Giuseppe Patanè, Magma – Duomo e Museo Civico di Monreale

di - 14 Aprile 2022

Dal 26 marzo, l’opera di Giuseppe Patanè è esposta nel Duomo e nel Museo Civico di Monreale con la mostra “Magma”, a cura di Carlo Micheli. La rassegna comprende oltre trenta opere tra dipinti e sculture che raccontano la produzione più recente dell’artista siciliano. Col Patrocinio della Regione Sicilia, del Comune di Monreale e della Curia Arcivescovile di Monreale, l’esposizione porta all’attenzione del pubblico tematiche sociali ed ecologiche, espresse in un linguaggio fortemente caratterizzato dal legame del pittore con la sua terra siciliana. Infatti, dell’isola emergono le radici storico-mitologiche e le tradizioni culturali e il profondo rapporto con la forza naturale, del vulcano e del Mediterraneo.

Giuseppe Patanè, Sanchez, 2017.more
Giuseppe Patanè, "Magma", Duomo e Museo Civico di Monreale, installation view.more
Giuseppe Patanè, Vara, 2013.more

Giuseppe Patanè: plasmare il magma

Il titolo della mostra “Magma” «allude al “materiale creativo” che ribolle, puro e libero dalle costrizioni della forma, nelle profondità della mente di Giuseppe Patanè, demiurgo estroso e ribelle, che, un po’ per noia e un po’ per incoscienza, rifiuta il ruolo di riproduttore seriale di archetipi, intervenendo direttamente sulla struttura stessa delle idee» – spiega il curatore Carlo Micheli. Così, l’artista catanese dà forma alle sue opere, plasmandole direttamente con le mani, tecnica utilizzata per la maggior parte dei lavori in mostra. Quello di Giuseppe Patanè è un processo creativo in stretto rapporto con la materia, a testimoniare un legame simbiotico con la Sicilia, sua terra d’origine solare e allo stesso tempo oscura. Il ricordo vulcanico dell’Etna riaffiora nelle tele dell’artista, con un mostrarsi insinuato come quello dei volti che si incontrano all’ingresso del Museo Civico nel Palazzo di Guglielmo II.

Un vulcano “supremo”, svelato nelle opere Verbum e Logos (2014) che ne rappresentano la forza immane ma anche la capacità di fusione in un flusso magmatico: la potenza creativa di una divinità naturale. Una forza placata nel ciclo “Viscere”, in cui volti ancestrali si antepongono a sfondi colorati, realizzati su cemento. Volcano, Polifemo, Ulisse e Adamo sono i nomi di queste sculture: ogni volto sta a una storia d’umanità così come il fenomeno sta al noumeno. Invece, puramente materica è la matrice alla base del ciclo “Laterizio primo modulo” in cui l’artista ha fuso insieme mattoni, tegole e pietre laviche, fatto tesoro della lezione dell’Etna sulla capacità di mescolare e ri-generare.

Giuseppe Patanè, Volcano, 2018. more

Dall’atemporalità al presente, Giuseppe Patanè denuncia i drammi più attuali nelle sue altre opere all’interno del Palazzo Civico di Monreale. È il caso delle sculture totemiche di “Natura uccisa”, in cui l’artista si pronuncia contro lo scempio dell’uomo a danno della natura. Tronchi d’alberi sorreggono il ricordo della morte animale, in particolare quella dovuta al supracid, un fertilizzante velenoso. Un monito a chi guarda, per ribadire l’importanza del legame dell’uomo con la terra che abita. Quello stesso uomo la cui malvagità è rappresentata nei tori sfigurati delle tele di “C/Orrida” o nelle due opere sul tema guerra.

Le tre cantiche dantesche nel Duomo di Monreale

La mostra “Magma” continua nel Duomo di Monreale, all’interno della cappella di San Benedetto dove Giuseppe Patanè ha collocato un olio su tela lungo sei metri. Si tratta di Athanor: il nome deriva dal forno alchemico adibito alla cottura della materia da trasformare in pietra filosofale. Qui, l’opera si fa interpretazione delle tre cantiche dantesche. Così, rifacendosi alla Divina Commedia Athanor narra dell’indissolubile unione tra bene e male, del filo rosso che lega gli inferi ai cieli, passando per il purgatorio. Realizzata su commissione, l’opera è stata esposta in diverse città italiane come Parma, Ravenna, Ferrara, Venezia e Milano per poi tornare in Sicilia, prima nelle cattedrali di Acireale e di Noto e ora nella meravigliosa cornice del Duomo di Monreale, a consacrare l’opera e l’artista.

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