L’ultima mostra di Fondazione Trussardi è un’enciclopedia artistica dell’occulto

di - 2 Novembre 2025

Ci sono cose che vediamo, altre che percepiamo, altre ancora che vivono in una dimensione liminale di penombra e incoscienza. Esistono luoghi del visibile che si sovrappongono a geografie dell’invisibile, generando e contaminando pensieri e ombre. Con Fata Morgana: memorie dall’invisibile, la Fondazione Nicola Trussardi torna a lasciare un segno nel tessuto culturale milanese, questa volta non con una installazione site specific disseminata per la città ma con una mostra di stampo enciclopedico ispirata alla storia del suo luogo: Palazzo Morando. Curata da Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini, l’esposizione costruisce un viaggio nell’occulto, nell’invisibile e nel suo riflesso sulla storia dell’arte, dal XIX secolo fino ad oggi.

Man Ray, Groupe Surréaliste (Séance d’écriture automatique), 1924-1980. Photograph, new print. Printed by Pierre Gassmann, 17 x 22 cm, Collezione privata. Courtesy Gió Marconi, Milan. SIAE 2025

Il titolo rimanda alla fata, alla maga ambigua e polimorfa. È un’immagine che si adagia su un progetto che vive sulla soglia tra reale e immaginario, tra conoscenza e credenza. A fare da nume tutelare è la figura della contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, collezionista di testi esoterici e padrona di casa del palazzo, che diventa qui un’eco discreta ma fondamentale: il suo spirito aleggia tra le sale, come a ricordare che l’arte nasce spesso da un dialogo con l’invisibile.

Fata Morgana: memorie dall’invisibile [Fata Morgana: Memories of the Invisible], 2025. Installation view of the exhibition conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi for Palazzo Morando | Costume Moda Immagine curated by Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum, and Marta Papini. Courtesy Fondazione Nicola Trussardi. Ph Marco De Scalzi
Il percorso, che raccoglie più di duecento opere, è pensato come un atlante dell’invisibile articolato in otto sezioni. Ma più che un itinerario museale, Fata Morgana appare come un rito di passaggio. Ogni stanza è una soglia, ogni opera un varco: dalle prime sperimentazioni di Georgiana Houghton e Annie Besant alle astrazioni mistiche di Emma Kunz, fino ai diagrammi cosmici di Hilma af Klint, presentata con un corpus di sedici tele inedite per l’Italia, che costituiscono il cuore pulsante della mostra.

Attorno a lei, un pantheon di presenze si manifesta: le fotografie spiritiche di Eusapia Palladino, i film rituali di Maya Deren e Kenneth Anger, le visioni surreali di Man Ray e Lee Miller, le architetture simboliche di Augustin Lesage e Fleury-Joseph Crépin. Tutto concorre a disegnare una contro-storia dell’arte, dove il femminile, il marginale e l’irrazionale smettono di essere appendici e tornano a occupare il centro della scena.

Hilma af Klint, Primordial Chaos, The WU/Rose Series, Group 1, 1906-1907, Oil on canvas, 53 x 37 cm, HaK017. By courtesy of the Hilma af Klint Foundation. Photo: The Moderna Museet, Stockholm, Sweden

Nel dialogo con le artiste contemporanee, da Chiara Fumai a Carol Rama, da Judy Chicago a Kerstin Brätsch, la mostra spinge l’interrogazione sul corpo e sul presente. Eppure Fata Morgana non sfugge a una tensione irrisolta: quella tra la densità storica del tema e il suo inevitabile rischio di spettacolarizzazione. L’invisibile qui prende corpo in un eccesso di visibilità; il museo diventa tempio, ma anche teatro. Si esce sopraffatti, dove l’enciclopedismo talvolta sacrifica il silenzio e lo spazio per l’esperienza intima. E tuttavia, proprio in questo cortocircuito tra scienza e mistero, fede e performance, si annida la domanda più urgente: può l’arte fornire l’accesso a qualcosa che sfugge alla visione?

Fata Morgana: memorie dall’invisibile [Fata Morgana: Memories of the Invisible], 2025. Installation view of the exhibition conceived and produced by the Fondazione Nicola Trussardi for Palazzo Morando | Costume Moda Immagine curated by Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum, and Marta Papini. Courtesy Fondazione Nicola Trussardi. Ph Marco De Scalzi
Fata Morgana non offre risposte definitive, ma nel suo oscillare tra cronaca e incanto, tra documento e visione, restituisce all’arte una dimensione di rischio, quella di non sapere cosa stiamo davvero vedendo. E forse proprio qui risiede la sua magia, il miraggio, una possibilità. La mostra è visitabile fino al 4 gennaio 2026.

Diego Marcon, La Gola, 2024 [Still], digital video transferred from 35mm film, CGI animation, color, sound, Duration: 22 min 22 sec. © Diego Marcon. Courtesy the Artist; Sadie Coles HQ, London; Galerie Buchholz, Berlin/Cologne/New York; Kunstverein Hamburg; Kunsthalle Wien; and Centre d’Art Contemporain Genève for BIM ’24

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