Il frontman dei Sigur Rós trasforma la Galleria Tanya Bonakdar di New York

La Tanya Bonakdar Gallery di New York apre i suoi spazi, dal 30 ottobre al 17 dicembre 2021, alla mostra Obsidian: la prima personale nella capitale dell’artista islandese Jónsi (Reykjavík, 1975), componente dal 1994 del gruppo post-rock Sigur Rós, nonché collaboratore con Alex Somers e il duo Dark Morph.

«La musica ha preso il sopravvento nella mia vita da venticinque anni; ora sto cercando di sperimentare un po’ di più e di espandermi, come è stato in questa galleria, nella quale ho avuto mesi a disposizione per controllare interamente un ambiente e modificarlo. È interessante realizzare qualcosa esattamente dove vuoi che sia», afferma l’artista.

Il desiderio di espansione verso nuovi campi di espressione conduce l’autore a voler inscenare la recente eruzione del vulcano Fagradalsfjall in Islanda, dopo un’inattività di migliaia di anni.

Non potendo tornare nella sua terra d’origine ad assistere al raro fenomeno, Jónsi lo “ricrea” evocandone la forza vitale attraverso la realizzazione di installazioni dalla personale percezione sensoriale. Lo spettatore si ritrova prima immerso nel buio, poi di fronte a una luce diffusa che s’intensifica gradualmente, diventando parte di un anello di woofer su montanti di metallo.

L’installazione è un richiamo all’attività vulcanica, sia dal punto di vista strutturale sia sonoro, generato da circa duecento altoparlanti direzionali che emettono toni bassi urlanti e che alludono anche al nuovo album di musica elettronica Obsidian, da cui l’opera prende il titolo. Solo due sono le creazioni che rimangono in silenzio, intitolate Hrafntinnublómstur, i cui frammenti di lame di ossidiana sono disposti a raggiera su un legno bruciato e spento.

L’ultimo senso coinvolto nel lavoro artistico è quello olfattivo, grazie a un pannello incorniciato da resina e schiuma, la cui essenza annerita sembrerebbe continuare a carbonizzarsi e a mescolarsi con il rumore circostante. Tale processo segue operazioni precise quali la coltivazione della muffa e il posizionamento della resina sopra di essa, definita dall’artista una “copertura fondamentale”, come avviene su un albero secolare.

Jónsi è, inoltre, un appassionato profumiere da circa dieci anni e dedica le sue competenze alla stanza Sólgos, in cui ci sono suoni forti ed effetti di luce stroboscopica nel mezzo di un profumo di ambra fossilizzata, associato all’odore dopo un temporale, anch’esso un fenomeno naturale e ingovernabile.

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