Gian Maria Tosatti, artista, Eugenio Viola, curatore, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, foto di Elena Andreato
La scorsa settimana, presso la sala Spadolini del Ministero della Cultura, è stato presentato il Padiglione Italia della prossima Biennale di Venezia, curato da Eugenio Viola, che ospiterĂ , per la prima volta nella storia, lâinstallazione di un unico artista, Gian Maria Tosatti. Intitolato âStoria della notte e destino delle cometeâ, lâintervento dellâartista italiano, classe 1980, ha una struttura simile ad un impianto teatrale, con una narrazione che si articola in un prologo e due atti, strizzando lâocchio ai grandi capisaldi del teatro contemporaneo, in primis la Tragedia Endogonidia in undici episodi, messa in scena dalla Societas Raffallo Sanzio in altrettante cittĂ diverse, dal 2002 al 2004. Un prologo, dedicato allâascesa e al successivo declino del âmiracolo italiano â degli anni Sessanta, precede il Sogno della notte, quella teoria di capannoni industriali che costella il paesaggio della Penisola da Ragusa a Cremona, evocato dalle pagine di La Dismissione, testo scritto da Ermanno Rea nel 2002, per raccontare un paese che ha tradito se stesso a causa del miraggio di uno sviluppo industriale mai avvenuto del tutto. La seconda parte del padiglione, Il destino delle comete, racconta della vendetta della natura violentata, attraverso unâimmagine inquietante, ispirata alla vicenda astronomica delle comete, destinate a vagare nel cosmo fino a spegnersi lentamente come candele. La visione finale si trasforma in una possibile epifania, una sorta di messaggio di speranza dopo un percorso esperienziale ispirato da testi di autori come Andrea Zanzotto, Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Pier Paolo Pasolini e Roberto Saviano.
Azzardare una previsione sullâesito del padiglione non è possibile, ma è assai probabile che la personalitĂ di Gian Maria Tosatti avrĂ delle importanti conseguenze sulla percezione generalizzata della figura dellâartista visivo nel nostro Paese, visto fino ad oggi come un personaggio alternativo, marginale, addirittura folle: non è un caso che allâinterno di una mostra collettiva appena aperta al chiostro del Bramante, intitolata âCrazyâ, venga presentata unâopera di Lucio Fontana, che di folle non aveva davvero nulla.
A a differenza della Germania, dove lâartista è considerato un intellettuale, o negli Stati Uniti, dove ha spesso un ruolo sociale, in Italia lâartista è per definizione fuori dal mondo reale, personaggio bohemien fuori dalla societĂ , in quanto incapace di accettarne le regole. Ben diverso il caso di Tosatti, che ha giĂ guadagnato una visibilitĂ mediatica senza precedenti, proponendo un progetto che affronta la realtĂ e le sue problematiche in maniera diretta e senza filtri, rivolgendosi non al mondo dellâarte ma al grande pubblico, con unâopera costruita come una macchina visiva esperienziale, âdove le criticitĂ del presente sono utilizzate in chiave propedeutica per affrontare le sfide del futuroâ spiega Eugenio Viola. Tutto questo mentre ricopre la carica triennale di Direttore Artistico della Fondazione Quadriennale e ha appena pubblicato Esperienza e realtĂ , un saggio teorico sulla natura dellâopera dâarte.
CosĂŹ, per la prima volta da molti decenni, un artista incarna un modello di attivatore intellettuale, capace di produrre pensiero teorico ma anche efficaci âmacchine visiveâ, dialogare alla pari con il mondo politico e culturale, scrivere articoli su quotidiani e occupare un posto da protagonista nella societĂ allargata. Ma soprattutto, rimette al centro la figura dellâartista non come individuo singolo e autosufficiente, bensĂŹ in qualitĂ di team leader, capace di produrre progetti collettivi, in accordo e in sintonia con curatori, scrittori, imprenditori e storici dellâarte. E forse, in questo tempo complesso e difficile, è lâunica visione possibile.
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Grazie a Ludovico Pratesi che, con questo brillante articolo, rimette al suo giusto posto la figura dell'artista in Italia.