Se non tocchi non cade (inaugurazione). Courtesy Bastione
Hybrĭda Tales è la rubrica di approfondimento nata da Hybrĭda, il progetto con cui Untitled Association ha individuato oltre 200 tra spazi indipendenti, artist-run spaces, associazioni culturali e luoghi informali che stanno contribuendo significativamente ad ampliare gli sguardi sul Contemporaneo in Italia oggi.
Con un sistema di interviste a schema fisso, Hybrĭda Tales restituisce una panoramica delle realtà indicizzate, siano esse emergenti o ormai consolidate, e coinvolgerà artisti, operatori culturali, curatori, giornalisti, collezionisti, galleristi per dare vita a un archivio condiviso e collettaneo di riflessioni aperte sulle prospettive, attuali e future, del Contemporaneo.
Qui trovate tutte le puntate già pubblicate.
Bastione è un’associazione culturale composta da 12 artisti e artiste attiva nella città di Torino. Nasce nel 2017 come collettivo all’interno degli spazi del Bastione San Maurizio. A Gennaio 2021 si costituisce associazione spostandosi nella nuova sede di Villa Rey.
Il lavoro del gruppo ruota principalmente attorno alla valorizzazione delle diversità e alla contaminazione delle identità, lavorando sulla riattivazione di spazi attraverso azioni di cura e di simbiosi con essi.
Cosa unisce la vostra attività, e quella del vostro spazio, alla ricerca attuale sul contemporaneo?
«Siamo un gruppo di 12 artiste e artisti, che significa una compresenza di molte individualità, teste che pensano in modi diversi, ognuna con le proprie particolarità. È piuttosto raro trovare gruppi così numerosi e c’è un motivo: è difficile mettere d’accordo così tanti stimoli. Il nostro è un tentativo di ricostruire dimensioni collettive in cui convivono idee di contaminazione, incontro e scontro, un esercizio di ascolto verso l’altro da sé».
Quali legami sentite con la città/luogo in cui operate?
«L’associazione porta il nome del luogo in cui è nato il gruppo, un bastione arroccato sulle mura dei Giardini Reali di Torino, un luogo incredibilmente bello abbandonato al disagio. Nel 2017 abbiamo iniziato a prenderci cura dell’edificio e a dargli un nuovo ruolo all’interno della città: quello di un centro di incontro e scambio per le pratiche artistiche e per le persone. Adesso, nel nuovo spazio in collina nell’ex-camping di Villa Rey, cerchiamo di continuare il percorso iniziato al Bastione».
Cosa significa per voi sperimentazione?
«Sperimentazione significa libertà, istinto, gioco, resistenza, riflessione, cedimento, movimento».
In-ruins è una piattaforma di ricerca e associazione no-proft fondata nel 2018 e che combina residenze d’arte, conferenze, simposi e ricerca estetica. Il progetto ripensa e rimappa le rovine archeologiche all’interno di nuovi paesaggi, reali e speculativi. Raggiunge i miti, i simboli, la memoria collettiva e il significato politico delle scoperte archeologiche.
In-ruins contribuisce a ripensare il patrimonio culturale collegando punti storici, artistici, filosofici e sociali. Indagando sulle dinamiche dell’archeologia in relazione all’arte contemporanea; invita artisti e professionisti della cultura a collaborare all’interno di un quadro interdisciplinare, favorendo lo scambio orizzontale e le connessioni tra discipline e idee.
In-ruins opera in forma nomade attraverso i siti dell’area mediterranea con un particolare focus sull’area della Calabria. È diretto da Maria Luigia Gioffre (fondatrice) e Nicola Guastamacchia con la collaborazione curatoriale di Nicola Nitido e Roberta Garieri.
Cosa unisce la vostra attività, e quella del vostro spazio, alla ricerca attuale sul contemporaneo?
«Non abbiamo un vero e proprio “spazio”, agiamo, per ora, in uno spazio che si fa e si disfa costantemente, che nuota, attraverso differenti siti archeologici nel cuore del mar Mediterraneo. Dal 2018 ad oggi abbiamo svolto residenze presso: Parco Nazionale Archeologico di Scolacium (2018); Castello Normanno di Squillace (2021); Polo Museale di Soriano Calabro e Villa Romana di Casignana (2022). Se per contemporaneo intendiamo qualcosa che “sta nello stesso tempo” possiamo dire che ciò che unisce la nostra attività, questi spazi e la ricerca sul contemporaneo è proprio questo tentativo di riattivare l’eredità monumentale del passato nel linguaggio del presente».
Quali legami sentite con la città/luogo in cui operate?
«Il legame con il Sud è viscerale, da questa potente forza centripeta verso un luogo che ci lega per origine geografica ma che al contempo è periferia di fruizione dell’arte, nasce il desiderio di agire nel territorio con l’ottica di un pensiero meridiano. La presenza di un’archeologia monumentale in Calabria e la natura differenziata del patrimonio culturale non può non interrogarci sul nostro rapporto con la storia e le storie, con la traccia e con la memoria che, da individuale di un luogo d’origine, si fa dunque universale. Cosi siamo passati ad operare da un’antica città (Scolacium), ad un borgo medievale stratificato, Squillace, ad una cittadella fortificata (Soriano Calabro) e a dei resti di una delle ville romane principali di tutto il Meridione».
Cosa significa per voi sperimentazione?
«Sperimentare è l’arte del tentativo, ridefinire l’archeologia come processo e non esclusivamente come contemplazione di un passato concluso e vetrinificato, reinterrogare e reimmaginare la tradizione che ci attraversa, è un esperimento che può condurre alla meraviglia estetica, poetica, intima, politica».
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