Giorgio Morandi incontra Etel Adnan: dialoghi cromatici tra forma e intensità emotiva

di - 22 Febbraio 2026

Presentato nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e in corso fino al 3 maggio 2026, il Museo Morandi propone Etel Adnan e Giorgio Morandi. Vibrazioni uno sguardo incrociato tra due mondi artistici. Si tratta di quello di Etel Adnan (Beirut 1925 – Parigi 2021) e di Giorgio Morandi, uniti dall’interesse per l’ordine visivo e la pregnanza dell’immagine. Nel 2012, entrambi sono stati protagonisti di due focus monografici all’interno della prestigiosa rassegna quinquennale dOCUMENTA (13) a Kassel, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, confermando l’importanza della loro opera.

Etel Adnan, San titre, 2013. Foto di Hafid Lhachmi. ADAGP Paris, 2025

Giorgio Morandi (Bologna, 1890 – 1964), figura centrale dell’arte italiana del Novecento, ha dedicato la vita a uno studio rigoroso delle forme e delle proporzioni. La sua opera si distingue per armonia, equilibrio e precisione: ogni elemento, apparentemente semplice, emana una forza contenuta che resiste al tempo e invita a una contemplazione accurata. L’artista, inoltre, orienta la propria lettura verso dettagli spesso trascurati, rivelando la ricchezza del quotidiano. Morandi e Adnan condividono un approccio sintetico: ridurre il mondo a poche componenti fondamentali per coglierne il nucleo più autentico. In Adnan, il colore si estende in campiture vibranti, applicate con gesto deciso, trasformando montagne, soli e orizzonti in visioni lineari che parlano di emozioni e intensità.

Etel Adnan, San titre, 2013. Foto di Hafid Lhachmi. ADAGP Paris, 2025

Nella sala del Museo Morandi le opere dei due artisti dialogano su più livelli. Da un lato, la composizione e la distribuzione dei toni generano assetti armonici; dall’altro, il confronto tra i moduli rappresentati – che possono essere sia differenti sia analoghi, come nel caso dei paesaggi – mette in luce un controllo formale e un’impronta visiva marcata. Si delinea inoltre un paesaggio interiore, segreto e personale, che precede e orienta quello esteriore su tela. Questo duplice registro rende la visita coinvolgente, invitando chi osserva a cogliere sia l’organizzazione dei lavori sia la loro forza evocativa.

La conversazione con Adnan permette di rileggere Morandi in chiave originale: il rigore del maestro viene rilanciato in una prospettiva contemporanea, indicando come la sua cifra possa confrontarsi con codici emotivi diversi senza perdere efficacia. Non è la prima volta che Adnan si confronta con altri artisti: nelle mostre al Guggenheim di New York o al Beirut Exhibition Center, le sue creazioni entravano in contatto con tele astratte e minimali. In questo caso, però, la combinazione assume un valore raro per la sua liricità e per la capacità di documentare aspetti meno noti della produzione di Morandi, offrendo una chiave nuova e inattesa.

Etel Adnan e Giorgio Morandi, Museo Morandi. Ph O. De Carlo

Il progetto assume inoltre un rilievo critico significativo: confuta in particolare l’idea di Morandi come maestro isolato del minimalismo italiano, mostrando come il suo linguaggio possa entrare in sintonia con approcci differenti anche lontani, facendo emergere un’energia ancora pienamente operante. Non è un caso che entrambi gli artisti abbiano coltivato anche la parola: Morandi, pur non essendo scrittore, ha lasciato lettere, appunti e testi che comprovano la sua ricerca sul colore e sui volumi; Adnan, saggista e poetessa, traduce le stesse esigenze in versi e saggi, in costante riferimento al gesto artistico. Come lei stessa affermava: «Places are part of nature, of the bigger picture. We are interrelated. When we contemplate them in their own right, they can sometimes change our lives; they can become spiritual experiences». (I luoghi fanno parte della natura, del quadro più ampio. Siamo interconnessi. Ammirarli nella loro completezza può talvolta cambiare le nostre vite; possono diventare momenti intensi e significativi.)

Etel Adnan, San titre, 2013. Foto di Hafid Lhachmi. ADAGP Paris, 2025

Interrogare le loro opere diventa così una pratica percettiva: cogliere la qualità delle forme e dei colori significa entrare in relazione con il mondo e con se stessi, in un’occasione capace di ridefinire, anche solo per un momento, la traiettoria con cui ci rapportiamo alla realtà. Il confronto tra Moranti e Adnan, quindi, non è un semplice connubio tra due artisti, ma un’indagine sul ruolo stesso della pittura: essenziale, in tal senso, sapersi affidare alle molteplici cromie — e alla traccia che queste occupano — per portare alla luce caratteristiche spesso trascurate. E fare dell’atto del guardare un momento m

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