Gian Maria Tosatti, ph. Arturas Morozovas, Copyright Severina Venckutė
La notizia che il Padiglione Italia della prossima Biennale d’Arte di Venezia sarebbe stato affidato a un solo artista, Gian Maria Tosatti, era già circolata nei mesi scorsi, generando un’ampia ondata di reazioni, suscitando curiosità e aspettativa. Adesso arriva l’ufficialità, come confermatoci dallo stesso curatore, Eugenio Viola, che con Tosatti ha già collaborato in diverse occasioni: «Sì certo, lo confermo. Ormai non è più un mistero». Sarà la prima volta, nella sua lunghissima storia, che l’esposizione chiamata a rappresentare il nostro Paese alla Biennale presenterà una mostra personale, anzi, per meglio dire, un progetto unico, chiamato a interpretare gli spazi del Padiglione all’Arsenale, 1.200 metri quadrati, ai quali si aggiungono altri 900 di giardino, così difficili da risolvere.
Uno degli argomenti più sensibili per la maggior parte delle precedenti edizioni, infatti, era proprio il rapporto con il luogo. C’è chi ha provato a giocare con una monumentalità dai tratti oscuri, come nel caso del “Mondo Magico” curato da Cecilia Alemani che, nel 2017, presentò le installazioni ambientali di Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey. E chi, invece, ha puntato su una dimensione più orizzontale e monografica, come il labirinto circolare di “Né altra Né questa”, curato da Milovan Farronato e scandito dalle opere di Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro.
Insomma, a prescindere dal rapporto con la spazialità del padiglione, la formula a tre sembrava essersi ormai stabilizzata e già era stata salutata come una buona notizia, dopo alcune edizioni risultate un po’ troppo “enciclopediche”. Ma inutile nascondere che puntare su un singolo artista era una scelta auspicata, se non attesa. Comunque da osare, prima o poi, in linea anche con la maggior parte dei padiglione nazionali più importanti e, in questo senso, un riconoscimento va anche alla DGCC – Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIC – Ministero della Cultura, l’ente istituzionale che supporta la partecipazione italiana alla Biennale di Venezia – sia per l’Arte che per l’Architettura – e che ha aperto la strada a questa possibilità.
«La ricerca di Gian Maria Tosatti costituisce un unicum nel panorama artistico italiano», ci ha spiegato Viola. «Le sue opere possono essere considerate alla stregua di dispositivi estetici complessi che coinvolgono media differenti ed arditi passaggi di percezione di scala. La sua formazione in ambito performativo tra Varsavia e Pontedera è confluita nella sua ricerca artistica, inglobando suggestioni afferenti alla tradizione dell’environment e della letteratura», ha continuato il curatore che, con Tosatti, ha lavorato in particolare a Napoli. «Sono felice di tornare a lavorare con quest’artista visionario, di cui ho già curato un complesso progetto triennale a Napoli: “Sette Stagioni dello Spirito” (2013-16). Un grande romanzo visivo di formazione, teso a ridefinire il rapporto fra Arte e Comunità, che ha abitato progressivamente l’intera città e la cui mostra finale, è stata anche la mia ultima da curatore del Museo Madre di Napoli».
Dunque, cosa vedremo in questo attesissimo Padiglione Italia? «Non posso anticipare nulla», chiosa Viola, dando appuntamento a inizio 2022, quando il progetto verrà presentato ufficialmente, in conferenza stampa.
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