It’s hard noise, il nuovo spazio di Cremona riunisce le voci dalla Palestina

di - 31 Luglio 2025

Cosa può fare l’arte di fronte al rumore assordante di un conflitto? Può intrecciare voci, pratiche, immagini. Può aprire spazi comuni, attraversare confini, restituire umanità a storie spesso silenziate. A Cremona, It’s hard noise, nuovo spazio per la cultura contemporanea aperto a febbraio 2025, presenta EndlessHopeEndlessSky: un progetto che mette in dialogo a videoarte palestinese e la pratica artistica relazionale di Giovanni Gaggia, con l’obiettivo di costruire una «Rete di resistenza concreta per la Palestina oltre i confini fisici e geografici», spiegano gli organizzatori. La mostra rappresenta il tassello di un piano più ampio, che intende fare di It’s hard noise un punto di riferimento per la cittadinanza e la sperimentazione artistica multidisciplinare, un luogo da attraversare e far risuonare.

EndlessHopeEndlessSky, Veduta dell’installazione, It’s hard noise, Cremona, 2025

Il cielo come confine da forzare

Nato a partire dall’esperienza del CRAC di Cremona e del Centro Itard Lombardia, con il sostegno di realtà culturali come Visualcontainer, LAM di Orzinuovi, QU.EM e Casa Sponge, It’s hard noise vuole restituire il rumore del presente, il frastuono delle ingiustizie ma anche il fermento creativo che scaturisce dall’incontro tra linguaggi e discipline. Il programma del primo anno si concentrerà proprio su questa dimensione di confine, facendo della contaminazione il suo metodo. Per il primo appuntamento, a febbraio, erano state proposte la rassegna video PANORAMICA24//DIALOGHI SOSPESI, curata da VISUALCONTAINER Milano, con opere di artisti emergenti tra cui Isobel Blank, Alessandra Caccia, Matteo Campulla, Eleonora Cutini, Silvia De Gennaro, due installazioni realizzate dal LAM Laboratorio Marmellata, e una selezione di materiali di scena, fotografie e video proposta da QU.EM quintelemento NEXTEATRO.

Giovanni Gaggia, Come è il cielo in Palestina, 2025, particolare dell’opera

EndlessHopeEndlessSky nasce come estensione del progetto Oltre l’ultimo cielo di Casa Sponge, ispirato a un verso del poeta palestinese Mahmūd Darwīsh. Un verso che evoca il cielo come spazio di possibilità e tensione, dimensione senza frontiere, dove può sopravvivere anche la «Incurabile speranza» di chi resiste sotto le macerie. Su questa scia si innesta il lavoro di Giovanni Gaggia, che porta a Cremona un frammento della sua pratica artistica partecipativa e poetica, un ricamo collettivo, intimo e corale, pensato come messaggio tangibile di cura.

Giovanni Gaggia, Come è il cielo in Palestina, 2025, particolare dell’opera

La Palestina Animada

In parallelo, viene proposta la rassegna Palestina Animada, un progetto di videoanimazione che raccoglie i cortometraggi di registi e artiste internazionali e palestinesi, provenienti da Gaza, dalla Cisgiordania e dalla diaspora: Rami Abbas (Palestina-Madrid), Sheeren Abdelkarim (Gaza, Palestina), Amal Al Nakhala (Gaza, Palestina), Samira Badran (Spagna, Palestina), Rasmi Damo (Gaza, Palestina), Dana Durr (BirZeit, Palestina), Msallam Hdaib (Palestina, Russia), Khaled Jarada (Gaza, Palestina), Jana Kattan (Inghilterra), Haneen Koraz con Nour A-Jawad, Shorooq Darwish (Gaza, Palestina), Basel Naser – Al Masna (Ramallah, Palestina), Tariq Rimawi (Amman, Giordania), Ahmad Saleh (Amman, Giordania). Una costellazione di narrazioni per restituire, attraverso animazioni sperimentali e testimonianze poetiche, la complessità della vita sotto l’occupazione e il conflitto, sfuggendo alla rappresentazione pietistica per dare spazio a storie, memorie e relazioni.

Samira Badran – Memoria della Terra

«Una parte essenziale del nostro lavoro è l’inclusione degli organizzatori di base di Cabezon for Gaza e Rumbo a Gaza, in Spagna, che hanno contribuito a fondare il collettivo e a portare i film al pubblico. Collaboriamo anche con il festival di animazione Kaboom nei Paesi Bassi e Stoptrik in Slovenia. Palestina Animada è stato proiettato a Santander, Cabezón de la Sal, Málaga, Madrid, Lisbona, Mellionnec (Francia), Oslo, Sandefjord, Hvitsen Salong e altre città della Norvegia», raccontano dal collettivo.

Dana Durr – Mariam

«Vogliamo presentare i nostri film a un pubblico internazionale come un antidoto emotivo e artistico contro la morte e la distruzione dirette contro il popolo palestinese. Di fronte al genocidio continuo contro il popolo palestinese, abbiamo sentito la necessità di unirci per sostenerci reciprocamente come comunità artistica, creando legami più forti tra di noi e contribuendo a portare i nostri film a un pubblico più ampio: raccontando storie sulla Palestina. L’obiettivo del nostro gruppo è mostrare diverse espressioni dell’arte animata fatta in Palestina e sulla Palestina».

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