Quella che segue è la storia tragicomica di una scultura pubblica, una di quelle storie da Striscia la Notizia. Si tratta di Untitled-Renaissance di Emmanuele De Ruvo (Napoli, 1983), l’opera vincitrice nel 2012 dell’VIII Premio Internazionale di Scultura Umberto Mastroianni, in provincia di Novara, presieduto dalla giuria composta da Luca Beatrice, Martina Corgnati e Lea Mattarella. Proprio alla giornalista e critica d’arte romana scomparsa due anni fa, De Ruvo ha voluto dedicare la scultura, un’opera che, suo malgrado, ha conosciuto una serie di avventure o, meglio, di disavventure e che ancora non ha trovato completamente “pace”.
Ne abbiamo parlato con il suo autore.
Partiamo dall’inizio, quando è cominciata questa vicenda?
«A luglio 2012 l’opera è risultata vincitrice del premio Umberto Mastroianni, scelta – tra una rosa di tre nomi individuati dalla giuria – dalla popolazione di Galliate (Novara) con 118 voti, contro i 34 di Franco Menicagli e i 30 di Anna Galtarossa.
Nell’autunno 2012 è cominciata la realizzazione della scultura al vero da parte della Fonderia artistica De Carli di Torino, con un contributo di 40mila euro messi a disposizione dalla Regione Piemonte. Comprensiva di basamento l’opera doveva misurare 2,95 m di altezza e 2,50 m per lato. La realizzazione della scultura è terminata all’inizio 2013. Dopo diverse vicissitudini di natura politica e la cessazione delle attività dell’Associazione Piemonte Arte, promotrice del Premio, la Regione Piemonte si è fatta tramite con la città di Galliate (Novara) per l’allestimento dell’opera che, dopo diversi cambi di luoghi di destinazione, in ultima istanza, ne ha rifiutato l’acquisizione. Il rifiuto è stato motivato dalla mancanza di volontà della cittadinanza di sostenere eventuali costi legati a ipotetici lavori di manutenzione e restauro, visto un contenzioso con un altro artista a cui era stato destinato uno spazio esterno per un’opera in ferro che, ovviamente, nel tempo è arrugginita. Pur facendo notare che la mia opera era realizzata in bronzo lucidato a specchio e, pertanto, concepita appositamente per l’esterno, la città di Galliate non ha cambiato idea e ha rifiutato la scultura».
Quindi come si è risolta questa impasse?
«Fra minacce di azioni legali, mancato rispetto di pubblico bando, passavano gli anni con il rischio che l’opera rimanesse chiusa in un magazzino della Regione. Dopo l’ennesimo tentativo di sollecito da parte mia, questa volta presso Riccardo Cordero, ex presidente dell’Associazione Piemontese Arte e Alessandra Santise, del Settore Promozione Attività Culturali della Regione Piemonte, nel 2018 si è trovata una nuova città destinataria della scultura: Vinadio (Cuneo)».
Da allora la “strada” è stata in discesa?
«No, affatto, l’opera non ha avuto migliore fortuna, visto che è stata collocata, nel dicembre 2018, su un basamento in pietra di un monumento ai caduti (andato distrutto) con tanto di lapidi commemorative e tricolore, senza minimamente chiedermi un parere al riguardo. Indignato per questa collocazione impropria e raffazzonata, ho espressamente chiesto una nuova location per il mio lavoro».
Arriviamo al mese di giugno 2019…
«Dopo un’infinita serie di contatti, rimandi tra me, il sindaco di Vinadio, la Regione e l’ufficio tecnico, si è riusciti a far spostare l’opera con malcontento del sindaco e popolazione (si dice in quest’articolo). Si è spostata l’opera sempre non avvertendomi. La scultura, ora collocata a pelo d’acqua sul lago antistante il Forte Albertino della città di Vinadio Questa nuova collocazione, sebbene mi soddisfi molto, è ancora anonima, cioè è sprovvista di una targa con didascalia e dedica che ho voluto fare alla compianta curatrice e critica Lea Mattarella, scomparsa nel 2018. Oltre a questo, l’opera non è stata mai ufficialmente inaugurata. Sembra una sua vera e propria “damnatio memoriae” che persiste fino a oggi».
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