Ettore Favini, Lègend, photo: alle.grafica
Il Grande Fiume affascina non solo poeti e scrittori (Giovannino Guareschi, tra i più tradotti al mondo scriveva che il Po «è l’unico fiume rispettabile che esista in Italia: e i fiumi che si rispettano si sviluppano in pianura…»), ma è fonte d’ispirazione anche per chi, come Ettore Favini, ne vuole esprimere un’immagine personalizzata. Insomma, un Po…a misura d’artista, nel nostro caso concettuale ed impegnato a scuotere l’animo e la coscienza dei singoli che spesso, distratti, trascurano il Grande Fiume, a partire dalla fragilità degli argini. E “Fragili rive” è il titolo scelto per la personale dall’artista pluripremiato Favini, in corso a Cremona alla Galleria Il Triangolo dove l’osservatore è accolto da lavori che raccontano – grazie ad un linguaggio espressivo intenso che utilizza codici visivi e tecniche comunicative borderline tra scultura, installazione e fotografia – il fiume Po e un territorio in profonda sofferenza. Docente di Arti visive alla Naba di Milano e all’Accademia Carrara di Bergamo, l’artista cremonese affronta tematiche legate all’ambiente e alla trasformazione dei contesti naturali e paesaggistici che ci circondano, attraverso l’ascolto di storie e narrazioni di un territorio che diventano opere d’arti delle quali il visitatore diventa parte attiva.
Protagonista dell’esposizione è quindi la sofferenza del Po, la crisi idrica che il nostro tempo sta subendo e la comunicazione marketing fasulla di certe aziende che da troppo tempo propongono “messaggi verdi” e che, in realtà, sono esempi di un ecologismo di facciata, il greenwashing. Così Ettore Favini ha raccolto immagini prese da archivi fotografici e da vecchi libri di paesaggi apparentemente incontaminati e le ricopre di slogan di greenwashing che vengono decontestualizzati e accostati come una serie di pixel per disturbare la visione (La vera rivoluzione è non cambiare il mondo). Non solo, per enfatizzare l’assenza idrica, l’artista utilizza immagini in cui protagonista è l’acqua e “descrive” il percorso del fiume fino ad arrivare al mare. L’installazione omonima al titolo della personale, realizzata con sabbia e ossidi, sembra invece ricordare la tendenza della fine degli anni Settanta di Earth Art, Land Art o Art in Nature a sperimentare nuovi linguaggi che assumevano la natura stessa come supporto, raccogliendo anche le istanze concettuali e minimaliste.
Non mancano cartelli segnaletici romboidali in tessuto bianco e rosso – realizzati in collaborazione con l’artista Antonio Rovaldi– che ricordano il percorso del fiume che realmente si trovano sulle sponde del Po (To Say Nothing of the dog). Di forte impatto è Legend, una scultura realizzata in tessuto di fustagno e legno che vuole sottolineare l’importanza del fiume come via di comunicazione e di trasposto. Una mostra, quindi, dedicata al territorio cremonese che ha l’obiettivo di lanciare messaggi provocatori e di denuncia che siano utili a sensibilizzare le coscienze riguardo la crisi ambientale del pianeta intero.
Cemento, metallo, ceramica, tessuti, Antonio Marras ci racconta il suo rapporto con i materiali, in un viaggio creativo tra contaminazioni,…
Inserito tra i quattro finalisti della seconda edizione del contest #Volotea4Veneto, lo storico Giardino di Carlo Scarpa, a Venezia, si…
Fino al 14 giugno, al Museion di Bolzano, è in programma "Mo num en ts", il film dell’artista thailandese Som…
Molto più che una mostra: Fondazione Merz di Torino ospita un progetto internazionale che parla di memoria e identità. E…
42 gallerie internazionali per The Phair, che torna alle OGR di Torino per la sua settima edizione, tutta dedicata alle…
Con la Sentenza Ozmo, il tribunale riconosce definitivamente la Street Art come valore culturale: una decisione destinata a fare scuola…