Durante la Biennale di Venezia, in Piazza San Marco sarà installato un oracolo d’artista

di - 28 Aprile 2026

C’è una cabina telefonica nuova di zecca, in Piazza San Marco. Non è lo strascico di un passato che ormai sembra lontano anni luce da noi, né un’installazione decorativa. Eppure funge un po’ proprio da macchina del tempo. È un dispositivo che risponde e che interroga, ma usa un mezzo del passato per andare ancora più indietro, a quando per una risposta importante si interpellavano le divinità in prima persona. Si chiama Consultorio Mitologico, ed è l’opera del duo artistico spagnolo MITO – formato da Enrique Baeza e Quim Bonastra – che dall’8 maggio al 22 novembre 2026 abita gli spazi dell’Hotel Monaco e Grand Canal, in occasione della 61ª Biennale di Venezia. A cura di Alex Brahim e Giovanna Cicutto, promossa da Loffredo Foundation for Arts & Inclusion e Iconic Art System, l’opera arriva per la prima volta in Italia con tutta la sua forza concettuale.

MITO, Consultorio Mitologico

Nella sua essenzialità, il funzionamento è quasi rituale: il visitatore entra nella cabina, solleva il telefono, formula una domanda – qualsiasi domanda: sul lavoro, sull’amore, sul futuro, sul senso della vita – e riceve in risposta un biglietto stampato dalla macchina. Una frase che può essere una profezia, una formula mistica. Ed è interessante come un simbolo che per anni è stato associato alla modernità, che di per sé richiama una delle scoperte che hanno sovvertito la comunicazione, entra in collegamento diretto con i fumi sibillini dell’antica Grecia. Il biglietto che esce dallo slot non prevede nulla e non ti dice cosa fare, ti lascia con qualcosa in mano che solo tu devi interpretare. Esattamente come facevano i greci davanti alla Pizia, tornando a casa con una risposta ambigua e dovendo imparare a conviverci.

MITO, Consultorio Mitologico

Proprio nella nostra epoca, caratterizzata dall’immediatezza di risposte all’interno di sistemi che rimangono invisibili, di fila che sembrano tessute da un’intelligenza superiore, spesso divinizzata e rivestita di una perfezione oracolare non sua, Consultorio Mitologico ribalta il paradigma, mettendo in campo una macchina che è progettata per fornire incertezza, con un mito che diventa sistema attivo di produzione di senso proprio nel nostro presente. Appare inoltre significativo che lo spettatore sia parte integrante di questo processo, componente attiva dell’opera, perché – riallacciandosi all’intuizione di Koyo Kouoh e traducendola in strumento – anche l’opera stessa diviene un mezzo per ascoltare non ciò che si impone con forza e che emerge da altri luoghi.

MITO, Consultorio Mitologico

MITO lavora da anni su questa tensione. Il collettivo barcellonese indaga i miti che si naturalizzano come senso comune, quelli che continuano a organizzare immaginari e forme di autorità nella piena contemporaneità.

«Ciò che nella cabina appare come un’operazione minima rimanda in realtà a una pratica più ampia e estremamente precisa», spiegano i curatori. «Ogni risposta risponde a un sistema di selezione che introduce un margine di aleatorietà: non tutto è determinato, ma nulla è del tutto arbitrario. Le frasi circolano all’interno di questo regime, dove ogni apparizione mantiene una relazione con la domanda senza fissarsi completamente ad essa. È un modo di funzionamento che appartiene al nostro presente e che l’opera attiva senza bisogno di dichiararlo».

Il contesto veneziano amplifica tutto questo, con Piazza San Marco che diviene un tempio che porta inscritti secoli di storia, commercio, potere e rappresentazione, oggi casa di un oracolo contemporaneo che offre risposte utili non tanto a predire il futuro, ma a interrogare il presente in cui viviamo.

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