengono alla zona grigia tra arte e pornografia, dove sarebbe utile nuovamente Roland Barthes, per orientarci al meglio su questa linea di confine sfumata.
La mostra si presenta come un’opportunità unica per esplorare l’aspetto forse meno noto della produzione di Warhol. I soggetti fotografati, le tecniche adottate, gettano nuova luce sul processo creativo dell’artista e sulla sua vita personale, come mai prima d’ora. D’altronde Warhol dava un’importanza prioritaria alla fotografia, tanto che una delle ultime mostre monografiche su di lui, poco prima di morire, era proprio un’esposizione di scatti fotografici. Voleva dare nuovo impulso alla fotografia, sottolineandone il valore creativo. Non solo. Come sappiamo, Andy Warhol si interessò molto anche di cinematografia. Gli avventori della Factory dovevano sottoporsi ai suoi Screen Test, ripresi per alcuni minuti dalla cinepresa, in silenzio e in solitudine. Alcuni di questi preziosi estratti sono presenti alla mostra alla Jack Shainman Gallery, insieme ad altre, meravigliose, pellicole.
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