Per Barclay, Abisso, Teatro di Corte, Reggia di Caserta, veduta dell'installazione, 2025, ph. Marco Ferraro
«Se tu guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te». La celebre affermazione di Nietzsche, tanto limpida nella sua struttura sintattica quanto perfetta nella resa formale, quasi ottica, simile a un riflesso, viene spesso evocata come monito rivolto all’individuo. Eppure, applicata ai luoghi, acquista una risonanza ulteriore. È questa la cifra poetica di Per Barclay, artista norvegese celebre per le sue installazioni liquide e perturbanti, in cui l’architettura si rifrange e si perde in un doppio speculare, sospendendo le griglie del tempo e le leggi di gravità. Nei suoi interventi site specific, estesi “a macchia d’olio”, lo spazio diventa una superficie psichica e multidimensionale, luogo di apparizione e abisso.
Così, anche il Teatro di Corte della Reggia di Caserta con il suo carico di storia, le sue decorazioni barocche e le colonne in alabastro, gli affreschi mitologici e le proporzioni armoniche, si trasforma in una camera oscura e senza confini, nello spettro di una messa in scena rovesciata e silenziosa, dove l’occhio dello spettatore si confonde con quello del luogo stesso. È questo l’Abisso in cui Barclay ci conduce con la sua nuova opera, visitabile fino al 20 luglio 2025. A cura di Marina Guida e organizzata in collaborazione con la Galleria Giorgio Persano di Torino, il progetto è stato selezionato dal Comitato scientifico del museo attraverso il bando di valorizzazione partecipata della Reggia di Caserta, uno strumento che apre il sito reale a nuove forme di progettazione e sperimentazione artistica.
«Il bando per la valorizzazione partecipata – ha dichiarato Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta – ha aperto nuove possibilità di collaborazione e reso concreti progetti ambiziosi, capaci di arricchire la produzione culturale del nostro museo. L’installazione site specific di Per Barclay, con il suo ipnotico gioco di riflessi e prospettive, accenderà nuove suggestioni nell’atmosfera rarefatta del Teatro di Corte, luogo di meraviglia e contemplazione, oggi purtroppo non ancora utilizzabile per attività di pubblico spettacolo. In attesa di completare l’intervento che restituirà piena funzionalità a questo straordinario spazio, Barclay ne cristallizzerà, in chiave visionaria, la bellezza, proiettandola nel tempo anche attraverso il linguaggio artistico della fotografia».
Il teatro, luogo deputato alla rappresentazione, diventa esso stesso scena e abisso, senza attori né pubblico, solo presenza muta. L’identità si sdoppia, si confonde, si dissolve. Il fluido nero, denso e specchiante, sommerge il pavimento e restituisce una visione duplicata del teatro, rendendolo al tempo stesso più sontuoso e più inaccessibile, come un miraggio o una rovina lucente. La materia liquida, simile all’oro nero che ha segnato il destino dell’umanità, assume una valenza ambigua: attrazione e perdita, minaccia e condanna.
«La sontuosa architettura del Teatro della Reggia, emblema di potere e prestigio, viene trasfigurata dal nero lucido del fluido. I dettagli ornamentali e il fasto decorativo si perdono e riemergono sotto nuove angolazioni, come in una visione onirica e disorientante», ha spiegato Marina Guida. «Barclay induce una riflessione critica sull’apparenza e sull’effimero, trasformando lo spazio in una soglia tra il reale e l’irreale. In questo contesto, il petrolio non solo modifica la percezione fisica, ma coinvolge lo spettatore in un’esperienza ambivalente, in cui bellezza e inquietudine si fondono: ora è lo stesso osservatore ad essere in scena».
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