Peregrine Mission Patch by Astrobotic
Sembra ormai chiaro che la prossima frontiera delle mostre d’arte è la Luna. In attesa della partenza delle 125 piccole sculture di Jeff Koons e dopo aver perso le tracce dell’incisione dorata di 88 cuori di Sacha Jafri (ma non tutto il male viene per nuocere), questa volta tocca a un italiano esporre le proprie opere sul nostro Satellite preferito. L’8 gennaio, dalla stazione di Cape Canaveral, in Florida, è partita la missione lunare che, tra le altre cose, trasporta anche due opere d’arte di Alessandro Scali. E non ci saranno problemi di “spazio”, perché i due lavori dell’artista e creative researcher torinese, imbarcati sul vettore statunitense Vulcan, lanciato dalla United Launch Alliance – una joint venture costituita nel dicembre 2006 da Lockheed Martin e Boeing – sono infinitamente piccoli. L’allunaggio è previsto per il 23 febbraio.
Tutto inizia nel giugno 2014, quando Scali, che è anche direttore creativo dell’agenzia Tembo, viene invitato dal professor Chris Robinson della University of South Carolina a entrare a far parte del team del Moon Arts Project, per realizzare un’opera da “esporre” sul nostro satellite naturale. Il Moon Arts Project, parte del Google Lunar X-Prize, è frutto della collaborazione tra la Carnegie Mellon University, Space X, Astrobotics e la NASA e ha l’obiettivo di portare sulla Luna una sorta di museo in miniatura. Il progetto coinvolge 18 università e organizzazioni, il team è composto da 60 membri e da oltre 250 artisti, designer, educatori, scienziati, ingegneri, coreografi, poeti, scrittori e musicisti.
Sul vettore Vulcan è dunque in viaggio la MoonArk, una capsula nella quale sono costudite opere di arte, letteratura, scienza e tecnologia. Alta circa 20 centimetri e con un peso complessivo di poco superiore ai 250 grammi, è composta da quattro camere a tema: Terra, Metasfera, Luna ed Etere. Ogni camera racchiude centinaia di immagini, poesie, musica, nano-oggetti, meccanismi e campioni biologici terrestri che forniscono un’istantanea dell’umanità al momento del lancio. In una di queste camere, quella dedicata alla Luna, si trovano le due opere realizzate da Scali in collaborazione con Alessandro Chiolerio e i ricercatori torinesi dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Le nano-opere, invisibili a occhio nudo e al microscopio ottico, sono precisamente due litografie di alcune centinaia di nanometri impresse su due chip di silicio delle dimensioni di 1 x 1 mm. Ispirata ai petroglifi preistorici – ma forse anche alle misteriose tracce del Bigfoot o dello Yeti che dir si voglia -, la prima delle due opere si intitola C’Moon ed è una rappresentazione stilizzata dell’impronta del piede destro dell’artista, litografata in dimensioni nanometriche. La seconda litografia rappresenta invece un uomo con uno smartphone. Giusto per dare ai visitatori di qualche altro pianeta la nostra immagine migliore.
Dopo una prima fase nel corso della quale Alessandro Scali ha definito i soggetti delle opere e disegnato a mano i bozzetti, questi sono poi passati nelle mani di Alessandro Chiolerio che, in collaborazione con Katarzyna Bejtka, Denis Perrone e Simone Benetto, ne ha verificato la fattibilità, procedendo a incidere le due litografie in scala nanometrica presso i laboratori di Torino dell’Istituto Italiano di Tecnologia, coordinati da Fabrizio Pirri.
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