casa degli artisti, milano
Una festa durata una giornata intera ha sancito la riapertura della Casa degli Artisti (a 110 anni dalla sua nascita!), un’abitazione che prenderà le forme di una vera e propria residenza in pieno centro di Milano per gli artisti che per primi sono stati benvenuti proprio in quest’occasione.
Come un grande regalo alla città meneghina, l’evento di questo primo febbraio è stato coinvolgente e decisamente recepito, in una leggera quanto puntuale sovrapposizione tra le arti grazie ai protagonisti che hanno reso omaggio a questo nuovo punto di riferimento, un luogo aperto e ospitale. Quindi se da una parte, più formalmente, sono stati accolti per la residenza gli artisti Peter Welz (Berlino, 1972), Luca Pozzi (Milano,1983), Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, 1968), Yan Duyvendak (Paesi Bassi,1965) e Pietro Coletta (Bari, 1948), dall’altro lato, in versione unplugged, si sono susseguiti sul palco Arisa, Scapigliati, Maria Antonietta, Giuliano Sangiorgi, Folco Orselli e Pepe Ragonese, Motta, Manupuma, Vinicio Capossela e Francesco Tricarico, seguiti con passione da chi non si è fatto scoraggiare dalla lunga coda all’ingresso. Momenti concatenati di espressione creativa in tutte le sue forme hanno rievocato così l’identità del luogo che fu scenario di ritrovo tra musica e diverse arti già dagli anni ’60.
La Casa degli Artisti infatti, pensata per rivolgersi a un pubblico trasversale, sia per età che per identità, è rimasta aperta dal primo pomeriggio fino a tarda sera e qui i visitatori hanno potuto attraversare i rinnovati spazi di Corso Garibaldi con un piano terra sempre accessibile e due piani superiori riservati agli artisti. I musicisti di Sentieri Selvaggi hanno proposto due ore di flauto, violino, pianoforte e percussioni da scoprire cercando le postazioni sparpagliate per la Casa, i danzatori performer di Fattoria Vittadini hanno confermato che “insieme è meglio” con un movimento fluido, in adeguamento e ascolto degli ambienti che li circondavano e Luca Scarlini ha letto un testo dedicato alla storia del luogo.
Tutto il programma 2020 della casa degli Artisti è strutturato attorno alla parola chiave Work come invito alla costruzione di un luogo che necessità del piccolo contributo di ognuno. Un luogo di incrocio tra pratiche e saperi diversi, tra una dimensione personale e una corale del lavoro, tra il lavoro dell’arte e quello del pensiero: “Work è una domanda su quale sia il significato del lavoro degli artisti e sul suo statuto nella nostra società”.
Per ultimo, ma non per importanza, insieme a questa nuova e spumeggiante istituzione, è stato inaugurato il giardino adiacente alla Casa degli Artisti intitolato a Pippa Bacca, “un’artista, una giovane donna che è simbolo della libertà femminile” – come è stato ricordato sui social – che spesso utilizzava il colore verde nelle proprie opere, le stesse che saranno presenti in questo spazio dal 4 al 13 febbraio con il sottotitolo Sempreverde.
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