Ph. Lorenzo Palmieri
L’inchiostro si imprime sulla carta, la sua superficie bianca assorbe il tratto nero e, allo stesso tempo, cura la scrittura, questa espressione così intimamente visiva, con la sua presenza porosa. Sono 29 i quaderni rilegati a mano, con copertine grigio-nere decorate con motivi ispirati allo stile Bauhaus, che Sabrina Mezzaqui espone aperti su tavoli neri dalle linee minimali, illuminati, sotto vetro, a Palazzo Borromeo, a Milano, per un progetto espositivo realizzato in collaborazione tra LCA Studio Legale, Antonini Milano, AXA XL e Apice e con il supporto della Galleria Minini e della Galleria Continua.
La scrittura a mano di Sabrina Mezzaqui segue le parole dei “Quaderni e diari” di Hannah Arendt, pubblicati dalla editrice BEAT nel Volume “Nel Deserto del Pensiero“. Il periodo va dal 1950 al 1973, un lungo periodo incredibilmente denso per la grande pensatrice, ormai stabilmente negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale: la riappacificazione con Martin Heidegger, il processo di Adolf Eichmann, “La Banalità del Male”, poco prima della morte, sopraggiunta nel 1975, a seguito di un attacco cardiaco.
Sabrina Mezzaqui ne ripercorre la vita, i pensieri, gli accadimenti, reinterpretando la scrittura tipografica e meccanica con la sua grafia, su fogli per la stampa degli atti giuridici ed amministrativi, «Carta leggera che fa rumore sfogliandola», spiega l’artista. «La prima fase del lavoro è un ricalco a matita delle pagine stampate, realizzato con la collaborazione del Tavolo di Lavoro di Marzabotto», continua Mezzaqui. «Poi la scrittura a matita viene ripassata con inchiostro blu notte in un’unica calligrafia. La copiatura permette una lettura approfondita, una dettatura del testo, a volte incomprensibile intellettualmente, ma che comunque dagli occhi attraversa il corpo fino alla mano, da pagina (letta) a pagina (scritta). Copia dal vero di pagine stampate. Meditazione sul processo di scrittura e di lettura. L’atto del leggere. La facoltà del pensare. Ripensare i pensieri, riflettere, alla ricerca della verità».
“I quaderni di Hannah Arendt” sono stati esposti in corso d’opera nel 2017 in “Lettura per voci e silenzio”, a cura di Elena Volpato, alla fiera FLAT di Torino (sei quaderni) e nel 2018 in “?War is over”, collettiva a cura di Angela Tecce e Maurizio Tarantino, al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna (12 quaderni). La mostra a Palazzo Borromeo sarà visitabile fino al 2 novembre, inviando un’ email a events@antonini.it per richiedere un appuntamento.
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