Installation view Canemorto exhibition af FNDR, Courtesy Fondazione Nicola Del Roscio, Ph. Giorgio Benni
Il collettivo di artisti è scomparso. O almeno, cosĂŹ pare, guardando il breve film che introduce la mostra dei CANEMORTO alla Fondazione Nicola Del Roscio, visitabile fino al 18 luglio 2025. Megalomanie, progetto a cura di Davide Pellicciari e Carlotta Spinelli, mette in scena una narrazione multimediale che confonde i confini dellâopera: spazio e linguaggio, realtĂ e finzione, tutto si fonde in una dimensione rituale e surreale.
CANEMORTO è un trio attivo dal 2007, noto per il suo immaginario grottesco e simbolico. Delle loro identitĂ non sappiamo nulla, se non che operano come un corpo solo, parlano un idioma sconosciuto e si dichiarano devoti a Txakurra, divinitĂ canina che li guida nellâatto creativo. Ironici e radicali, i tre artisti costruiscono da anni un universo autonomo, fatto di maschere, culti e codici inventati, con cui interrogano il ruolo dellâarte e dellâartista contemporaneo. Megalomanie non fa eccezione: è un progetto che porta allâestremo le ambizioni del trio, tra aspirazioni mitiche e gesti performativi che sfidano i limiti del possibile (e del credibile).
Lâinaugurazione ha visto la presentazione dellâanteprima italiana de La Recherche de LâĹuvre Absolue, lungometraggio scritto e interpretato dagli stessi
CANEMORTO, diretto da Marco Proserpio e con musiche di Matteo Pansana.
Lâopera, realizzata in occasione della personale del trio al Centre dâArt Contemporain
di Villa Arson a Nizza, indaga il segreto che si celerebbe dietro la realizzazione di
unâopera in grado di piacere a tutti, allineandosi con puntualitĂ al tema della mostra.
Ma il delirio iconoclasta di Megalomanie non si ferma al cinema. Il progetto prosegue
nella Project Room della fondazione di via Francesco Crispi, per lâoccasione divenuta un vero e proprio laboratorio. Qui, troviamo ciò che resta del lavoro che avrebbe dovuto assicurargli lâingresso nel Guinness World Records, grazie alle stampe calcografiche piĂš grandi al mondo. Il breve film che ci accoglie documenta lâintero processo ideativo e progettuale, culminato â pare â con lâesplosione e la scomparsa del collettivo a pochi giorni dallâinaugurazione, mentre un periodico allâingresso ci informa sulle notizie di approfondimento in merito alla vicenda.
Questa narrazione inaspettata e dirompente, che rende il visitatore altamente partecipe al binomio realtĂ -finzione, continua durante il percorso espositivo. Troviamo cosĂŹ nella sala principale le dieci grandi lastre in alluminio su cui erano state effettuate le incisioni, accartocciate e sparse, e alcune corrispettive stampe residuali alle pareti. Sempre a seguito della presunta esplosione, sono state rinvenute dieci esatte miniature delle lastre originali, ognuna osservabile al microscopio, la cui origine resta tuttora inspiegabile.
La Project Room della Fondazione Del Roscio si conferma spazio duttile, congeniale agli interventi site-specific, diventando ogni volta una soglia instabile tra mostra e processo. In questo senso, il lavoro dei CANEMORTO trova qui il suo habitat naturale: una zona franca dove i codici si mescolano e i linguaggi si contaminano senza filtri.
Megalomanie è un progetto che esaspera la tensione tra autenticitĂ e rappresentazione. CANEMORTO continua a interrogare la figura dellâartista, mettendone in scena le derive megalomani con luciditĂ visionaria. Non câè mai solo provocazione nel loro lavoro, ma un bisogno costante di alzare il volume, di forzare i limiti, di mettere in discussione lâidea stessa di autenticitĂ . E se alla fine del percorso la domanda resta: ÂŤĂ accaduto davvero?Âť, la risposta migliore forse è che non importa. PerchĂŠ ciò che conta è la costruzione del mito e il modo in cui riescono a coinvolgerci, nonostante (o proprio grazie a) la loro sparizione.
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